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01:34 sabato 28 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

L’effetto della terza persona spiega perché la gente non si vaccina per l’influenza

14 Febbraio 2017

Ogni anno si vaccina per l’influenza meno del 15 per cento degli italiani (gli ultimi dati di Assosalute sono del 2016 e riferivano di un tasso di vaccinazione del 14,7 per cento tra gli uomini e del 13,4 fra le donne), mentre negli Stati Uniti la percentuale è molto più alta, ma non supera il 40 per cento. Dati i costi diretti e indiretti, tra farmaci da acquistare e assenza del lavoro, nonché la seccatura di stare a casa con il mal di gola e i dolori muscolari, resta da chiedersi perché la gente non si vaccina. Uno studio recente pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Health Communication offre una spiegazione interessante: il problema sta in un fenomeno noto in sociologia come “third person effect”, o effetto della terza persona, ossia la tendenza umana a opporre resistenza alle campagne di informazione, inclusa quelle sui vaccini.

Hyunmin Lee, un ricercatore del dipartimento di comunicazione dell’università Drexel, a Filadelfia, ha condotto un esperimento su un campione di volontari, facendogli guardare video della campagna per la vaccinazione realizzata dalle autorità americane nel 2009, in occasione della pandemia di influenza suina. I risultati, pubblicati in un paper intitolato “Third-Person Effect and Pandemic Flu”, dimostrano che la maggior parte dei partecipanti non si riteneva incentivata a vaccinarsi, nonostante l’esplicito invito delle autorità, ma in compenso era convinta che la campagna avrebbe avuto effetto sugli altri. In altre parole, scattava una reazione per cui chi guardava il video pro-vaccini si sentiva “troppo intelligente” per dare retta alla campagna, e pensava che gli altri, presumibilmente più stupidi di lui, si sarebbero fatti influenzare.

Come ha riassunto Cari Romm su “Science of Us”, il blog del magazine New York, «la ragione per cui così tanta gente non si vaccina per l’influenza riguarda il “third-person effect”, pensiamo tutti di essere troppo intelligenti per farci influenzare da campagne pensate apposta per manipolare il nostro comportamento, dunque le autorità sanitarie possono predicare quanto vogliono sulla prevenzione dell’influenza, tanto noi continueremo a ignorare il loro messaggio». Sebbene il primo a coniare il termine sia stato il sociologo Phillips Davison negli anni Ottanta, il “third-person effect” come effetto era già noto durante la Seconda guerra mondiale, quando le truppe americane si accorsero che alcuni materiali propagandistici avevano un effetto diametralmente opposto a quello desiderato.

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