Hype ↓
14:52 giovedì 19 marzo 2026
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.

Glass Onion, l’elogio dell’idiozia

Il nuovo film di Rian Johnson non è davvero un giallo ma una satira, una presa in giro: dei ricchi stupidi, dei film scemi e del pubblico che va dietro agli uni e agli altri.

28 Dicembre 2022

Rian Johnson, il regista di Glass Onion, pensa che siamo degli idioti, tutti quanti, nessuno escluso. Non degli idioti qualunque ma esponenti di una categoria dell’idiozia particolare, quella più imbarazzante e soprattutto irrecuperabile: gli idioti inconsapevoli, che poi sono anche quelli permalosi. Subito dopo l’arrivo su Netflix di Glass Onion, ho fatto una cosa che non si dovrebbe fare mai e che faccio sempre prima di cominciare a pensare qualsiasi cosa di un film: sono andato sui social a vedere cosa ne pensassero gli altri. Un sacco di gente si è sentita offesa da Glass Onion, offesa in quella maniera altezzosa di cui sono capaci solo le persone convinte di possedere un’intelligenza di cui spesso, però, non hanno mai fornito prova. Glass Onion è un film offensivo, ho letto in commenti diversi di persone diverse, perché è un film idiota. Ed è la verità: Johnson ha diretto un film idiota, basato tutto su quei mezzucci e trucchetti giallistici che il Lionel Twain di Truman Capote denunciava con sdegno già nel 1976, nella scena finale di Invito a cena con delitto, uno dei film che ha evidentemente influenzato Johnson nella creazione della saga di Knives Out e soprattutto di questo secondo capitolo delle avventure di Benoit Blanc, il miglior detective del mondo interpretato da Daniel Craig. Ma c’è un’altra verità che gli offesi tacciono o ignorano: Johnson ha diretto un film idiota che però funziona quasi alla perfezione, e questo è possibile – proprio come spiegava Lionel Twain/Truman Capote – solo se a guardarlo c’è un pubblico altrettanto idiota. Lo spiega pure Blanc in uno dei dialoghi più azzeccati del film: a Helen (Janelle Monáe) il detective spiega che lui a giocare a Cluedo è scarsissimo perché Cluedo è un gioco scemo e le persone intelligenti sono sempre scarsissime ai giochi scemi. Entro la fine del film capirà la fallacia di questo ragionamento. A quelli che alla fine di Glass Onion si sono sentiti offesi, invece, l’epifania deve essere sfuggita.

Glass Onion funziona solo se chi ascolta i magniloquenti monologhi di Miles Bron – il miliardario un po’ Mark Zuckerberg e un po’ Elon Musk interpretato da Edward Norton, attore il cui immenso talento cominceremo ad apprezzare davvero chissà quando e comunque sempre troppo tardi – è così idiota da non accorgersi che sono pieni di verbi inventati di sana pianta e sostantivi usati per dire quel che non vogliono dire. Glass Onion funziona solo se chi guarda il film è così idiota da guardare anche altro nel frattempo: Johnson lo sa che la maggior parte di noi guarderà il film su Netflix (solo un idiota spenderebbe dei soldi per vedere al cinema tre settimane prima quello che potrà vedere su Netflix tre settimane dopo, no?), lo sa che la maggior parte di noi si farà certamente distrarre da un altro schermo durante la visione, lo sa e costruisce quasi tutto il film attorno alla certezza di questa distrazione. Che in fondo è la certezza della nostra idiozia. Che in fondo è il tema, il punto, il messaggio del film. «Che cosa abbiamo visto davvero?», chiede un accalorato Blanc nel mezzo di uno dei tantissimi spiegoni del film, domanda alla quale segue un imbarazzo identico degli altri personaggi e di tutti gli spettatori.

C’è un tratto sadico, crudele, guastafeste nella regia che Johnson ha scelto per Glass Onion. Il regista ha raccontato di aver litigato con la produzione per il titolo del film, che nella sua interezza è Glass Onion: A Knives Out Mistery. Johnson non voleva riferimenti a Knives Out perché non voleva creare l’ennesimo universo condiviso ma una “semplice” serie di storie che inizino e finiscano in se stesse, senza proseguire infinitamente le une nelle altre. Forse è anche per questo che con Glass Onion il regista si è evidentemente sforzato di fare la cosa più diversa possibile da Knives Out. Forse voleva indispettire la produzione, chissà. O magari voleva sorprendere il pubblico, convinto, dopo il primo film, di aver già capito tutto, di sapere ormai cosa aspettarsi. Johnson, invece, questa volta fa una cosa completamente diversa. Non si tratta solo della geografia della storia, che dall’autunno del New England si sposta all’estate greca, che scambia i maglioni a trecce di Chris Evans con il bikini arancione di Kate Hudson (al ritorno al mestiere di attrice con l’interpretazione della modella decaduta e influencer impedita Birdie Jay). Non si tratta nemmeno della trasformazione di Benoit Blanc, da Hercule Poirot in ispettore Clouseau della Pantera rosa, grazie a un Craig sempre miracolosamente in equilibrio tra caricatura e macchietta, tra attore in overacting e interprete caratterista. Se Knives Out era un omaggio ai classici del genere – c’è uno stupendo profilo del New Yorker in cui Johnson dimostra la sua passione per il giallo spiegando perché Agatha Christie non è stata mai capita davvero dai suoi lettori – Glass Onion è una perversione, una satira degli stessi: la rivelazione di quasi tutto quello che c’è da rivelare arriva nel mezzo del film, durante il secondo atto, invece che nel finale, alla chiusura del terzo, di atto, lasciando così nelle mani dello spettatore la cipolla di vetro del titolo, con il centro in bella vista attraverso gli strati ora trasparenti.

Certo, restano in Glass Onion molte delle cose che avevano reso Knives Out il successo che è stato. Il design degli oggetti – soprattutto la mistery box dalla quale tutto comincia – di Rick Heinrichs. I costumi di Jenny Eagan, con quel gusto impareggiabile per colori e fogge. La fotografia di Steve Yedin e il montaggio di Bob Ducsay. Soprattutto, resta il disprezzo per i ricchi, che nel primo film erano quelli vecchi – gli ereditieri – e nel secondo sono quelli nuovi: startuppari, influencer, streamer, nuovi pubblici rappresentanti e innovativi geni del privato. Uno dei temi della narrativa cinematografica di quest’anno è stato il disgusto, il disprezzo per i ricchi, e Glass Onion alla fine è una satira e non un giallo anche e soprattutto perché lo si può comodamente mettere nella stessa categoria in cui stanno Triangle of Sadness e The Menu, solo per citare due titoli tematicamente simili di cui abbiamo scritto anche qui su Rivista Studio. Se Knives Out era il giallo perfetto per raccontare l’America trumpiana – la lavoratrice immigrata dal Paraguay eredita la casa ancestrale della famiglia wasp per decisione del patriarca della stessa, e alla fine guarda tutti dall’alto in basso sorseggiando perfida da un tazza con su scritto “My house, my rules, my coffee!!” – Glass Onion è quello giusto per questi anni di smarrimento post pandemico. All’inizio del film vediamo Blanc impegnato in una partita di Among Us giocata su Zoom assieme a Natasha Lyonne, Stephen Sondheim e Angela Lansbury. Blanc è in crisi e dice di aver bisogno di un caso da risolvere per riempire il vuoto. Quando gli si presenta l’occasione di partecipare alla cena con delitto organizzata da Miles Bron per il suo gruppo di amici, Blanc è deliziato all’idea di far parte dei giochi organizzati da una grande mente per menti altrettanto grandi. È una fatica – di più: una sofferenza – per lui ammettere di essersi invece ritrovato in un mondo di idioti: nerd diventati oligarchi grazie a idee rubate, modelle convinte che gli sweatshop del Bangladesh siano i posti in cui si fanno gli sweatpants, attivisti per i diritti degli uomini che si fanno ancora fare il bucato dalla mamma, nuovi politici finanziati sempre dagli stessi soldi, ricchezze che si accumulano infinitamente oltre l’utilità delle idee che le hanno generate.

Glass Onion alla fine è una satira e non un giallo perché l’epifania alla quale giunge Blanc è quella alla quale il film porta – vorrebbe portare – anche noi: gli idioti trionfano solo in un mondo idiota popolato da altri idioti, gli scemi vincono solo nei giochi scemi giocati da altri scemi, proprio come Cluedo. Se personaggi come quelli che si ritrovano sulle isole greche per partecipare alle cene dei Miles Bron del mondo sono i disruptor, i rivoluzionari, i vincitori è solo una decisione nostra, colpa del nostro bisogno patologico di dare senso e peso a ciò che è privo di entrambi. E questa è una verità che sta, ed è sempre stata, davanti ai nostri occhi. Proprio come il centro di una cipolla di vetro.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026

Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.

Per Bruce Sterling, quello che succede alla musica succederà all’intelligenza artificiale

Dal 14 al 15 marzo si tenuto al Macro di Roma il convegno The Dream Syndicate. Tra gli ospiti c'era anche la leggenda della letteratura cyberpunk Bruce Sterling, che ha parlato di musica, AI, arte degli umani e arte delle macchine. Riportiamo qui il suo intervento integrale.

Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei

Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.

Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet

Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.

La seconda vita di Tracey Emin sembra molto più serena della prima

Oltre a ripercorrere la carriera della rockstar dell’arte contemporanea, la mostra alla Tate Modern di Londra celebra il suo rinnovato amore per la pittura e una pace finalmente raggiunta.

Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.