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L’Olanda ha attivato un piano nazionale anti-caldo Tende sulle finestre per non far entrare il sole, alberi artificiali, campagne di sensibilizzazione: l'unica vera risposta, però, resta investire negli spazi verdi, in parchi e giardini pubblici.
Gli scienziati hanno trovato un nuovo tipo di zucchero nello spazio profondo e questa scoperta potrebbe aiutarci a capire l’origine della vita sulla Terra Si chiama eritrulosio ed è lo stesso zucchero che si trova nei lamponi, nel mais e negli autoabbronzanti.
Dal primo trailer di Digger, una cosa si capisce chiaramente: anche Alejandro González Iñárritu non ne può più miliardari Nel film Tom Cruise interpreta anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe. Più chiaro di così.
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.

Il racconto di Bruxelles

I fatti della capitale belga visti dai media nazionali e internazionali. Una rassegna dedicata all'evento che ha riportato il terrore nel cuore dell'Europa.

26 Marzo 2016

La consueta rassegna del weekend questa volta la dedichiamo interamente agli accadimenti tragici di Bruxelles e a tutto quel che gira loro intorno. Non potrebbe essere che così. I fatti, terribili, sono sotto gli occhi tutti. Incontrovertibili. Le opinioni su cause, conseguenze e soluzioni differiscono, com’è normale che sia. Un po’ meno normali, a nostro avviso, sono le sfumature alla condanna di quanto accaduto e dei responsabili, il terrorismo di matrice islamica, che dev’essere ferma e totale. Sul tema si è scritto moltissimo, in questi giorni ovviamente, ma in generale negli ultimi anni: materiale per farsi un’idea ce n’è fortunatamente molto. Anche su Studio abbiamo affrontato l’argomento: trovate le nostre riflessioni sulle origini del jihadismo a Bruxelles qui. Mentre qui potete dare un occhio ad alcune storie e ad alcuni profili che costituiscono parte dell’altra Bruxelles, quella viva, libera, europea, creativa, cosmopolita. Quella che somiglia di più a noi, alla nostra cultura e, siamo sicuri, al nostro futuro. Buona lettura e buona Pasqua.

Media internazionali

After Brussels, ISIS Has Plans for Even Worse, Uglier Things Across EuropeThe Daily Beast

L’antropologo franco-americano Scott Atran spiega la strategia dello Stato Islamico a partire da due testi molto letti tra gli stessi terroristi dell’Isis: un manuale scritto nel 2004 dall’ideologo Abu Bakr Naji e un articolo apparso nel 2015 su Dabiq, la rivista del gruppo estremista. Da un lato diversificare gli attacchi, colpendo soft target come ristoranti, luoghi d’intrattenimento o di passaggio, che per forza di cose non possono sempre essere difesi, dall’altro eliminare la “zona grigia” di quei musulmani che non si sentono né accettati dall’Occidente, ma nemmeno suoi nemici. 

The new normalThe Economist

L’Economist si domanda se gli attacchi terroristici non stiano diventando, forse, la nuova terribile normalità. «Due lezioni sono chiare», scrive il settimanale britannico: la prima è che lo Stato islamico è ancora «forte quanto basta da scatenare una campagna di attacchi sincronizzati nel cuore dell’Europa». L’altra è che le città europee e nordamericane «si dovranno abituare a una campagna terroristica in cui tutti sono potenziali obiettivi».

My new Brussels normalPolitico Europe

Craig Winneker, il news editor dell’edizione europea di Politico, vive a Bruxelles da 16 anni. Quando i terroristi hanno colpito Londra e Madrid, scherzava con gli amici: i jihadisti abitano tutti a Bruxelles, non possono colpire casa loro. Qui racconta gli attimi degli attentati, i giorni successivi, i suoi pensieri e i suoi timori.

What Isis really wantsThe Atlantic

Questa lunga analisi/indagine di Graeme Wood è stata pubblicata esattamente un anno fa, nel marzo del 2015, come storia di copertina dell’Atlantic. Questa settimana risultava tra i pezzi più letti. Una lettura molto utile e approfondita per capire le motivazioni e la mentalità dello Stato islamico.

Molenbeek broke my heartPolitico Europe

Scritto pochi giorni dopo le stragi di Parigi, l’articolo racconta la dura vita a Molenbeek dell’autore, per nove anni. È il racconto crudo di una trasformazione, di una vera “radicalizzazione” di un intero quartiere.

What price the Brussels airport photograph? The Guardian

«Quasi ogni atrocità è accompagnata da un’immagine che ne definisce l’orrore», scrive Sean O’Hagan sul quotidiano britannico, ma l’importante è anche capire se esserne rapiti fa di noi voyeur del tragico. Una riflessione a partire da uno scatto all’aeroporto di Bruxelles.

Media italiani

No, non siamo tutti belgiIl Foglio

Lo spirito di unità post attentato a Bruxelles è durato ancora meno del solito, anzi forse non c’è mai stato. Il nuovo isolazionismo è già qui: Paola Peduzzi, in questo articolo per Il Foglio, racconta le sue mille forme.

Solo l’Europa ci salveràRepubblica

In questo editoriale apparso in prima pagina su Repubblica giovedì, due giorni dopo gli attentati, Mario Calabresi riflette sulle implicazioni degli attacchi su Bruxelles per l’unità dell’Europa. C’è chi sostiene che le frontiere aperte aiutano i terroristi, che bisogna tornare alle logiche degli Stati. Ma «possiamo immaginare di difenderci se ogni Paese attua una sua originale politica di sicurezza?», si domanda il direttore. «Solo una maggiore integrazione tra i Paesi dell’Unione può sconfiggere la jihad islamica a casa nostra».

Blair: «La tolleranza si ferma quando toccano i nostri valori»Corriere della Sera

All’indomani degli attentati, Paolo Valentino ha intervistato Tony Blair. L’ex premier britannico ha parlato in particolare di libertà individuali, di Islam e di multiculturalismo: «La libertà di culto è alla base delle nostre società, dove persone di fede diversa possono coesistere in pace. Ma il multiculturalismo può funzionare solo se si accetta che esista anche uno spazio comune dove certi valori, i valori europei, siano accettati e rispettati da tutti. Democrazia, stato di diritto, parità di diritti e di opportunità per le donne. Nessuno ha il diritto di arrivare in un Paese e sfidare quello spazio comune».

Gli islamisti, le donne e noiIL

Questo fogliettone di Nadia Terranova era stato pubblicato su IL dopo i fatti di Colonia e le reazioni agli articoli dello scrittore algerino Kamel Daoud sulla miseria sessuale del mondo arabo, ed è stato messo online più tardi, per una sfortunata coincidenza solo pochi giorni prima l’attentato di Bruxelles. Ma l’analisi e il messaggio – e cioè: «Esistono, insieme, il terrorismo e il dovere dell’accoglienza, la misoginia e il diritto di combatterla» – sono forse più ancora attuali oggi rispetto alla data di pubblicazione originaria.

Il video 

Molenbeek nel 1987: un reportage della tv pubblica olandese di trent’anni fa aveva previsto i problemi odierni. L’antropologo Johan Leman, intervistato in questo servizio (in olandese), disse: «Per queste persone è assolutamente inaccettabile dover vivere in una sorta di ghetto. Se la situazione rimane come è oggi, non mi stupirebbe se le prossime generazioni si rivoltassero».

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La gallery

Buzzfeed riassume la giornata del 22 marzo scorso in una serie di scatti da Bruxelles, da pochi minuti dopo le esplosioni fino all’inizio della caccia ai responsabili (nella foto qui sotto, la polizia belga circonda la stazione della metropolitana di Maalbeek).

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Bruxelles si ritrova per una veglia in memoria delle vittime a 48 ore dagli attentati a Place de la Bourse (Beursplein). (Philippe Huguen/AFP/Getty Images)
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A quanto pare, adesso l'Ue ha deciso che le mucche «garantiscono autonomia strategica e prevengono l'abbandono dei territori».