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06:37 lunedì 12 gennaio 2026
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.

Dieci anni di GMail

Nato come un esperimento, ha finito per rivoluzionare per sempre la posta elettronica e Google. Il primo decennale del miglior servizio email del mondo, che al tempo fu scambiato per un pesce d'aprile.

01 Aprile 2014

All’inizio sembrava uno scherzo. Le caratteristiche del prodotto erano incredibili per l’epoca, e l’azienda che lo stava presentando, Google, aveva già dimostrato una certa passione per le burle. Senza contare che era il primo aprile 2004 – la giornata mondiale dedicata alle allegre fandonie – quando la Grande G, all’epoca ancora un semplice motore di ricerca, non il colosso tentacolare che è oggi, presentò al mondo il suo servizio e-mail, GMail. A dieci anni di distanza, come spesso succede ripercorrendo la storia recente della tecnologia, è difficile pensare sia passato così poco tempo: in appena una decade GMail ha conquistato il mercato e riscritto il nostro rapporto con la posta elettronica. Sembra sia sempre stata qui con noi.

A ulteriore conferma di quanto un balzello temporale possa portarci in un mondo distante da quello di oggi, c’è il comunicato ufficiale di Google elenca tutti gli optional del servizio. È un’ottima rilettura per poter misurare la frenesia del progresso tecnologico odierno. GMail, si legge nel comunicato, sarebbe stato una servizio di webmail e quindi tutti i dati sarebbero stati conservati nei server della società, non sulle macchine dei suoi utenti; ai quali sarebbe stato garantito un gigabyte di memoria , o come spiega Google nel lungo show off, «otto milioni di bit di informazione, l’equivalente di 500 mila pagine di email. Per utente». Era un’infinità di spazio per l’epoca. Troppo. Non c’erano dubbi, doveva proprio trattarsi di uno scherzo (*).

Una burla, quindi, l’ennesimo pesce d’Aprile googliano, ciance ubriache a cui non dare peso – anche se (qualcuno sospirò) sarebbe bello vedere la ricerca di Google applicata alla posta elettronica. Ma non succederà. D’altronde perché diavolo Google Il Motore Di Ricerca dovrebbe sporcarsi le mani con le nostre missive? L’azienda non aveva ancora acquistato YouTube, per dire, all’epoca sembrava poco disposta a distrazioni al di fuori della search bar: ricerca, ricerca, ricerca, niente di più.

E allora perché oggi festeggiamo i dieci anni di Gmail? La risposta corretta potrebbe essere: “per disperazione”. Avete mai provato a cercare una mail su sistema pre-GMail? Avete mai usato uno di quei cosi? Era molto complicato. Persino Larry Page, co-fondatore e all’epoca presidente della società, si accorse dei disagi che molti suoi dipendenti trovavano nel consultare l’archivio della loro posta: una googler, per esempio, «si lamentava sempre di spendere tutta la giornata a filtrare messaggi o a cercarli. E quando non era occupata con quello, doveva cancellare mail come una pazza per rimanere sotto il limite obbligatorio di 4 megabyte». Un problema di un dipendente di Google è un problema anche per Google, come possiamo immaginare. Quindi, per anche per Page. Ed ecco che entra in scena Paul Buchheit. Buchheit è una di quelle personalità della Silicon Valley che conoscete benissimo anche se non l’avete mai sentita nominare: ha lavorato presso Intel per poi diventare il 23esimo dipendente di Mountain View, di cui coniato il celeberrimo motto, “Don’t Be Evil”; ha co-fondato FriendFeed, un proto-social network assorbito da Facebook nel 2009.; ha inventato GMail e mentre lo faceva ha creato anche AdSense, l’algoritmo alla base del business pubblicitario della società. Ora è un imprenditore e un investitore privato. Senza di lui tutto questo internet non sarebbe così luminoso.

Come ha raccontato a Jessica Livingston nel libro Founders at Work, Buchheit cominciò a pensare a un servizio alternativo di posta elettronica agli albori del web commerciale, attorno al 1996: «Avevo tante piccole idee senza un fine preciso», ha detto, «sorprendentemente all’epoca avevo chiamato questo progetto Gmail, per un qualche motivo. Era prima di Hotmail, quando ero ancora al college. All’epoca per controllare la posta dovevo andare nella mia camera al dormitorio, e mi sembrava una cosa assurda da fare». Eppure per quanto difettoso e scomodo, il settore e-mail sembrava destinato a rimanere in quello stato: anche a Google, ha spiegato, «l’idea di occuparsi di posta elettronica sembrava strana. In molti non ne erano convinti, (…) fece un po’ di scalpore». Per questo il programmatore ha dovuto fare tutto da solo, almeno per il primo periodo, sfruttando la famosa regola del 20%, quella per cui ogni googler può sfruttare un quarto del suo tempo lavorativo per sviluppare progetti personali. GMail diventò prima il servizio mail interno della società per poi essere aperto a invito riservatissimo nel marzo del 2004. Il mese dopo, dieci anni fa, l’apertura “ufficiale”.

Tutti potevano avere un account (gratuito, ovviamente) e uno spazio sterminato in continua espansione. E tutti non vedevano l’ora di vedere il frutto dei lombi di Google, tanto che nel corso del periodo a cui si poteva accedere al servizio solo per cooptazione, si vendevano inviti a Gmail su eBay per 150 dollari. Il successo del servizio è anche dovuto alla “fase beta perpetua” di scuola Google: l’azienda è nota per lasciare i nuovi prodotti (GMail, Maps) in un limbo in cui sono costantemente aggiornate e vengono provate nuove funzioni. Normalmente la “beta” pubblica dura molto meno, è il decollo di un nuovo progetto. GMail invece ne è uscita solo nel 2009, quando ormai aveva circa 150 milioni di utenti. Non c’era fretta, anche perché si tratta soprattutto di una questione semantica: normalmente un software viene aggiornato ufficialmente con l’uscita della versione 1.0, 2.0 e così via; Google invece punta da sempre nella «costante rifinitura» dei suoi prodotti. È un flusso continuo, non richiede dischi di di installazione. Fa tutto Mountain View, che a volte sbaglia e torna indietro. Oppure punta tutto su un nuovo feature. “Beta perpetua” è una bella scelta di branding più che una dichiarazione di intenti professionale.

Eppure ha funzionato. Oggi GMail festeggia dieci anni da leader nel settore della posta elettronica con 425 milioni di utenti (dati aggiornati al 2012), è uno dei cardini di questa sorta di Skynet che sta diventando Google, si sposa egregiamente con Drive, il servizio cloud, e Google Plus, il social network. Ma è diventata anche la mail “seria”, quella che abbiamo aperto tutti archiviando per sempre l’esperienza di indirizzi naïf come [email protected] e rinunciando per sempre ai nostri anni giovanili in cui, anche se si perdeva una mail (e che cos’era poi una “mail”?), non succedeva granché.

(*) Attualmente, ogni account ha a disposizione gratuitamente 15 GB di memoria.

Immagine di Jacopo Marcolini

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