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Il 30 ottobre i portuali di mezzo mondo fermeranno le navi che trasportano armi I sindacati dei lavoratori portuali di sei paesi tra Europa e Mediterraneo hanno indetto una giornata internazionale di scioperi contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti. In Italia la protesta è diventata uno sciopero generale
La crisi abitativa sta avendo degli effetti devastanti sulla vita sessuale dei giovani Si parla tanto di “recessione sessuale” della Gen Z, ma il problema non è il desiderio: sono le pareti sottili, i coinquilini e i genitori. E in Italia, dove si esce di casa a 30 anni, la questione è ancora più seria.
Se le persone non avessero iniziato a pubblicare sui social i video dei supermercati vuoti forse i media e la politica non avrebbero mai parlato delle proteste al Sud Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.

Perché The Handmaid’s Tale è una distopia realistica

Dal romanzo di Atwood alla serie tv, la forza di questo racconto sta nell'avere creato un mondo che è uno specchio di ciò di cui l’umanità è capace.

02 Maggio 2017

Due degli aggettivi utilizzati più frequentemente per descrivere The Handmaid’s Tale, la serie appena uscita su Hulu e di cui si sta parlando molto anche in Italia, sono «attuale» e «profetica». Per i pochi che ancora non ne avessero sentito parlare, è una distopia ambientata in un prossimo futuro dove gli Stati Uniti non esistono più e al loro posto è stato instaurata una teocrazia di fanatici cristiani, la repubblica di Gilead, che tra le altre cose riduce le donne a proprietà, impicca gli omosessuali e spara a chiunque cerchi di fuggire in Canada. È ispirata all’omonimo romanzo della scrittrice canadese Margaret Atwood, pubblicato per la prima volta nel 1985 e rispettatissimo long-seller nel mondo anglosassone, che è stato adattato per il teatro da Harold Pinter e per il cinema da Volker Schlöndorff (in Italia è stato pubblicato con il titolo Il racconto dell’Ancella, prima da Mondadori e poi da Ponte alle Grazie). La storia, come suggerisce il titolo, è raccontata dal punto di vista di un’«ancella», cioè una schiava tenuta per scopi riproduttivi da uno dei notabili del regime, interpretata da Elizabeth Moss.

È una serie molto bella, e dal messaggio potente, però qualcuno s’è domandato, non del tutto a torto, se avrebbe ricevuto tutta questa attenzione se non fosse arrivata adesso che Trump è Presidente degli Stati Uniti, con tutto il suo bagaglio di estrema destra, e mentre in Europa si stanno facendo sentire i rigurgiti neofascisti. «Quelli di Hulu sono stati molto intelligenti (e un po’ furbi) a riprendere Atwood proprio in questo periodo», mi ha scritto un amico su Messenger. Recentemente il New Yorker ha pubblicato un ampio profilo dell’autrice dove si tracciavano molti parallelismi con l’era Trump: la sua sua, si scrive, era una visione «profetica» che «oggi sembra fin troppo vera». Tutte osservazioni pertinenti, per carità, che però hanno offuscato un elemento che non meritava di essere trascurato: la distopia immaginata da Atwood nel 1985 non «sembra fin troppo vera» soltanto oggi; è sempre stata, in un certo senso, «vera», per una scelta ben precisa fatta dall’autrice trent’anni fa e felicemente rispettata dallo showrunner, Bruce Miller, oggi.

Del suo romanzo la scrittrice canadese ha sempre fatto notare che in esso non racconta alcun crimine «che il genere umano non ha già commesso, da qualche parte nel mondo e in qualche periodo della storia». La forza del suo racconto sta proprio nel non avere “inventato” nulla, ma di avere creato un mondo che è uno specchio, amplificato e deformato, di ciò di cui l’umanità è capace. Gilead riduce le donne a mogli-bambine, come fa l’Arabia Saudita, o a schiave, come fa l’Isis. Gilead segrega i neri, come ha fatto il Sudafrica e come vorrebbe tornare a fare una certa destra radicale. Come nella Germania nazista, gli ebrei sono ufficialmente “deportati”, in realtà sterminati. Come la Ddr, Gilead si regge su uno Stato di polizia dove i vicini spiano sui vicini e nessuno può fidarsi del prossimo. Quanto al trattamento dei gay, basta pensare all’Iran o alla Cecenia.

In questo, Il racconto dell’ancella è un libro certamente femminista, ma non soltanto femminista. Quando ha iniziato a scriverlo, all’inizio degli anni Ottanta, Atwood è stata influenzata, per ragioni di contingenza storica, da due eventi di quel periodo: da un lato l’avvento degli ayatollah in Iran, con tutta la loro virulenta misoginia; e dall’altro l’ascesa della destra evangelica negli Usa, movimento oggi associato soprattutto alle lotte contro l’aborto e i matrimoni gay, ma che nelle sue origini combinava questi elementi a alla nostalgia per la segregazione dei neri: razzismo e difesa della famiglia tradizionale, come ha notato Sarah Posner, facevano parte della stessa ideologia di difesa «dello stile di vita del Sud». Anche nella Gilead di Atwood razzismo e misoginia si fondono in un’unica visione.

Nella trasposizione di Hulu, dove la scrittrice è stata coinvolta, si è perso ogni riferimento alla segregazione razziale, però Miller ha spiegato che è stata una decisione ben ponderata: nel libro, gli afroamericani sono rinchiusi in una sorta di bantustan e mantenere questa sotto-trama avrebbe costretto la serie ad avere un cast di attori protagonisti di soli bianchi, cosa che avrebbe finito per sortire l’effetto opposto, finendo con l’avere «uno show razzista» anziché «uno show che parla di razzismo». In compenso, la trasposizione televisiva include qualche elemento nuovo: il regime di Gilead, qui, pratica anche la mutilazione genitale femminile, un crimine molto diffuso in alcune zone dell’Africa, e di cui si parlava relativamente poco negli anni Ottanta. Lo showrunner ha raccontato di avere scelto di parlarne dopo essersi confrontato con dei documenti delle Nazioni Unite, proprio perché si trattava di una pratica reale: «Non volevamo inventarci delle crudeltà giusto per il gusto di». Anche quando modifica la trama originale, l’approccio di Miller è fedele a quello di Atwood: in una distopia che abbia qualcosa da raccontare, non ci può essere nulla di gratuito, nulla d’inventato.

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