Libri del mese ↓
11:59 domenica 1 febbraio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Gone Girl, il film che parla di tutti

Alla proiezione londinese dell'ultima fatica di David Fincher, che secondo alcuni è la sua prima vera commedia e unisce a modo suo chick-lit e thriller. E mette in scena la vera, grande tragedia della classe media.

08 Ottobre 2014

C’erano molte signore sabato sera in quel cinema di Londra, pieno centro, sala piena. Nella fila di fronte alla mia quattro tizie si palleggiavano come in un telefono senza fili la battuta «Chissà quanto farà paura!». Nella poltrona di fianco stava una donna da sola, popcorn e Coca Cola Light a confermarne la stazza, di sicuro appassionata lettrice del romanzo da cui il film è tratto.

Il Film. Quello di cui tutti parlano. Quello che in Italia vedremo solo a Natale, tolta la mesta puntatina al Festival di Roma, non un nome qualunque del cast a presentarlo (o almeno fino ad ora nessun nome qualunque è stato confermato). Il Film: Gone Girl, da noi L’amore bugiardo, stupido e fuorviante titolo già dato al libro.

Il Libro. Quello di cui tutti hanno parlato per mesi – ovunque tranne che in Italia, dove sono stati capaci di fargli vendere sedici copie. L’ha scritto Gillian Flynn, che ha avuto un’intuizione assai furba: prendere la chick-lit che piace alle donne e infilarla in un thriller che piacesse anche agli uomini, ma che in realtà è la storia di un matrimonio, no, è un giallo telefonatissimo, no, è l’invenzione di un nuovo genere letterario, no, che razza di roba è.

[La trama, per quelli che la ignorano. Boy meets girl. Scrittore fallito lui, palincula mantenuta dai genitori lei. Causa spese condominiali troppo alte a New York tornano nel provincialissimo Missouri, dove lui è cresciuto. Lei frigge, e un giorno scompare. I sospetti ricadono molto presto su di lui. Si scoprirà – ATTENZIONE: SPOILER! – che lei è una matta, ma matta vera.]

Prendere la chick-lit che piace alle donne e infilarla in un thriller che piacesse anche agli uomini, ma che in realtà è la storia di un matrimonio, no, è un giallo telefonatissimo, no, è l’invenzione di un nuovo genere letterario, no, che razza di roba è.

Il Libro ha venduto uno sproposito, coppiette di lettori finalmente messe d’accordo – nonostante leggessero con trasporto le vicende di un’abominevole coppietta – dalla scaltrissima operazione che alterna diari alla Carrie Bradshaw a sviluppi stile Stephen King. Oggi Flynn è una felice miliardaria pronta a scrivere Utopia, nuova serie prodotta da Hbo e diretta da David Fincher.

David Fincher è il regista del Film, e anche questo rende Gone Girl il titolo di cui tutti parlano. Fincher è il regista più figo in circolazione, anche più di quando girava Se7en e Fight Club. Oggi gli si perdonano i passi falsi (Il curioso caso di Benjamin Button) e le confezioni di mestiere (Millennium – Uomini che odiano le donne). Perché ha fatto il più grande capolavoro della contemporaneità: The Social Network. E perché è entrato nel flusso dell’hype come Autore (lettera maiuscola) di House of Cards, serie prodotta da Netflix. Prendete questi ultimi due titoli: avrete Gone Girl.

La stampa locale ha scritto che il Film è la prima vera commedia di Fincher, e dire che The Social Network (sceneggiatura di Aaron Sorkin) l’avevano visto in molti. Sarà questione di rapporto tra humour e latitudine, ma davanti a Gone Girl gli anglosassoni hanno riso come matti: nella mia sala londinese si sbellicavano come noi non facciamo neanche davanti a Checco Zalone.

Il pubblico italiano probabilmente non lo capirà. Ci sono momenti di grottesca vita matrimoniale che sembrano girati da Marco Ferreri, che da noi non ha incassato in una vita quello che Fincher ha macinato nel solo primo weekend di programmazione (38 milioni di dollari negli Stati Uniti, 62 in tutto il mondo, mie sterline comprese). C’è un omicidio (spassosissimo) che pare rubato a un film di David Cronenberg, altro noto incompreso dal pubblico medio italiano.

Sarà questione di rapporto tra humour e latitudine, ma davanti a Gone Girl gli anglosassoni hanno riso come matti: nella mia sala londinese si sbellicavano come noi non facciamo neanche davanti a Checco Zalone.

Lo vedranno comunque in molti – quelli che nel frattempo non l’avranno scaricato, s’intende. Lo vedranno perché Gone Girl è, aridaje, il film di cui tutti parlano. O forse perché è un film che parla di tutti. Delle vite che spiamo, le vite che vogliamo, le vite che sono vere solo se lo decidiamo noi. «Mia moglie dice che il marito è l’assassino», dice uno dei poliziotti impegnati nel caso della donna scomparsa. Il parere di sua moglie, che – immaginiamo noi – commenta i notiziari della sera mentre infila ordinatamente i piatti nella lavastoviglie, vale più della verità. Anche per questo il film diventa la vera, grande tragedia della classe media e della sua autorappresentazione.

In Gone Girl passano le vite degli altri, che poi sono precisamente la nostra. I selfie che sollevano indignazione popolare, ma aspetta che me ne scatto uno. Passa quel che si nasconde dentro una casa (dentro una coppia) quando la porta resta chiusa. C’è esattamente questa scena, nel film, e vale più di mille saggi di sociologia del matrimonio.

E poi Gone Girl fa tornare grande e potente il cinema. Il copione l’ha scritto Flynn medesima, ma è la regia di Fincher a mettere la firma al film. Il suo senso del racconto, delle luci piovose, del sonoro sempre affollato, della tensione costante. Le signore londinesi in sala sono rimaste deluse, ne sono certo. Perché la chick-lit del romanzo scompare, proprio come la gelida (dicono hitchcockiana) Rosamund Pike, che interpreta la Gone girl del titolo, svanisce di fronte all’immenso marito Ben Affleck, che con i suoi micro-spostamenti del volto accompagna i continui spostamenti di senso del film [sputatemi, ne avete facoltà].

La chick-lit di Flynn l’ha seppellita Fincher in persona. L’hanno seppellita gli Underwood. Frank e Claire, ovvero Kevin Spacey e Robin Wright, ovvero i due super-stronzi di House of Cards. Per un attimo immagini che sia la loro, quella porta che si chiude alle spalle della coppia. E che la verità delle nostre vite sia sempre una bruttissima cosa.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.