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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Vita, morte e resurrezione di Jim Caviezel, messia dei complottisti

Dopo la Passione di Cristo, tutti si sono dimenticati di lui per vent'anni. Ora è tornato, portavoce della destra americana e protagonista di uno dei film di maggior successo dell'estate americana: Sound of Freedom, manifesto complottista.

27 Luglio 2023

Non è il momento migliore per gli statunitensi dotati di buon senso e coscienza politica. L’anno prossimo si vota e c’è il rischio per gli elettori di trovarsi a scegliere tra due candidati che insieme sommano centosessant’anni. Joe Biden ci riproverà: ha governato con politiche più a sinistra di Obama, vero, ma sta per compiere ottantuno anni e a volte si sentono tutti, per esempio quando legge dal gobbo elettronico «fine della citazione, ripeti l’ultima riga» durante un discorso o inciampa sul palco nel corso di una cerimonia. La concorrenza nel Partito democratico, però, al momento latita e la carriera della sua vice Kamala Harris è stagnante. Il presidente ha buone chance. Donald Trump, bè… è Trump, una figura pubblica che potremmo schernire se solo non fosse così infestante. Ha intossicato il Partito repubblicano a tal punto che un gruppo di fedeli adoratori potrebbe regalargli un secondo valzer, con le conseguenze che si possono immaginare, e altre più sorprendenti. Per esempio, zitto zitto, nascosto dalle fanfare di Barbie e Oppenheimer, sta sorprendentemente diventando un culto tra gli elettori trumpiani il film Sound of Freedom. Un fenomeno inaspettato. Terzo per spettatori al cinema negli Stati Uniti nell’ultima settimana, si avvicina ai centocinquanta milioni di incasso a fronte di poco più di dieci di spesa. Ma che c’entra Donald Trump?

Prima qualche informazione sul film. Sound of Freedom è ispirato alla vita di Tim Ballard, ex funzionario governativo, un passato misterioso, devoto di Gesù Cristo. Ballard ha fondato nel 2013 Operation Undergound Railroad. Our è una Ong che si occupa di salvare le vittime dei trafficanti di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Un intento nobile, se non fosse che Our è stata oggetto negli anni di parecchie inchieste giornalistiche che denunciano irregolarità, lati oscuri e bugie da fanfarone. Ballard, fisico di uno cresciuto a bistecche e taglio di capelli da marine, invece di chiarire ha scelto di gridare al complotto e flirtare con le correnti più sgangherate della nuova destra repubblicana, tendenza QAnon: i presunti esperimenti sui bambini negli scantinati delle pizzerie, velate accuse alla Disney di essere in combutta con una gang internazionale di pedofili, altre paranoie varie. Qui si inserisce Donald Trump: lui e Ballard si conoscono, con la mediazione di Ivanka, e si piacciono, Ballard fa campagna per il muro al confine con il Messico e ottiene un ruolo istituzionale come consulente per l’amministrazione Trump.

Questo gli ha regalato una certa popolarità, un certo potere e di riflesso proposte, accettate, per comprare i diritti cinematografici della sua storia. Le riprese del suo biopic Sound of Freedom sono iniziate cinque anni fa. Dopo una serie di ritardi, il film è uscito in America il 4 luglio di quest’anno, senza grandi campagne promozionali. Il regista è Alejandro Monteverde, alla terza opera in diciassette anni di carriera. Eppure, il boom: gli spettatori di Fox News si mobilitano, e il film incassa più dell’ultimo Indiana Jones nella seconda settimana di uscita. Sound of Freedom diventa per gli elettori di Trump, soprattutto bianchi e anziani, quello che Nanni Moretti è per gli elettori del Partito democratico. La trama si concentra su un salvataggio di bambini in Colombia. Non ci sono riferimenti diretti alle teorie di QAnon, ma per gli spettatori basta qualche occhiolino qua e là. Alludere che gli avversari politici siano forse pedofili, del resto, non è una novità, come ci ricordano gli adesivi ancora sparsi per le città dove si invita il Pd a “Parlarci di Bibbiano”.

Ma torniamo a Sound of Freedom. Chi ti riappare come attore principale, nel ruolo di Tim Ballard? Jim Caviezel, il dimenticato Gesù della Passione di Cristo di Mel Gibson. L’ultimo e l’unico ruolo da protagonista in un film di successo della sua carriera. Altri momenti notevoli dal suo curriculum: una parte nella Sottile linea rossa, e una commedia romantica con Jennifer Lopez. Molto credente, allergico alle scene di sesso, Jim Caviezel ha dichiarato: «Ho dedicato la mia carriera a Gesù, è lui che sceglie i ruoli per me. Ho iniziato a recitare grazie a Lui: ero seduto al cinema, al college, con una palla da basket nella sedia di fianco alla mia, e ho sentito la voce di Dio dirmi: vorrei che tu diventassi un attore». Purtroppo, l’intervistatore non gli ha chiesto che film stesse guardando. Caviezel crede anche nelle coincidenze: non si stanca mai di ripetere che ha recitato nella Passione di Cristo a trentatré anni e di sottolineare che le sue iniziali, JC, sono le stesse del figlio di Dio.

L’abbiamo visto pallido e sofferente, sputare sangue in aramaico, morire crocefisso. Dopo la Passione, però, la sua buona stella lo abbandona e viene messo in disparte. La carriera deraglia, giusto un ruolo negli anni Dieci in una serie tv (Person of Interest) e qualche parte di contorno in film minori. La vita privata va anche peggio: viene operato a cuore aperto e risente di vari acciacchi, molti dei quali eredità di stravizi sul set del film di Mel Gibson. È stanco, messo in disparte. Finché Tim Ballard, durante una riunione con i produttori, fa il suo nome. Chi meglio di Gesù per recitare la sua parte? E poi Caviezel è un vero credente, lo sanno tutti, l’uomo giusto per raccontare questa storia. Ottiene il ruolo di protagonista in Sound of Freedom, tornano gli intervistatori. E lì si capisce, forse, perché hanno smesso di invitarlo alle feste di Hollywood: ai giornalisti Jim si presenta come l’uomo che crede a tutte le teorie cospirazioniste, anche le più clamorose, quelle che spiegano come i Democratici rubino il sangue ai bambini per sintetizzare l’adrenocromo, una presunta droga stimolante.

Queste uscite sconnesse hanno reso Caviezel di nuovo popolare, dopo vent’anni di oblio. È diventato uno pseudointellettuale di riferimento per quella porzione di destra repubblicana composta da sciroccati nostalgici dell’assalto a Capitol Hill. Una reputazione che Caviezel si è costruito con interviste su YouTube a predicatori evangelici e chiacchierate sul podcast di Steve Bannon. Forse Caviezel è anche un po’ strumentalizzato quando viene definito (in un video con cinque milioni di visualizzazioni) un beniamino del popolo nella rivolta contro l’élite di Hollywood, che nel frattempo sciopera per i diritti dei lavoratori. A giudicare dal trailer, Sound of Freedom sembra un thriller da quattro soldi, recitato malissimo e con una fotografia deprimente. Per ora non è prevista un’uscita ufficiale in Italia, ma oggi è arrivata la notizia che il successo riscosso dal film negli Stati Uniti ha convinto la produzione a distribuirlo anche all’estero: già certo l’arrivo nel Regno Unito, in Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Messico, Argentina, Colombia, Venezuela e Spagna. Speriamo che a nessun distributore italiano vengano strane idee.

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