Hype ↓
10:58 venerdì 27 febbraio 2026
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.
Nanni Moretti ha annunciato che voterà No al referendum sulla giustizia con una storia Instagram molto morettiana «Al referendum voto no cari saluti» ha annunciato sul social, in una storia che secondo tanti è un rimando anche a Caro diario.
L’avvocato di Maduro si è lamentato del fatto che Maduro non lo sta pagando per colpa delle sanzioni statunitensi al Venezuela Quando ha accettato di difendere in tribunale i coniugi Maduro, l'avvocato Barry Pollack non immaginava che avrebbe dovuto farlo gratis.
Alla prossima Biennale d’Arte di Venezia non ci sarà neanche un artista italiano A parte quella scelta per rappresentare il nostro Paese nel Padiglione Italia, Chiara Camoni.
Dopo essere stato snobbato agli Oscar, Park Chan-wook si è consolato con la nomina a presidente della giuria del Festival di Cannes Il regista torna, stavolta con un ruolo "istituzionale", al Festival che lo ha fatto conoscere a tutto il mondo: fu qui che nel 2004 presentò Oldboy.
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.

Perché la gente si è arrabbiata per i meme di Gucci

La nuova campagna per gli orologi è piaciuta ma ha anche sollevato critiche: fino a quanto ci si può spingere nell'appropriazione per scopi pubblicitari?

22 Marzo 2017

Sta facendo molto discutere in questi giorni la nuova campagna pubblicitaria degli orologi firmati Gucci. #TFWGucci, infatti, è esplosa su Instagram – e per tutto internet – grazie a una serie di meme realizzati in collaborazione con alcuni profili molto popolari e seguiti, come quelli del designer William Ndatila (@williamcult), della stylist Jessica Anteby (@beigecardigan) e dell’illustratrice Polly Nor (@pollynor) fra gli altri, e il sempre giudicante popolo del web si è diviso tra chi ha scelto di condividerli trovandoli geniali e chi invece si è fatto qualche domanda in più, anche arrabbiandosi in qualche caso. Ognuno dei “creatori di meme” coinvolti ha condiviso la propria immagine ironica a tema Gucci e il risultato dei loro sforzi è stato raccolto in un sito creato apposta per accogliere il progetto: lo trovate qui, assieme a una spiegazione dettagliata del fenomeno, Richard Dawkins compreso.

Gucci Meme 2

Non è la prima volta che Alessandro Michele si affida al suo radar di Instagram per scegliere come promuovere Gucci: lo aveva già fatto quando ha lasciato che Trouble Andrew taggasse borse e accessori con il moniker di Gucci Ghost, e con #GucciGram, quando aveva chiesto a una serie di visual artist di reinterpretare i motivi Blooms e Caleido; oppure ancora quando, per introdurre sul mercato le nuove sneakers del marchio, ha lanciato la #24HourAce e coinvolto giovani videomaker di tutto il mondo. D’altronde, chiunque segua Michele sul social – e sono in tanti visto che il suo account (@lallo25) conta più di centocinquantamila follower e si è meritato diversi articoli in questi anni di Guccification – sa che il designer è piuttosto attivo su Instagram e generalmente molto attratto dalla internet culture. È merito di quell’approccio curioso e onnivoro cui ci ha abituati, che gli permette di disegnare una moda colta e frivola allo stesso tempo, dove il decorativismo estremo incontra il punk e dove lo styling eccessivo e la moltitudine di spunti presenti in un solo look finiscono per far girare la testa a molti (non prima di aver servito al pubblico un nuovo paio di mocassini, con o senza pelo, un bomber con un serpente glitterato cucito sulle spalle, un cappotto a stampa animalier o un completo a fiori in colori sgargianti).

Non è un caso che proprio Gucci sia il primo cliente confermato dell’agenzia creativa fondata dalla designer di stanza a Berlino Ksenia Shestakovskaia, proprietaria dell’account @decorhardcore, dove nel 2015 ha iniziato a postare foto di interni retrò riccamente arredati e sfacciatamente lussuosi, stanca del minimalismo dilagante tipico dell’estetica Instagram, la quale prevede causa algoritmo che pallet dipinti di bianco e poche piante grasse ben posizionate siano più digeribili nello scrolling infinito delle nostre giornate. Parlando di #GucciGram, appropriazione culturale e di tempi in cui lo sguardo al passato viene più naturale di quello al futuro, Angelo Flaccavento ha scritto proprio su Studio: «Michele ha creato una estetica tutta sua, in bilico tra oggi e ieri, aderenza al presente e scollamento consapevole dall’hic et nunc. La pratica funziona non ultimo perché esperita e diffusa attraverso tutti i canali disponibili, incluso il web». In un momento storico in cui sempre più consumatori chiedono coerenza ai marchi che consumano e sempre più attenzione al modo in cui divulgano i loro prodotti, allora, perché i meme di Gucci, che sembrano essere perfettamente in linea con la filosofia del marchio, hanno provocato anche dello scontento?

Gucci Meme 1

A far storcere il naso a molti è stata l’idea che un marchio del lusso potesse capitalizzare sui meme, sacri portabandiera della satira internettiana, low-fi per definizione, appropriandosi di qualcosa che nasce per deridere e irretire con il solo scopo di vendere orologi piuttosto costosi. E sebbene il meme sia in realtà una sorta di territorio franco senza padroni (in fondo, nascono per essere riadattati e condivisi da un pubblico potenzialmente infinito), questo è già un punto interessante, come scrive infatti Wendy Syfret su i-D Magazine: «A essere onesti, la preoccupazione intorno ai marchi che si appropriano della cultura giovanile è legittima. Solo l’anno scorso diversi grandi marchi di moda sono finiti sotto inchiesta per aver utilizzato il lavoro di molti artisti indipendenti senza aver dato loro nessun credito o compenso».

Se di coerenza abbiamo parlato, però, bisognerà ammettere che non è il caso di questa specifica campagna, e sebbene anche a Gucci siano state rimproverate in passato altre appropriazioni indebite, questa volta più che di un rip-off si è trattato di una collaborazione vera e propria, nonché di una «geniale» operazione di marketing, come ha scritto Thomas Sebastian Matheson (@youvgotnomale, una delle personalità social coinvolte) in risposta alle critiche. Il designer e direttore creativo Michael Carney su Twitter, invece, si è chiesto perché un marchio che ha a disposizione una grande quantità di capitali non si impegni a produrre arte invece che meme. Se per fair play bisogna citare a questo proposito almeno una delle sponsorizzazioni “culturali” promosse dal brand, come quella del LACMA di Los Angeles, il cortocircuito resta: siamo disposti a sacrificare tutto, dai meme al femminismo, in nome della pubblicità?

Articoli Suggeriti
La moda aveva già tanti problemi e adesso si ritrova anche i broligarchi in prima fila alle sfilate

Mark Zuckerberg in prima fila da Prada, Jeff Bezos al fianco di Anna Wintour da Dior: l'epopea vestimentaria degli ex nerd, dalle felpe alla couture, dovrebbe preoccupare tutti gli amanti della moda.

Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa

La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati

Leggi anche ↓
La moda aveva già tanti problemi e adesso si ritrova anche i broligarchi in prima fila alle sfilate

Mark Zuckerberg in prima fila da Prada, Jeff Bezos al fianco di Anna Wintour da Dior: l'epopea vestimentaria degli ex nerd, dalle felpe alla couture, dovrebbe preoccupare tutti gli amanti della moda.

Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa

La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati

Tutto quello che dovete sapere per arrivare pronti alla settimana della moda lo trovate nella nuova puntata di The Fashion Show

Dai risultati economici dei giganti francesi, alle sfilate della couture e dell'abbigliamento maschile: nella Studio House va in scena l'analisi del mercato della moda

Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari

Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.

Dalle cime delle Dolomiti alle acque del Lago di Como, le calzature FILA celebrano il Bel Paese

Snow Wolf 3 e Como Fusion celebrano l'heritage di un brand che ha segnato la storia delle competizioni sportive, dal 1978 ad oggi, che veste la Nazionale Cinese di Freestyle Aerials (senza dimenticare Alberto Tomba)

Maria Grazia Chiuri è l’unica designer al mondo che può dire di aver vestito Dante

È riuscita anche a far indossare a Dante il parka, curando i costumi per Inferno, che debutta stasera al Teatro dell'Opera di Roma.