Hype ↓
13:41 domenica 11 gennaio 2026
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.

L’Isola delle Rose non fu una storia idealista

Il film di Sydney Sibilia diverte, ma non mostra le contraddizioni dell’ingegner Rosa, che avevamo incontrato alcuni anni fa.

11 Dicembre 2020

Che una straordinaria avventura anarchica e libertaria come quella dell’Isola delle Rose venga trasformata in film già di culto nell’Italia più populista degli ultimi 30 anni è una gran bella ironia. Dico straordinaria in quanto fuori dalla normalità, perché fu una storia con le sue luci e le sue ombre, controversa, come si dice solitamente, che non merita forse di essere romanticizzata come una favola. E forse una delle pecche nel resoconto di Sydney Sibilia, pecca evidentemente di impronta veltroniana, è proprio il tentativo di sorvolare sulla complessità di Giorgio Rosa, e di trasformare la sua sfacciata provocazione in un’impresa idealista.

Conobbi l’ingegner Rosa un pomeriggio del 2011, nella sua casa di Bologna, una villa a due piani nelle vie silenziose vicino ai Giardini Margherita, fuori dal centro storico. Aveva, allora, 87 anni. Ero lì per curiosità: avevo conosciuto la sua storia, e gli avevo domandato un colloquio. Lo trovai vestito in abito e cravatta, che mi aspettava a capotavola nella sala da pranzo. Era un uomo imponente. Era divertente assistere al teatro, immaginai abituale, messo in scena con la moglie Gabriella, cioè Matilda De Angelis nel film di Sibilia. Lei dirigeva la conversazione: era, come si vede nel film, decisa, brillante, sarcastica. Giorgio, invece, ancora si agitava sulla sedia a ricordare gli inizi dell’idea, rideva, arrossiva, vulcanico e poco razionale. Lei lo rimproverava: «Giorgio ci sono ospiti, mettiti un po’ a posto». Poi: «Guarda che pancia che ti è venuta».

La decisione – spietata – del governo Leone e del suo ministro dell’Interno Franco Restivo di distruggere l’esperimento di indipendenza di Rosa è mostrato, nel film, come un atto esclusivamente governativo, ma fu incalzato da interrogazioni sia missine che comuniste. Fu un processo lungo, in cui l’Italia mostrò i muscoli prima ancora con un blocco navale. Ci scherzava, Rosa, su quella sua capacità unica di aver unito democristiani e comunisti.

«L’indipendenza», raccontò, «fu una scelta completamente naturale: c’era la possibilità di poter avere il carburante senza gli oneri del governo. Puntavamo sul turismo, l’Isola doveva essere una zona franca». Quindi sì, un Peter Thiel emiliano, più libertario che anarchico, convintamente anti-tasse. Fu pure repubblichino, quando aveva 18 anni, per un brevissimo periodo. Ma è uno sforzo che in Italia si fa molto poco, quello di assaporare il gusto di una storia senza incasellare i protagonisti tra nemici oppure amici, e anche per questo, credo, la storia dell’Isola delle Rose fu dimenticata a lungo: è sempre più facile dipingere i pirati come fuorilegge romantici, piuttosto che guardarli onestamente.

L’ingegnere riassumeva il lungo strascico burocratico che portò alla distruzione dell’Isola con una frase caustica: «Me l’affondarono i preti!», suscitando i rimproveri della moglie, più diplomatica: Giorgio, non puoi dire tutto quello che ti passa per la testa. Ma è proprio questa audacia di fare tutto quello che nel corso di diversi mesi gli passò per la testa, mi sembra, che definì la straordinarietà di quell’avventura dall’inizio alla fine.

Dopo il 1969, il sogno era finito. Non volle più costruire nessuna isola, anche perché di soldi ne bruciò moltissimi («ho dovuto pagare tutto io, anche la demolizione»), ma era evidente che il cruccio non si sarebbe mai rimarginato del tutto. È questo l’ambito della storia in cui più ti senti di sederti dalla sua parte, ed è, purtroppo, anche la parte più politica che il film evita di prendere di petto. L’affondamento della piattaforma, spiegava Rosa, era in tutto e per tutto un atto di guerra offensiva, e quindi un’azione incostituzionale. «L’unica guerra vinta dall’Italia!», raccontava lui ridendo, «abbiamo fatto figure da cioccolatai in Albania, in Grecia, però con me ce l’hanno fatta».

Al termine di quel pomeriggio mi regalò un set di francobolli: mostravano la cartina dell’Italia e del Mare Adriatico, con un ingrandimento dell’Isola. A coprire l’illustrazione, la scritta: “Itala okupado”. Ci faccio sempre una bella figura, con gli ospiti a casa. Non fu però l’ultima serie prodotta. Quella la stampò dopo l’affondamento, e rinunciò all’esperanto per scrivere in latino: «Hostium rabies diruit opus non ideam», la violenza dei nemici ha distrutto l’opera, non l’idea. Quella rimase fino alla fine. Ragionò, a fine pomeriggio, in un modo sorprendentemente religioso. «C’è una domanda che mi faccio spesso: perché sono nato? E cosa lascerò dopo?». Disse, pacato: «Tra duecento anni non ci sarà più nessuna traccia di me». Voleva costruire un mausoleo, forse, e non solo una sfida allo Stato, un monumento, un’estensione della memoria. Non ha funzionato del tutto, ma nemmeno si può dire che abbia fallito.

Articoli Suggeriti
Il più ambizioso scrittore europeo di cui non avete mai sentito parlare

È morto nel 1986, si chiamava Hubert Fichte e scriveva libri inclassificabili a metà tra poesia, giornalismo e antropologia. Di suo è da poco uscito in Italia Resoconto di una ricerca.

Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga

Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.

Leggi anche ↓
Il più ambizioso scrittore europeo di cui non avete mai sentito parlare

È morto nel 1986, si chiamava Hubert Fichte e scriveva libri inclassificabili a metà tra poesia, giornalismo e antropologia. Di suo è da poco uscito in Italia Resoconto di una ricerca.

Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga

Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.

L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online

Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.

Vedere Sirat è come partecipare al più sconvolgente dei rave party

Il film di Oliver Laxe, distribuito in Italia da Mubi, è un'esperienza difficile da spiegare a chi non l'ha vissuta: suoni, immagini e narrazione sono tutti pezzi di un viaggio fino all'estremo confine dell'essere umano.

Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.