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15:36 martedì 25 agosto 2026
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.

Dieci anni di GMail

Nato come un esperimento, ha finito per rivoluzionare per sempre la posta elettronica e Google. Il primo decennale del miglior servizio email del mondo, che al tempo fu scambiato per un pesce d'aprile.

01 Aprile 2014

All’inizio sembrava uno scherzo. Le caratteristiche del prodotto erano incredibili per l’epoca, e l’azienda che lo stava presentando, Google, aveva già dimostrato una certa passione per le burle. Senza contare che era il primo aprile 2004 – la giornata mondiale dedicata alle allegre fandonie – quando la Grande G, all’epoca ancora un semplice motore di ricerca, non il colosso tentacolare che è oggi, presentò al mondo il suo servizio e-mail, GMail. A dieci anni di distanza, come spesso succede ripercorrendo la storia recente della tecnologia, è difficile pensare sia passato così poco tempo: in appena una decade GMail ha conquistato il mercato e riscritto il nostro rapporto con la posta elettronica. Sembra sia sempre stata qui con noi.

A ulteriore conferma di quanto un balzello temporale possa portarci in un mondo distante da quello di oggi, c’è il comunicato ufficiale di Google elenca tutti gli optional del servizio. È un’ottima rilettura per poter misurare la frenesia del progresso tecnologico odierno. GMail, si legge nel comunicato, sarebbe stato una servizio di webmail e quindi tutti i dati sarebbero stati conservati nei server della società, non sulle macchine dei suoi utenti; ai quali sarebbe stato garantito un gigabyte di memoria , o come spiega Google nel lungo show off, «otto milioni di bit di informazione, l’equivalente di 500 mila pagine di email. Per utente». Era un’infinità di spazio per l’epoca. Troppo. Non c’erano dubbi, doveva proprio trattarsi di uno scherzo (*).

Una burla, quindi, l’ennesimo pesce d’Aprile googliano, ciance ubriache a cui non dare peso – anche se (qualcuno sospirò) sarebbe bello vedere la ricerca di Google applicata alla posta elettronica. Ma non succederà. D’altronde perché diavolo Google Il Motore Di Ricerca dovrebbe sporcarsi le mani con le nostre missive? L’azienda non aveva ancora acquistato YouTube, per dire, all’epoca sembrava poco disposta a distrazioni al di fuori della search bar: ricerca, ricerca, ricerca, niente di più.

E allora perché oggi festeggiamo i dieci anni di Gmail? La risposta corretta potrebbe essere: “per disperazione”. Avete mai provato a cercare una mail su sistema pre-GMail? Avete mai usato uno di quei cosi? Era molto complicato. Persino Larry Page, co-fondatore e all’epoca presidente della società, si accorse dei disagi che molti suoi dipendenti trovavano nel consultare l’archivio della loro posta: una googler, per esempio, «si lamentava sempre di spendere tutta la giornata a filtrare messaggi o a cercarli. E quando non era occupata con quello, doveva cancellare mail come una pazza per rimanere sotto il limite obbligatorio di 4 megabyte». Un problema di un dipendente di Google è un problema anche per Google, come possiamo immaginare. Quindi, per anche per Page. Ed ecco che entra in scena Paul Buchheit. Buchheit è una di quelle personalità della Silicon Valley che conoscete benissimo anche se non l’avete mai sentita nominare: ha lavorato presso Intel per poi diventare il 23esimo dipendente di Mountain View, di cui coniato il celeberrimo motto, “Don’t Be Evil”; ha co-fondato FriendFeed, un proto-social network assorbito da Facebook nel 2009.; ha inventato GMail e mentre lo faceva ha creato anche AdSense, l’algoritmo alla base del business pubblicitario della società. Ora è un imprenditore e un investitore privato. Senza di lui tutto questo internet non sarebbe così luminoso.

Come ha raccontato a Jessica Livingston nel libro Founders at Work, Buchheit cominciò a pensare a un servizio alternativo di posta elettronica agli albori del web commerciale, attorno al 1996: «Avevo tante piccole idee senza un fine preciso», ha detto, «sorprendentemente all’epoca avevo chiamato questo progetto Gmail, per un qualche motivo. Era prima di Hotmail, quando ero ancora al college. All’epoca per controllare la posta dovevo andare nella mia camera al dormitorio, e mi sembrava una cosa assurda da fare». Eppure per quanto difettoso e scomodo, il settore e-mail sembrava destinato a rimanere in quello stato: anche a Google, ha spiegato, «l’idea di occuparsi di posta elettronica sembrava strana. In molti non ne erano convinti, (…) fece un po’ di scalpore». Per questo il programmatore ha dovuto fare tutto da solo, almeno per il primo periodo, sfruttando la famosa regola del 20%, quella per cui ogni googler può sfruttare un quarto del suo tempo lavorativo per sviluppare progetti personali. GMail diventò prima il servizio mail interno della società per poi essere aperto a invito riservatissimo nel marzo del 2004. Il mese dopo, dieci anni fa, l’apertura “ufficiale”.

Tutti potevano avere un account (gratuito, ovviamente) e uno spazio sterminato in continua espansione. E tutti non vedevano l’ora di vedere il frutto dei lombi di Google, tanto che nel corso del periodo a cui si poteva accedere al servizio solo per cooptazione, si vendevano inviti a Gmail su eBay per 150 dollari. Il successo del servizio è anche dovuto alla “fase beta perpetua” di scuola Google: l’azienda è nota per lasciare i nuovi prodotti (GMail, Maps) in un limbo in cui sono costantemente aggiornate e vengono provate nuove funzioni. Normalmente la “beta” pubblica dura molto meno, è il decollo di un nuovo progetto. GMail invece ne è uscita solo nel 2009, quando ormai aveva circa 150 milioni di utenti. Non c’era fretta, anche perché si tratta soprattutto di una questione semantica: normalmente un software viene aggiornato ufficialmente con l’uscita della versione 1.0, 2.0 e così via; Google invece punta da sempre nella «costante rifinitura» dei suoi prodotti. È un flusso continuo, non richiede dischi di di installazione. Fa tutto Mountain View, che a volte sbaglia e torna indietro. Oppure punta tutto su un nuovo feature. “Beta perpetua” è una bella scelta di branding più che una dichiarazione di intenti professionale.

Eppure ha funzionato. Oggi GMail festeggia dieci anni da leader nel settore della posta elettronica con 425 milioni di utenti (dati aggiornati al 2012), è uno dei cardini di questa sorta di Skynet che sta diventando Google, si sposa egregiamente con Drive, il servizio cloud, e Google Plus, il social network. Ma è diventata anche la mail “seria”, quella che abbiamo aperto tutti archiviando per sempre l’esperienza di indirizzi naïf come [email protected] e rinunciando per sempre ai nostri anni giovanili in cui, anche se si perdeva una mail (e che cos’era poi una “mail”?), non succedeva granché.

(*) Attualmente, ogni account ha a disposizione gratuitamente 15 GB di memoria.

Immagine di Jacopo Marcolini

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