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La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.

Google chiude Wave dopo anni di sofferenza social

24 Novembre 2011

Due giorni fa Google ha annunciato nel suo blog aziendale la chiusura di alcuni servizi più o meno noti: si va da Knol (un’enciclopedia online gestita dagli utenti) a Wave, il social network lanciato dalla Grande G in pompa magna nel maggio del 2009 e destinato, secondo i suoi creatori, a rivoluzionare la comunicazione e la socialità online. Wave doveva unire tre mondi diversi e distanti (e-mail, messaggistica istantanea e wiki) in modo inedito, trasformando l’applicazione in un potentissimo mezzo di comunicazione: veloce, interattivo e multimediale.

Non è andata così. Il 5 agosto 2010 è stato interroto lo sviluppo di Wave, ovvero il team che ci aveva lavorato ha smesso di aggiornarlo e migliorarlo: il sistema era quindi congelato, in attesa di una svolta, o della fine. Quest’ultima, puntuale,  è arrivata qualche giorno fa via mail a tutti gli iscritti a Wave: il 31 gennaio 2012 il servizio non potrà più essere utilizzato (sarà di fatto chiuso) e tutte le “Onde” create dagli utenti diveranno read-only (si potranno leggere e non se ne potranno scrivere di nuove). Fino al 30 aprile 2012, ovviamente, quando l’intero servizio sarà spento e smantellato. Per questo motivo Google ha dato la possibilità alla comunità di salvare le conversazioni in pdf, per chi volesse conservarle.

Non si direbbe, ma l’annuncio della chiusura di Wave ha gettato nel panico qualcuno, tra i pochi utenti del servizio. Per chi non fosse proprio pronto a rinunciare all’Onda, ecco alcuni progetti open-source consigliati da Google per gli utenti dal cuore infranto: Apache WaveWalkaround.

La soppressione di Wave è un capitolo significativo nella tormentata storia sul rapporto tra Google e il social networking. Con Wave e Buzz la Grande G ha conosciuto dei sonori buchi nell’acqua, proprio mentre la rivale Facebook da start-up diventava gigante. Errori che Eric Schimdt, ex amministratore delegato e ora direttore esecutivo di Google, ha ammesso pubblicamente affermando di “essersi incasinato” nella rincorsa a Mark Zuckerberg.

L’avventura social di Google continua ora su Google+, che a fine settembre ha superato quota 50 milioni di iscritti, pochi giorni dopo essere stato aperto a tutti e non solo agli “invitati”. Plus è stato pensato da Google come prodotto vincente dopo una tale sequela di fail. Vedremo nei prossimi anni se sarà così o se saremo costretti a ricevere mail in cui si annuncia la chiusura del servizio.

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