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09:24 domenica 14 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Instagram Afghanistan

Nelle Stories di molti influencer si succedono aperitivi al mare e aggiornamenti sui Talebani: l'informazione che passa dai social ha oggi un effetto straniante.

20 Agosto 2021

In questi giorni ho ripensato con tenerezza a quella formula quasi obbligatoria dei vecchi telegiornali: “Voltiamo decisamente pagina” o anche “Ma ora cambiamo argomento” che il giornalista-conduttore doveva piazzare quando era costretto a passare dal racconto di una tragedia a una notizia di tono diverso. Per esempio, dopo aver parlato di un terremoto con decine di vittime e prima di parlare di un’ondata di caldo intensa. C’era talmente forte il timore che il cambio di tono troppo repentino sconvolgesse lo spettatore che, a volte, si mettevano delle notizie cuscinetto in scaletta proprio per evitare che la tragedia e il dolore cozzassero con i piccoli fastidi della vita quotidiana che, tutto sommato, scorreva tranquilla con i soliti partiti a scannarsi per qualcosa. Ci sembrava ingiusto e forse aveva a che fare con l’idea religiosa che il lutto necessitasse di tempo. Chissà. 

Fatto sta che ci ripensavo con tenerezza quando ho cominciato a seguire il racconto della presa del potere dei Talebani attraverso Instagram. E ho visto influencer da migliaia di follower che pubblicano storie e foto alternate in modo tale che appaiono sequenze di questo tipo: donna afghana che piange, aeroporto di Kabul strapieno, caletta, Mojito, afghani appesi al carrello dell’aereo che cadono dal cielo, ombrellone, miliziani, ragazza di Steve McCurry, Bin Laden, culo, gamberoni, zuppa di pesce, Herat, militari, Mullah Omar, Talebani in palestra e all’autoscontro, figlio del Mullah Omar, donne rapite come bottino di guerra, mare cristallino, spiaggia, sabbia, deserto, pomodori pachino, papaveri da oppio, burqa, giornalista velata, giornalista meno velata, costumi da bagno, corpi coperti, corpi nudi. E, per carità, perfino il narcisismo sarà motivato da buonafede, però non si prende mai in considerazione quanto questo racconto straniante finisca per appiattire ogni cosa. 

È vero, è una tendenza in atto già da tempo con le timeline che se ne fregano di avvisarci che stanno per cambiare argomento, ma le storie di Instagram hanno accelerato al massimo questo aspetto. Ciò che, però, mi stupisce è che siccome nel racconto di ogni influencer, ma pure di ogni utente che voglia farsi rispettare, non manca ormai una minuziosa analisi semiotica dei più piccoli particolari di una vicenda – non mi fido di quel quotidiano perché nel 2012 aveva scritto così, sì però ricordatevi che nel 1974 quel Presidente americano disse la tal cosa, ragazzi tenete presente che l’interpretazione della Sharia non è unanime oppure voglio ricordarvi che questo è ancora il meccanismo del White Savior, che saranno tutte cose sacrosante, si dirà – ma perché allora persone così attente ai segni, ai segnali nascosti, ai codici e ai canali non prendono in considerazione il fatto che vedere come prendono il sole mentre parlano di Afghanistan anestetizzi tutto il racconto del dramma altrui? Chiaro, quest’utilizzo risponde al comandamento di avvicinare il protagonista all’utente (facendogli conquistare qualche follower) e di fargli vivere la rappresentazione della sua vita, ma allontanerà anche il dramma altrui trasformandolo nell’ennesimo argomento su cui avere un’opinione, giusto prima del tuffo. Non una tragedia epocale, ma il dibattito di giornata. Domani ne arriverà un altro. E ci troverete sempre qui, pronti e pronte a vendere noi, le nostre opinioni, le nostre vacanze. 

Oltretutto, proprio una di queste polemiche sterili ha in questi giorni come protagonista il ministro Di Maio accusato di non essere alla Farnesina, ma in vacanza, e di essere stato fotografato o aver postato qualche foto di troppo mentre la situazione in Afghanistan precipitava. D’accordo, il Ministro ha decisamente più responsabilità di qualunque influencer e quindi non si può accusare di ipocrisia chi dalla vacanza dice al Ministro che è in vacanza. Però cosa chiediamo a Di Maio? Di occuparsi della vicenda o di non essere in vacanza? Io ho l’impressione che l’accusa principale sia proprio quella di non mostrarsi in un certo modo, mentre altre cose succedono e farci capire che sta lavorando anche con un contegno diverso. Non basta all’opinione pubblica che si impegni in un certo modo anche dal mare, non vogliono vedere che stia in spiaggia a fare selfie. Ciò significa, in buona sostanza , che i contesti esistono ancora, seppure meno ipocriti – grazie a Dio – di una volta. Ecco, come lo chiediamo a chi governa, chiediamo lo stesso anche a chi vuole informare. 

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