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Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.
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La sicurezza agli Oscar quest’anno è stata molto rafforzata per paura di un attacco di droni iraniani Secondo l'FBI il rischio è reale, perciò l'Academy è stata costretta a correre ai ripari a poche ore dalla cerimonia.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto a novembre in redazione.

di Studio
30 Novembre 2020

Anna Wiener, La valle oscura (Adelphi)
Trad. di Milena Zemira Ciccimarra

San Francisco potrebbe essere stata per gli scrittori un po’ come Parigi per i poeti maledetti: un luogo di perdizione dove si respirava lo spirito del tempo che stava cambiando. Solo che invece dell’oppio e della flânerie c’erano i bibitoni alla curcuma, gli hoverboard per spostarsi dentro agli uffici e gli addominali in pausa pranzo. Ma è molto più interessante e inquietante di così. Abbiamo già parlato del libro di Michele Masneri, Steve Jobs non abita più qui.

Ora Adelphi pubblica in Italia il famoso, chiacchieratissimo memoir di Anna Wiener, una specie di Il diavolo veste Prada versione tech (e infatti la Universal lo trasformerà un film) in cui invece di riuscire a entrare in una taglia 38 la protagonista inizia a indossare camicie di flanella. Wiener alterna il senso di inadeguatezza e i momenti di scetticismo a un istintivo entusiasmo, mantenendosi sempre intellettualmente borderline. La valle oscura è innanzitutto un libro estremamente divertente, perché descrivendo il passaggio della protagonista dal mondo sfigato, senza soldi ma in qualche modo sensuale, lento e caotico dell’editoria newyorkese a quello efficiente, dinamico e spaventosamente sano dei giganti del tech, riesce a disegnare una caricatura spassosa di entrambi i settori. Si ride molto, si vedono girare moltissimi soldi, e intanto si ottengono le informazioni necessarie per costruire una panoramica realistica e dettagliata (e spaventosa) di quello che c’è dall’altra parte di internet, esplorando insieme alla protagonista le deliranti, preoccupanti, prodigiose e spesso misogine dinamiche delle startup che hanno dato forma al nostro presente. (Clara Mazzoleni)

Emma Cline, Harvey (Einaudi)
Trad. di Giovanna Granato

Dall’ottobre del 2017, quando è scoppiato il caso Weinstein, abbiamo letto centinaia di articoli sull’ex produttore cinematografico e altrettante testimonianze delle donne che lo hanno accusato. Abbiamo seguito il processo, le condanne e il dibattito che la vicenda ha sollevato, con le polemiche che ne sono conseguite. Quel cognome, Weinstein, è diventato sinonimo di un certo tipo di uomo, e di un certo tipo di storia, sfigurandosi in una sorta di archetipo maschile che è nuovo e vecchissimo allo stesso tempo. Per Emma Cline, invece, quell’uomo è Harvey, la persona dietro il personaggio pubblico, colui che probabilmente mai avrebbe immaginato di dare il via a una nuova ondata femminista nel mondo. In poco meno di cento pagine, pubblicate in Italia da Einaudi con la traduzione di Giovanna Granato, l’autrice di Le ragazze compie un esercizio difficilissimo, ovvero quello di entrare in un caso di cronaca e farne letteratura. Harvey racconta le ultime ventiquattro ore prima della condanna, che l’imputato passa ospite in una casa in Connecticut appartenente a uno dei pochi amici rimasti, accompagnato da un robotico assistente/maggiordomo che sembra la personificazione di Alexa, alle prese con un vicino che scambia per Don DeLillo ma che forse è solo un abbaglio dall’attesa, tra progetti da costruire (Harvey vuole che Rumore bianco sia il suo grandioso ritorno, si aspetta che tutto finisca bene), visite inattese e non sempre gradite e infermiere su cui, ancora, fantasticare. Cline accenna alla cronaca ma la trascende, e finisce per scrivere una storia che sembra molto più vera di quella letta sui giornali. (Silvia Schirinzi)

Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce – una guida nuova (Feltrinelli)

Ho una passione quasi da collezionista per i libri sulle città, sia quelli di taglio più storico ­– ne ho letto uno bellissimo non molto tempo fa su Gerusalemme, per esempio  – sia soprattutto quelli di taglio narrativo letterario: la nostalgica Istanbul di Pamuk, la Londra periferica di Sinclair, la Parigi attraversata da Benjamin. A questo secondo filone appartiene la Venezia di Tiziano Scarpa, con un libro, Venezia è un pesce, uscito nel 2000 e subito diventato una specie di classico, e non solo di classico delle guide colte della città lagunare (dove lo si vede in bella vista in tutte le librerie), ma anche di modello successivamente ripreso da molti libri a seguire che hanno dato vita a un genere, se si pensa alla collana Contromano di Laterza, nata nel 2004, e che per un lungo periodo ha ospitato soprattutto libri sulle città raccontate da scrittori (la Milano di Aldo Nove, la Bologna di Enrico Brizzi, eccetera). Scarpa e Feltrinelli hanno deciso di farne uscire adesso un’edizione più che aggiornata, anzi riscritta e ampliata (è circa il doppio dell’edizione originale). E qui il mio feticismo urban-editoriale conta poco rispetto all’evidenza di essere davanti a un libro ispiratissimo, pieno di pagine goduriose, stilisticamente formidabili ma anche ricche di aneddoti storici e personali che forniscono un quadro di Venezia che dà al non veneziano la sensazione – sicuramente passeggera, illusoria eppure reale – di averci capito qualcosa di questa città che ci fa sentire allo stesso tempo estranei e innamorati, turisti e abitanti. (Cristiano de Majo)

Martin Hägglund, Questa vita (Neri Pozza)
Trad. di Pierluigi Lago

Che negli ultimi anni l’occidente abbia visto un certo ritorno del sentimento religioso o spirituale è piuttosto evidente. Non di religioni monoteistiche tradizionali: si tratta piuttosto della ricerca di un senso “più ampio”, in grado di svolgere funzioni di supporto all’anima che la risposta ateo-razionalista, spesso, non si preoccupa di dare. È una cosa che si vede dal ritorno, anche estetico, della new age, della crescita anche post-ironica della popolarità degli oroscopi nei Millennial, della moda della mindfulness, e pure nel rinascimento psichedelico. Quando il 2020 ci è crollato addosso, queste cose si sono rivelate utili. Personalmente, il buddhismo che avevo iniziato a studiare nel 2019 mi ha aiutato enormemente a superare i momenti più bui dell’anno della grande pandemia. Il libro Questa vita, di Martin Hägglund, prende le mosse da questo bisogno, ed è un libro che cerca di rispondere sintetizzando etica, filosofia sociale, e filosofia politica. Prendendo però le distanze, fin da subito, dalla ricerca religiosa di un’eternità: Hägglund, in breve, fa ruotare tutto intorno alla finitezza, e al concetto di “fede secolare”. È solo grazie a questo concetto che possiamo dare un senso davvero profondo alla vita, al rapporto con gli altri, con il mondo e l’ambiente, e alle politiche sociali. Attraverso questa lente passa dall’analisi dei rapporti più intimi, familiari o amorosi, alla teorizzazione di un sistema di socialismo democratico in grado di reinterpretare il marxismo e superare il capitalismo, ponendosi come scopo la creazione massima di tempo libero socialmente disponibile. Il critico letterario James Wood, del New Yorker, ha scritto di essere uscito dalla lettura con una visione più chiara delle cose. Servirà anche per gli anni a venire. (Davide Coppo)

Eleonora Marangoni, E siccome lei (Feltrinelli)

Come Eleonora Marangoni, a sedici anni L’Avventura mi ha cambiato la vita. Penso spesso che la sparizione di Anna tra le isole Eolie raccontata da Antonioni resterà per sempre uno dei grandi interrogativi della mia esistenza, e l’immagine di Sandro e Claudia in quella piccola piazzetta di Taormina all’alba, ancora ce l’ho in testa come emblema della fine dell’estate. Soprattutto Claudia, Monica Vitti. Che è stata anche Assunta (La ragazza con la pistola), Adelaide (Dramma della gelosia), Giuliana (Deserto rosso), tantissime “altre” figure a cui nel suo libro, E siccome lei, Eleonora Marangoni ha regalato ancora un po’ di vita, immaginando cosa sarebbe successo se le donne interpretate da Monica avessero superato la fine delle riprese. Delle loro storie, di cosa avrebbero potuto fare prima o dopo gli eventi che sono stati mostrati, Marangoni ne parla da lontano e da vicinissimo, dall’esterno come se a vederle fosse un altro personaggio, un’amica, un taccuino settimanale di autoanalisi, un amante, o dall’interno, «a me invece piacciono le città, le macchine, i tram», come dice Adele de Il frigorifero di Mario Monicelli. Avvenimenti possibili e plausibili, finzioni narrative inventate e ragionate su quanto visto sullo schermo, che costruiscono un’ulteriore dimensione alle sue donne. Magari fermate in un momento di pensiero, fotografate quando non le stavamo guardando – è il caso di Claudia dell’Avventura, che si perde sopra a un’isoletta durante una gita in barca, chissà quando è successo – ricreate anche pensando ai loro uomini, descrivendoli tutti. Perché di Monica si sa quello che si vede dai suoi film. Poche interviste, oggi nessuna, Monica Vitti rimane ancora l’eterna ragazza del cinema con l’età indefinibile, un’inflessione espressione del tormento e la grande vena comica al fianco di Mastroianni e Sordi. In E siccome lei tutto questo si compie attraverso la scrittura delicatissima dell’autrice, che ha reso leggibile la voce roca e inimitabile di Vitti: «Camminò spedita fino all’albergo Luna, salutò il portiere e chiese di usare il telefono, chiamò Fausto e disse “scusami, torna, io ti aspetto qui”». (Corinne Corci)

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