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Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv americana La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 12.000 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.

Come “Hallelujah” è diventata la canzone che tutti conosciamo

18 Febbraio 2014

Quasi certamente conoscete la versione di Jeff Buckley. Molto probabilmente l’avete sentita in Shrek, nella cover di Rufus Wainwright (che in realtà è di John Cale: ci arriviamo). Presumibilmente sapete che l’originale è di Leonard Cohen, anche se alcuni di voi, forse, l’originale di Leonard Cohen non l’hanno mai sentito.

Il fatto è che “Hallelujah”, una delle canzoni più conosciute e riconoscibili, ha una storia lunga e complicata. Una storia così complessa e bizzarra che il giornalista Alan Light ci ha scritto un libro, The Holy or the Broken: Leonard Cohen, Jeff Buckley, and the Unlikely Ascent of “Hallelujah”, pubblicato nel 2012, e che The Atlantic riassume così: «quando un brano oscuro di Leonard Cohen del 1984 viene resuscitato negli anni ’90, poi riproposto e reinventato da altri artisti così tante volte fino a diventare un inno laico contemporaneo, è un po’ come avvistare un unicorno».

Queste, le tappe. Nel 1984 esce l’album di Leonard Cohen Various Positions. A quei tempi c’erano ancora le cassette: Hallelujah era la seconda traccia del lato B, messa lì nel lato “secondario” perché non era pensata per sfondare, che poi fu ciò che accadde, visto che Hallelujah non entrò in nessuna classifica. Potete ascoltarla qui.

Nel 1992 Jeff Buckley, a quei tempi un semi-sconosciuto cantante con un cognome illustre, comincia a suonare una sua versione di Hallelujah, piuttosto diversa dall’originale di Cohen, nei locali dell’East Village a New York. Quella versione finirà nel primo e unico album di Jeff Buckley, Grace, che uscirà nel 1994. Tuttavia sia Grace che l’Hallelujah di Buckley resteranno relativamente sconosciute al grande pubblico fino al 1997, quando Jeff Buckley muore annegato e la sua tragica storia, che a qualcuno ricorda quella del padre Tim, attira l’attenzione di un certo pubblico.

Nel frattempo anche Bono degli U2 aveva fatto una cover della canzone di Leonard Cohen, che risale al 1995, ma se la filano relativamente in pochi. Potete ascoltarla qui.

In realtà, sostiene Alan Light, tra il pubblico mainstream americano la canzone esplode con il primo film di Shrek, che è del 2001. Mentre lavoravano al cartone, gli autori della DreamWorks si erano imbattuti in una cover di Hallelujah guardando il film Basquiat, un biopic del 1996 dedicato all’artista newyorchese Jean-Michel Basquiat. Nel film Basquiat, Hallelujah era interpretata, in una chiave assai diversa sia da quella di Cohen che da quella di Buckley, da John Cale, ex Velvet Underground. Potete ascoltarla qui.

Alla DreamWorks la versione di Cale, che è molto più orecchiabile di quella di Cohen ma meno intensa e struggente di quella di Buckley, piace un sacco, e decidono di includerla nel film: è la scena in cui Shrek e Fiona si dicono addio e lei va a sposarsi il principe nano.

Quando però si tratta di mettere in commercio la colonna sonora del film, saltano fuori problemi di copyright. Così la DreamWorks chiede a Rufus Wainwright di fare una nuova cover, molto simile a quella già realizzata da John Cale, da includere nel CD.

È stata la versione di Wainwright/Cale a diventare «un vero e proprio fenomeno», come ricorda Andrew Adamson, codirettore del film della DreamWorks: «Tutto d’un tratto c’erano bambini di sei anni che cantavano Hallelujah e gli adulti cominciavano a chiamarla “la canzone di Shrek”».

Un’ultima curiosità. Leonard Cohen non ha mai voluto spiegare nel dettaglio il significato di Hallelujah, ma nel testo sono evidenti riferimenti sessuali (and remember when I moved in you) e religiosi: nella seconda strofe le storie bibliche di Davide e Bestabea (You saw her bathing on the roof/Her beauty in the moonlight overthrew you) e di Dalila e Sansone (She broke your throne, and she cut your hair) si fondono come se fossero un’unica storia d’amore distruttivo.

Insomma, non è una canzone per bambini.

(via)

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