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Il segreto di Liberato non è soltanto un documentario musicale

Abbiamo intervistato Francesco Lettieri per farci raccontare il film sul musicista napoletano, che esce oggi, 9 maggio, al cinema.

09 Maggio 2024

Oggi esce al cinema, è il 9 maggio del resto, il documentario Il segreto di Liberato, dedicato all’omonimo e anonimo cantautore napoletano, e accompagnato da un nuovo singolo, “Lucia (Stay With Me)”, che fa parte della colonna sonora del film. Non è un prodotto agiografico riservato alla cricca dei fan più impallinati: Il segreto di Liberato è un po’ film d’animazione sui battesimi sentimentali e musicali di Liberato e in parte racconto a più voci sulla sua carriera, con frammenti del diario di viaggio del tour europeo dell’anno scorso. Sono passati sette anni dall’uscita di “Nove maggio, il suo primo singolo, e ancora non c’è la risposta alla domanda più ovvia: chi è Liberato? Boh. Intanto lui si gode il successo, si esibisce al Maradona durante la festa scudetto del Napoli e rimane uno sconosciuto qualsiasi quando fa la spesa o beve una birretta al bar, immune alle richieste di selfie. Il segreto di Liberato è diretto da Francesco Lettieri, Giorgio Testi, Giuseppe Squillaci e Lorenzo Ceccotti, come spesso accade con Liberato è un prodotto corale. Abbiamo intervistato pochi giorni fa al telefono Francesco Lettieri, regista e sodale di Liberato da quando il musicista lo contattò con un messaggio brusco in caps lock a fine 2016 per chiedergli di girare un videoclip del file audio allegato, il master di “Nove maggio, che oggi ha ventotto milioni di visualizzazioni su YouTube mentre Lettieri è diventato uno dei principali registi italiani di video musicali, con più di cinquanta lavori nel curriculum, e ha firmato quattro lungometraggi. Risponde da Napoli alle sette di sera.

Complimenti per il film, mi sono commosso a un certo punto.
Grazie. Non so quale versione hai visto, la versione definitiva l’abbiamo chiusa stamattina, quindi sicuramente non hai potuto vederla.

Ah, l’avete finito stamattina? Proprio last minute!
Sì, sono appena tornato a casa.

Ma era preventivato questo ritardo o avete bucato diverse deadline?
Ehm… in realtà no, non era preventivato, ma come spesso accade poi per una serie di questioni… in questo caso è tutto dipeso dall’animazione, che ha tempi folli. I disegnatori hanno lavorato anche il 25 aprile e l’1 maggio, hanno finito l’altro ieri alle sei del mattino e alle nove stavano già in sala proiezione a vedere il film. Però, insomma, oggi l’abbiamo finito, domani lo spediamo nelle sale e dovrebbe arrivare al cinema in tempo.

Ho letto che i disegnatori hanno iniziato il lavoro a dicembre, tempi strettissimi…
Sì, anche se in realtà non è così strano, perché l’animazione ha tempi folli. Poi dipende chiaramente da quante persone lavorano in contemporanea a un progetto, in questo caso penso fossero almeno una settantina, in sei mesi hanno fatto mezz’ora di film con tecniche anche non eccessivamente elaborate. È veramente un mondo a parte, quello dell’animazione.

Sei carico per l’uscita, sei contento del risultato?
Sono curioso, anche perché oggi appunto abbiamo visto per la prima volta il film concluso, con musiche, animazione, eccetera. Proprio oggi dicevo a pranzo come è facile per me giudicare il film di un altro, in cinque secondi già so se mi piace o se mi fa schifo, e quanto invece è difficile capire una cosa propria, se ti piace o meno, se è bella o brutta, se funziona o no. Quindi sono curioso di vedere quale sarà la risposta, perché è un film che unisce un sacco di cose. È contemporaneamente un documentario e un film di animazione, poi ci sono i live, tante cose messe insieme, ancora non riesco a avere uno sguardo organico.

Prevedete anche una distribuzione in streaming?
Forse c’è qualcosa, ma niente di ufficiale. Però l’uscita al cinema è in stile classico, nel senso che sta in sala per una settimana e poi se andrà bene si spera di continuare. Non è un’uscita evento.

Com’è nata l’idea?
Erano già arrivate proposte di ogni genere, dal libro autobiografico al documentario. Soprattutto all’inizio, ma anche negli ultimi due o tre anni sono arrivate quattro o cinque offerte per fare un documentario su Liberato. Lui ha sempre rifiutato. C’era questa cosa dell’animazione che premeva soprattutto a lui, aveva provato già a fare qualcosa del genere ma non c’era riuscito, quindi quando ci è arrivata questa offerta abbiamo rilanciato chiedendo di inserire la parte di animazione, di raccontare la storia di Liberato con il linguaggio dei manga giapponesi. Ci hanno detto sì, e da lì è partito tutto.

Ma la storia della gavetta di Liberato raccontata nel film è vera? Perché se è vera, il povero fidanzato di Tokyo si spara.
Vabbè ma ormai si sono lasciati, è una storia vecchia…

Io ho già googlato “fumettista napoletana Comicon 2015”, ma secondo me è solo l’ennesimo MacGuffin del progetto Liberato. Insomma, è vera o no la storia raccontata nel film?
Ci sono dei pezzi di storia veri e dei pezzi di storia di finzione, come in tutti i film. Si incastrano episodi biografici per raccontare qualcosa che narrativamente possa funzionare. Abbiamo cambiato qualche nome, lasciando qualche indizio qua e là, ma i passaggi chiave sono veri, il succo è quello: la storia di un ragazzo talentuosissimo che è dovuto andare fuori per trovare la sua strada, prima di tornare a Napoli e realizzare il suo sogno.

La bacchetta da direttore d’orchestra del nonno è autentica?
Quella è davvero nello studio di Liberato, insieme a tutti i suoi cimeli. Quella storia è vera, lui ha scoperto così di avere delle radici nella musica.

Trovi difficoltà a adattare il tuo metodo di lavoro dal videoclip al lungometraggio? È facile, per te che sei così esperto di cortometraggi, dilatare il tuo lavoro in un’ora e mezza?
Magari fosse così! Per quanto riguarda i videoclip ormai ho un po’ di mestiere, ti posso dire che con un’idea simpatica lo porti a casa. Il film, no. Prima di tutto c’è la sceneggiatura, che è un altro sport. Per me il videoclip è un po’ la serie C rispetto al cinema, che è la serie A. È la stessa differenza che c’è fra il calcetto e il calcio a 11, magari un fortissimo giocatore di calcio a 5 poi nel campo a 11 non è nessuno.

Mi verrebbe da chiederti chi è la serie B, il calcio a sette. Forse la regia televisiva?
Esatto, oppure gli spot pubblicitari. Molti videoclippari aspirano a fare i registi di spot, fondamentalmente perché è una cosa che ti fa guadagnare tanto, con un linguaggio simile a quello del videoclip. Passare al cinema è come fare un doppio salto, anche se io ho sempre fatto video narrativi, quindi ho imparato lì a raccontare le persone, avere uno sguardo sui personaggi. Poi, ecco, il cinema è un’altra storia.

Non dovrei dirlo per evitare spoiler, ma nel film non viene svelata l’identità di Liberato. Avrei una curiosità: a un certo punto si vede il suo vero volto fra la folla, magari sullo sfondo? Hai seminato qualche indizio?
No, no, nel film non c’è il suo vero volto, a questo ancora non ci siamo arrivati. Comunque c’è tanto di Liberato, non c’è tutto chiaramente, però c’è la voce, c’è il suo modo di giocare. Ci sono moltissimi tratti del suo carattere che escono fuori.

Tipo il rapporto con la costumista, dove emerge un Liberato brusco ma spiritoso.
Sì, quelli sono dialoghi molto informali. Alla fine Antonella Mignogna non è una semplice stylist, è parte della famiglia. Di solito i rapporti fra un musicista e la stylist sono più professionali, in questo caso Antonella è stata la prima costumista dei video e ancora oggi veste Liberato in tutti i concerti, lo segue in tour. Siamo un gruppo di lavoro affiatatissimo.

Secondo te esiste una città italiana dove potrebbe svilupparsi qualcosa di simile, di così caratterizzato, non lo so, magari un Liberato veneziano o bolognese? Se sì, dove te lo immagini?
Questo non me l’hanno mai chiesto, di solito la domanda è opposta, come mai Napoli, perché Napoli, il rinascimento napoletano… invece questa volta è il rinascimento veneziano.

Con i cicchetti nelle calli e lo spritz, tanto odiato da Liberato, come ci confessa nel film.
In realtà, la vera domanda è: domani, fra cinque anni, sarà possibile un nuovo Liberato a Napoli? Un prodotto così autentico, esplosivo, che suona così radicato? Al di là di Liberato, tutti i prodotti culturali che sono usciti da Napoli in questi anni hanno una forza diversa rispetto agli altri, secondo me hanno qualcosa in più perché hanno questo legame con le origini, la storia e la cultura della città. Cosa che magari è molto meno significativa a Roma o a Milano, dove non c’è questa connessione.

Forse una volta, ai tempi di Jannacci.
E a Roma c’era negli anni cinquanta, negli anni sessanta. La domanda è: nel 2030 Napoli sarà ancora Napoli, un posto dove tutto è vero, oppure sarà come oggi Barcellona o qualsiasi altra città globalizzata? Quanto il turismo e tutto l’hype che c’è in questi anni poi la normalizzerà, e la renderà una città come le altre?

Avrei una curiosità: il vero Liberato ha dei profili social? Ce l’ha un Instagram con il suo vero nome dove spia quello che si dice di lui?
Per un periodo ce l’ha avuto.

Questo è uno scoop! Liberato aveva un profilo Instagram.
Sì, però poi l’ha chiuso. Io non sapevo manco che fosse lui, dicevo “ma chi è questo pazzo che mi segue?” Per una settimana mi ha stalkerato.

Ti mandava meme nel cuore della notte?
Più o meno, poi però si è cancellato in tutta fretta. Liberato è proprio anti social, fra l’altro a brevissimo dobbiamo postare una cosa, la posteremo noi del suo team, lui si disinteressa totalmente a queste faccende.

E un Liberato a Sanremo nei prossimi anni, te lo vedi?
Guarda, la mia risposta personalmente è spero di no, a me Sanremo fa schifo. C’era una vecchia intervista a Noyz Narcos, penso tipo di vent’anni fa, mi sa di Vice, dove gli chiedevano: senti, mi dici uno che ti fa schifo? E lui risponde “Ligabue, Ligabue mi fa proprio schifo”. Oggi è sempre più raro leggere giudizi così lapidari ma che ti devo dire, a me Sanremo fa proprio schifo.

Ti sei ispirato a qualcuno per girare Il segreto di Liberato?
All’inizio mi sono visto un po’ di documentari, tipo È morto Cattelan! Evvviva Cattelan! o Exit through the gift shop di Banksy… però poi abbiamo preso una strada molto Liberato, l’idea era di non fare come tutti: oggi c’è questo formato standard su come dev’essere un documentario musicale, un’intervista, video di repertorio e ce lo siamo portato a casa. Noi siamo partiti da cosa non volevamo fare sicuramente e poi è uscito tutto in maniera naturale, c’è la parte di animazione, che è la storia di Liberato, e poi c’è quello che ho vissuto io in questi anni dove ho contribuito a portare uno sconosciuto al successo, permettendogli nel frattempo di rimanere sconosciuto. È un racconto interessante.

La storia di Lungomare Liberato, il finto manager che vi siete inventati dopo il successo delle prime canzoni, è in effetti irresistibile.
Ci sono persone che ancora hanno conservato le chat con Lungomare Liberato, e me le mostrano spesso.

Stai lavorando al prossimo film? Qualche idea?
Non posso anticipare niente perché non c’è niente di sicuro, ho scritto una sceneggiatura e sto cercando di renderla un film.

Sarà ancora a tema musicale [il penultimo film di Lettieri è Lovely Boy, presentato nel 2021 al festival del cinema di Venezia, e racconta la storia di un trapper romano, nda]?
No, in realtà no, non c’entra proprio niente, anche se è una storia ambientata nel mondo dello spettacolo. Sto cercando di prenderla molto alla larga, non te ne posso parlare…

Ho capito, va bene, voi del team di Liberato amate i segreti. Perdonami la banalità, classica domanda: che cosa ne pensi dello stato di salute del cinema italiano?
Credo che da una parte le persone sembrano ben disposte a andare a vedere i film al cinema, e questa è una cosa bella e importante, anche se i film italiani coinvolti sono pochi. Parecchi film d’autore quest’anno sono andati bene, tipo Povere creature, il film di Wenders, il film di Glazer, film che in teoria non dovrebbero avere questo pubblico così ampio.

Non sono film di supereroi.
No, e i film di supereroi sono abbastanza in discesa mentre il film d’autore è tornato, sembrerebbe, in auge. Questa è una tendenza del cinema mondiale, poi il cinema italiano secondo me su questa scia qui potrebbe in qualche modo trovare una chiave anche per uscire un po’ dal solito meccanismo. Ora non voglio fare un discorso alla Boris, non dico produrre un film come Povere creature, però dei film anche in qualche modo coraggiosi, diversi, sarebbe forse un passo in avanti…

Non come il biopic su Ennio Doris.
Che poi è uscito primo in classifica, a caso, completamente random, non ho capito bene cos’è successo.

Forse qualcuno ha comprato un sacco di biglietti.
Una roba incredibile, io mi sono anche visto il trailer per capire bene. Quello che osservo io dall’interno è che in Italia si fa fatica a raccontare delle storie particolari. Se fai un film piccolino allora ti puoi permettere di fare quello che ti pare, anche una storia strana senza per forza una trovata pop. Come cresci un po’ ti chiedono il film tratto dal libro di successo, la storia vera, il cast modaiolo, di portare qualcosa per cui le persone vadano al cinema. E poi alla fine vedi che i film che vanno bene in sala non per forza hanno queste caratteristiche, sono semplicemente film belli. A volte bisognerebbe pensare che i film belli la gente paga e se li va a vedere, quelli brutti no. È molto più semplice di quello che sembra. Il problema è fare i film belli.

Il segreto di Liberato inizia con questa frase: a Napoli tutti hanno un segreto. Qual è il tuo?
Ne ho tanti, che non ti racconto.

Diccene uno, non lo so, rubi sempre in autogrill?
Una volta sono andato al supermercato e volevo rubarmi un Axe Africa. Sono stato mezz’ora davanti al banco dei deodoranti, dopodiché me lo sono messo in tasca, ho comprato dei Kinder, una barretta da cento lire, penso che ci fosse ancora la lira, e sono uscito. Come ho fatto un passo fuori dal negozio mi hanno fermato, la guardia mi ha aperto la giacca e mi ha messo la mano in tasca perché già sapeva, e poi ha iniziato a urlare davanti a tutti “questo è un ladro! Vedete, questo ragazzo è un ladro!” Da quel momento non ho mai più avuto il coraggio di rubare niente, ho questo trauma. È il mio segreto.

Mi aspetto questa scena nel tuo film premio Oscar fra dieci anni. Avremo scoperto, nel frattempo, chi è Liberato?
Spero di no.

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