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08:18 sabato 12 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Il creatore di Dilbert sbrocca online

02 Maggio 2011

Fino a un mese fa, se chiedevi a qualcuno chi era Scott Adams, ti potevi sentir rispondere «un fumettista ricco e famoso», oppure «quello che ha inventato Dilbert», al massimo «…ho letto che aveva dei problemi di salute fisica». Oggi è Scott Adams, lo psicopatico.

In breve: Adams si era fabbricato un alias – “PlannedChaos” – il cui scopo era parlare bene di se stesso online. La pratica si chiama sockpuppeting, i più abili la usano non per darsi pacche sulla spalla, ma per attaccarsi da soli e fare pena/simpatia agli altri. Adams aveva scelto la prima opzione. E non usava quella maschera anche per chiacchierare a ruota libera, senza dover aprire ogni porta dicendo «salve, sono il creatore di Dilbert»: lui la usava soltanto per scrivere «Scott Adams è un genio e voi siete tutti invidiosi o troppo scemi per capirlo». (Screenshot, prego.)

Una volta preso in fallo, dopo circa un anno dalla nascita di “PlannedChaos”, ovviamente Adams non ha detto «ho fatto una cazzata, andiamo avanti»: ha detto, SONO STATO COSTRETTO A FARLO PERCHE’ GLI INTERNETS NON SONO  DAVVERO DEMOCRATICI. Notate che l’uomo in questione ha un blog molto visitato, aggiornato spesso, e che se voleva parlare di sé – o spiegare la sua posizione su un argomento – aveva già il posto migliore per farlo. Poi, certo, su quel blog scrive cose come «la società tratta le donne diversamente per lo stesso motivo per cui tratta diversamente gli handicappati o i bambini piccoli: perché così la vita è più semplice per tutti». Roba che Michael Scott a confronto è Susanna Agnelli, però almeno si assume la paternità di quello che pensa. Mentre qui la sua giustificazione è, «se difendo me stesso dicendo sono io non ho credibilità». Che sia l’estremo tentativo di razionalizzare un comportamento insano, lo può testimoniare il fatto che l’alias pestifero non entrava in scena sui siti dedicati al fumetto, ma su Metafilter e su Reddit, quest’ultimo patria di conversazioni quali Ho scopato la figlia di Bob Geldof, ecco le foto. E se Adams non è il primo artista a combinare un pasticcio simile (la lista è lunga, compresi gli scrittori che si auto-incensano su Amazon), forse è il più testardo a difendere la bontà del proprio operato. Come se un giorno avesse deciso di cancellare la sua vera identità, per assumere quella di nuovo re dei troll.

Capita sempre più spesso, a persone che non sono trattenute e infelici come il narratore di Fight Club, ma tracciano una perfetta equivalenza tra “maschio, bianco, over-40, benestante, autorevole” e “oh no, la società mi obbliga a reprimere il mio vero io”. È la prova (se ce n’era bisogno) che nessuno può mai dirsi al riparo da un episodio alla Charlie Sheen. La sbroccata trionfale dopo di cui tutti ti guardano e ti segnano a dito e dicono WHAAAAT, e non perché tu sia finito tuo malgrado sotto i riflettori, ma perché hai rovesciato il contenuto del tuo soggiorno in strada, e hai telefonato alla CNN, e stai continuando a telefonare, e stai continuando a buttare mobili in strada. Mi dicono che Warren Ellis usava intervenire nei forum dove si parla del suo lavoro, e che a ogni critica rispondeva «adesso vengo lì e ti brucio la casa». Un mese fa pensavo ma Warren Ellis, c’hai quarant’anni, perché vai a litigare sui forum; adesso Warren Ellis sta cominciando a sembrarmi l’adulto responsabile, qui. Tocco finale: visto che il portale Gawker ha seguito la storia con particolare voluttà, Scott Adams paragona Gawker ai nazisti. Ecco, ci mancava giusto Hitler. Questo sì che è trolling di livello – pardon, «coraggiosa difesa della libertà di opinione». Ne prendo due, grazie.

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