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19:26 lunedì 16 febbraio 2026
Per catturare Maduro l’esercito americano avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale Claude Lo ha svelato un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime «vicine al Pentagono».
La designer di Hello Kitty ha lasciato il suo ruolo dopo 46 anni Ringraziandola per il suo lavoro, Sanrio ha dichiarato che Yamaguchi ha “passato il testimone alla prossima generazione”.
I protagonisti della nuova campagna di Zegna sono Mads Mikkelesen ma soprattutto i Giardini d’inverno di Pietro Porcinai Né serra né veranda, ma ponte ideale tra i luoghi dell'abitare e il paesaggio. Furono realizzati negli anni '60 e da allora sono rimasti invariati.
Il capo di Instagram ha detto che passare 16 ore sui social non significa avere una dipendenza dai social Secondo Mosseri, passare tutto questo tempo su Instagram costituisce, nel peggiore dei casi, un «uso problematico» della piattaforma.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
Il prossimo film di Sean Baker sarà ambientato in Italia e avrà per protagonista Vera Gemma Il regista di Anora ha detto che sarà una «lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni '60 e '70».
L’Irlanda è il primo Paese al mondo a introdurre il reddito di base per artisti Il BIA (Basic Income for Arts) consiste in un compenso di 325 euro alla settimana che arriverà a 2 mila artisti scelti a estrazione tra 8 mila richiedenti.
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto a ottobre in redazione.

di Aa.Vv.
31 Ottobre 2017

Andrew O’Hagan – La vita segreta (Adelphi) trad. Svevo D’Onofrio

Negli ultimi mesi mi sono posto il problema ­ – e ne ho anche scritto – di come si possa pensare oggi i romanzi senza evitare di descrivere il mondo in cui viviamo. Internet, i social network, la tecnologia sono una parte importantissima nelle nostre vite, ma la loro traccia nella letteratura è evanescente. 25c945ac458fee1af1a6caaefe2ddc53_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQuando qualcuno cerca di scriverne letterariamente, il risultato è quasi sempre goffo o ridicolo. Se qualcun altro aggira l’ostacolo facendo finta che non esistano (perché non sono argomenti letterari), il risultato è pure quello ridicolo e assurdo. Due tendenze sono il risultato dell’influenza del nuovo mondo (e delle paure che porta con sé): la rinascita del racconto distopico e il ritorno all’autenticità (con il suo fiorire di storie e saggi legati al mondo naturale). Ma sono sintomi che non riempiono questo grande buco della letteratura contemporanea. Tuttavia, come spesso succede in questi anni, il racconto della realtà può supplire alle debolezze della fiction: esattamente ciò che succede con La vita segreta di Andrew O’Hagan, appena uscito da Adelphi, libro che raccoglie tre storie legate all’esperienza dell’autore, ma che finisce per incarnare i dilemmi collettivi delle nostre esistenze semi-digitali. Di questo libro non va rivelato nulla, se non che ci permette di entrare in un corpo a corpo con Julian Assange e di ripercorrere le tracce lasciate dall’inventore del Bitcoin, come in un vecchio romanzo di spionaggio. Un’unica storica composta da tre grandi frammenti, che si legge alternando entusiasmo e torpore, esattamente come dopo una giornata passata davanti allo schermo e che risponde alla domanda se si può scrivere letterariamente di internet. La risposta, se non l’avete capito è: sì, si può farlo in modo notevolissimo. (Cristiano de Majo)

9788851150105Errico Buonanno, Luca Mastrantonio – Notti magiche (Utet)

Recentemente ho letto un articolo che diceva che se sei vecchio quanto basta per avere ascoltato i Pearl Jam, allora sei troppo vecchio per la Silicon Valley. Pur non avendo mai ascoltato i Pearl Jam, (alla peggio i Nirvana, ma solo a causa di Elisabetta, la mia amica evoluta), mi sono sentita chiamare in causa: “se ascoltavi i Pearl Jam” era sinonimo di “se sei un ragazzo degli anni Novanta”. Dove per “ragazzo degli anni Novanta” s’intende non solo la fascia più giovane della generazione X, ma anche quella più vecchia della generazione Y. E qui veniamo al punto: i Millennial stanno invecchiando. La cosa grave è che nessuno, o quasi, se n’è accorto. Per fortuna Errico Buonanno e Luca Mastrantonio sono accorsi in nostro aiuto con una bella doccia fredda (full disclosure: Buonanno è un collaboratore di Studio, Mastrantonio è un amico). Notti Magiche è un voluminoso “atlante sentimentale degli anni Novanta”, così come sono avvenuti in Italia: dunque, ok, i Nirvana, i Blur e gli Oasis, la Guerra del Golfo, ma anche gli zaini Invicta, la Smemo, le okkupazioni (orrore! con la kappa), i “mi consenta”, Baggio, il Maxibon come intercalare, du gust is megl che one, le gommine del Mulino Bianco. Il titolo, ovviamente, è un omaggio a Gianna Nannini, Edoardo Bennato e Italia ‘90. È una compilation divertente, un po’ nostalgica e dal piglio analitico-enciclopedico, che serve a ricordarci non soltanto com’eravamo, ma anche che alcune cose ritornano, come Twin Peaks, mentre altre ringraziando il cielo hanno fatto il loro tempo. (Anna Momigliano)

9788806234911_0_0_0_75Peppe Fiore — Dimenticare (Einaudi)

Un giorno la mia analista, per esercizio, mi ha chiesto di portare alla successiva seduta qualsiasi cosa mi ricordasse la solitudine. Ci ho pensato molto e, alla fine, non sono riuscito a produrre delle prove che fossero davvero esaustive – avrei dovuto portare casa mia, il mio letto, il soffitto, delle lenzuola sporche che non riescono a venire pulite. Pochi giorni dopo terminavo di leggere Dimenticare, il terzo romanzo di Peppe Fiore. Ho pensato: potrei portarle questo libro. Ci sarebbe molto da dire su Dimenticare, è già stato detto quasi tutto, ma va ripetuto. Che è quasi un romanzo di genere: la trama è un meccanismo che allude, depista, stupisce, mette paura come in una specie di thriller, o noir, o giallo, senza essere del tutto nessuno di questi, ed essendo allo stesso momento estremamente televisivo. Che i non detti sono più importanti dei detti, anzi, che l’intero meccanismo si regge sull’assenza e il mistero. Che la scrittura è asciutta, e anche i personaggi sono asciutti, ma non per questo scarni o vuoti. Che “si pensa al peggio”, e che il romanzo si svela soltanto all’ultima parola (letteralmente). Eppure, oltre agli omicidi irrisolti, ai passati da ricostruire, ai legami familiari e alla provincia depressa, quello che mi ha colpito di più in Dimenticare è la maestria con cui Peppe Fiore gestisce la solitudine dei personaggi. Di Daniele, il protagonista, ma anche dell’amante, del fratello Franco, dell’amico guardiacaccia Cecconi. Ogni uomo e donna si muove in un mondo a sé dentro il mondo esterno, e anche qui risalta l’assenza: quella dei legami – di coppia, amicizia, famiglia – che un tempo c’erano e non ci sono più. Accettiamo pure che Dimenticare sia un noir, chiamiamolo così, eppure quello che fa più paura non sono i crimini e il mistero, ma le esistenze in scena. (Davide Coppo)

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Jenny Diski – In gratitudine (NN Editore) trad. Fabio Cremonesi

Il disturbo borderline di personalità si differenzia dalla depressione perché la sofferenza che ne costituisce il nucleo non conduce alla stasi, bensì all’azione, più precisamente a un’autodistruzione che si evolve e si trasforma nel corso della vita. Proprio come l’autrice di questo libro, non è raro che chi ne soffre riesca in un modo o nell’altro a “cadere sempre in piedi”, conducendo una lotta estenuante, ma mai letale, con se stesso. Come da manuale, il disturbo di Diski si aggrava negli anni dell’adolescenza, quelli in cui per una serie di circostanze viene adottata da Doris Lessing, che la accoglie nella sua casa in Charrington Street. La scrittrice la salva da una situazione familiare insana, ma allo stesso tempo la costringe a vivere per sempre nell’ombra della sua immensa personalità. Raccontando le montagne russe della sua esistenza dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche, Dinski descrive il suo difficile rapporto con Lessing, con la scrittura, con i genitori disfunzionali e infine con il cancro, che la colpisce poco dopo che è riuscita a conquistare una sua forma di pace (un compagno amato e fedele, dei figli, un bel po’ di libri pubblicati alle spalle, una lunga collaborazione con la London Review of Book). Come racconta nel libro, alla notizia di avere davanti a sé 1 o 2 anni di vita Diski prova innanzitutto imbarazzo: teme di cadere nei cliché legati alla malattia e di scrivere il solito “diario del cancro” pieno di metafore sul “viaggio” e sulla “battaglia”. Niente di più lontano da In gratitudine: un memoir amaro, faticoso, difficile da leggere come dev’essere stato difficile da scrivere. Ed è proprio questa crudeltà, a volte travestita da sarcasmo e autoironia, la potenza del libro, insieme a una struttura disordinata che si scontra con l’evoluzione naturale della trama delle vite che racconta. Scrive Dinski per spiegare le sue difficoltà con la forma del romanzo: «Certe volte il bisogno di raccontare una storia, di far comprendere al lettore il senso di una narrazione, somiglia a uno di quei congegni per arrotolare il tubetto del dentifricio in modo da svuotarlo del tutto, senza sprechi». Ecco, in queste pagine abbiamo la fortuna di trovarci di fronte a una di quelle persone che il tubetto lo spreme con violenza, e non ha nessuna paura degli sprechi. (Clara Mazzoleni)

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