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04:24 martedì 17 febbraio 2026
Per catturare Maduro l’esercito americano avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale Claude Lo ha svelato un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime «vicine al Pentagono».
Yuko Yamaguchi, la donna che ha “disegnato” Hello Kitty negli ultimi 46 anni, ha lasciato il suo ruolo Ringraziandola per il suo lavoro, Sanrio ha dichiarato che Yamaguchi ha «passato il testimone alla prossima generazione».
I protagonisti della nuova campagna di Zegna sono Mads Mikkelsen ma soprattutto i Giardini d’inverno di Pietro Porcinai Né serra né veranda, ma ponte ideale tra i luoghi dell'abitare e il paesaggio. Furono realizzati negli anni '60 e da allora sono rimasti invariati.
Il capo di Instagram ha detto che passare 16 ore al giorno sui social non significa avere una dipendenza dai social Secondo Adam Mosseri, passare tutto questo tempo su Instagram costituisce, nel peggiore dei casi, un «uso problematico» della piattaforma.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
Il prossimo film di Sean Baker sarà ambientato in Italia e avrà per protagonista Vera Gemma Il regista di Anora ha detto che sarà una «lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni '60 e '70».
L’Irlanda è il primo Paese al mondo a introdurre il reddito di base per artisti Il BIA (Basic Income for Arts) consiste in un compenso di 325 euro alla settimana che arriverà a 2 mila artisti scelti a estrazione tra 8 mila richiedenti.
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.

Hotel Trussardi

20 Giugno 2011

Suzy Menkes aspetta sulla soglia della hall di un hotel immaginario. Poco importa se a pochi civici a fianco ci sia il Grand Hotel et de Milan perché al momento l’hotel della Fashion Week Milano Uomo è Palazzo Trussardi in Piazza Scala che, per l’occasione, è stato convertito appunto a simil hotel. L’occasione del caso è la presentazione della p/e 2012 prima collezione di Umit Benan Sahin, nuovo direttore creativo del marchio bergamasco che arriva a gamba tesa in un Centenario ampiamente festeggiato dal brand, a cui mancava solo un cambio di guardia al fronte creativo.

Con la promozione di Umit Benan Sahit, designer turco-tedesco ma prontamente milanese da quando, dopo collaborazioni alla corte di Marc Jacobs, ha vinto il Who’s Next Award nel 2009, Trussardi mette in chiaro il futuro post Milan Vukmirovic. E tutto quadra. Suzy Menkez sulla porta della hall inclusa. La giornalista infatti era tra coloro che hanno accolto il futuro Trussardi in arrivo ieri pomeriggio al palazzo della maison: sulla soglia la reporter dell’International Herald Tribune (che guarda caso 24 ore prima era uscito con una cover luxe dedicata alla famiglia Trussardi, tra foto ricordo e patchwork generazionali) ha visto entrare la collezione disegnata da Umit Benan Sahin indossata da ex modelli e non modelli, che scesi da auto d’epoca varcavano la soglia dell’hotel come viaggiatori in arrivo.

Un’inusuale passerella che occupava parte di Piazza Scala, poi auto d’antant e bici artigianali da buon borghese in città e il capitolo di poche stagioni prima, etno-chic con pellami must(odontici), è stato tolto da sussidiario. La nuova visione Trussardi ripesca da un archivio che parla parecchio italiano e anche i pezzi must della P/E 2012 tornano a parlare la stessa lingua. Che dice “valigia” per quando si scende da una cadillac storica, che risponde a blazer e pantalone da weekend per quando si esce da una Mini molto brit e poco britannia se contestualizzata tra le colline toscane. E ancora, uomini barbuti che attraversano le vie del nuovo Oriente  (quello della vicina Istanbul,  la stessa matrice del nuovo designer di casa e infatti a scendere da una berlina blu è lo zio di Benan) e planano stanchi e affascinanti nel palazzo Trussardi. Il viaggio à rebours di Trussardi continua: a rivangare quella strana aria sana e benestante che sono sati gli anni Ottanta, d’oro, del brand. Il ripescaggio degli storici sedili Alitalia rieditati dal Michael Young durante lo scorso Salone del Mobile (direttore della parte design che abbiamo incontrato e intervistato nel numero due) era stata solo un’anticipazione della necessità di rimettere in moto i desideri cosmopoliti: a partire  dal concetto di viaggio reso istituzione da Nicola Trussardi anni prima con set da viaggio in pelle, come valige perfette da impilare per poi guidare su roboanti auto da parco macchine plus. Un ritorno e una conferma: quella dei pellami come passaporto di un Gran Tour i cui souvenir sono tailleur “innamorati” delle spezie incontrate sul percorso.

E se da un lato continuano gli appuntamenti da calendario (e non solo) di Trussardi peri suoi 100 anni, rimane il fatto che il brand dopo uno show a Pitti lo scorso gennaio dal sitting limited, questa volta sia cascato nella stessa rete di Missoni: far vivere  lo show con chi non ha percepito minima allure da fashion week. Skater con cittadinanza a O.C. che sfrecciano per le vie del centro, diminuzione di taxi e il suono dei flash: queste le varianti tangibili che permettono ai non addetti ai lavori di percepire la FW a Milano. Poi però l’invasione di campo aumenta e se Missoni ha iniziato per primo a far sfilare en plein air tra le colonne di San Lorenzo, Trussardi ha messo in piazza il suo futuro e ha regalato alla città una sequela di modelli che hanno sfilato davanti a un pubblico non richiesto ma semplicemente di passaggio in una caldissima domenica pomeriggio in centro, dove in una singolare performance i modelli scendevano dalle auto storiche ed entravano sotto stretta sorveglianza dei taccuini del caso.

L’arrivo delle star celeb si è sommata alle altre uscite (o arrivi visto l’effetto check in alberghiero) di newcomer-sosia del rapper Pharrell Williams per un fuoco incorociato di modelli che hanno sdoganato un altro casting per maison Trussardi: quello ispirato dalla strada -metodo caro a Umit Benin- per cui i modelli debbano essere verosimili uomini  in coda per un taxi fuori dall’aeroporto così come giovani creativi che riscoprono Milano sulla bicicletta artigianale. “Perché tutti tornavano” da un lungo viaggio in giro per il mondo. Un figliol prodigo andato in cerca del proprio dna cosmopolita.

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