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17:15 lunedì 2 novembre 2026
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
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Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile

Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.

02 Novembre 2026

Per arrivare alla lista finale del Booker Prize di quest’anno i cinque giudici hanno dovuto leggere 163 libri in sette mesi, circa 23 al mese, più di tre quarti di libro al giorno. Il poeta Raymond Antrobus, uno dei giudici, ha raccontato all’Independent di averlo fatto dormendo il più possibile e mangiando quasi solo zuppe, ma di aver perso la testa più di una volta. La giuria, presieduta dalla storica dell’antichità Mary Beard, comprende anche la scrittrice Patricia Lockwood, il cantante dei Pulp Jarvis Cocker e la saggista Rebecca Liu, e dai 163 libri di partenza è passata a una lista di 13 e poi a una di 6. I finalisti di quest’anno sono: The End of Everything di M. John Harrison, The Disappearers di Marlon James, Black Bag di Luke Kennard, May We Feed the King di Rebecca Perry, The Things We Never Say di Elizabeth Strout e John of John di Douglas Stuart. Il vincitore sarà annunciato il 9 novembre.

Ognuno ha trovato il suo metodo. Antrobus, che in passato è stato un nuotatore a livello agonistico, ha affrontato la lettura come un allenamento in cui doveva battere il cronometro: sapeva quanto ci avrebbe messo, e se alle nove del mattino aveva letto cinquanta pagine sapeva di essere a buon punto. Per spingere ancora più in là l’agonismo della lettura, nelle prime sette ore della giornata non mangiava niente di solido, per non togliere sangue al cervello. Lockwood invece ha scoperto che era meglio leggere al pomeriggio, così che i libri non occupassero l’intera giornata di lavoro, mentre Beard li ha letti in ordine alfabetico. Tutti hanno dovuto imparare ad abbandonare un libro quando capivano che non avrebbe funzionato (leggerli tutti fino in fondo sarebbe stato fisicamente e materialmente impossibile) e a rinunciare a quasi tutto il resto: alcuni al cibo, altri al sonno, altri alla vita sociale.

Poi ci sono state le riunioni, nove, alcune online e altre di persona, che possono diventare molto accese. I precedenti sono celebri: nel 1977 il poeta Philip Larkin, che quell’anno presiedeva la giuria, minacciò di buttarsi dalla finestra se non avesse vinto Staying On di Paul Scott (vinse, e Larkin sopravvisse). Quest’anno nessuno è arrivato a tanto, ma le discussioni non sono mancate, e Lockwood dice di essersi sentita come uno dei protagonisti di La parola ai giurati (12 Angry Men, diretto da Sidney Lumet nel 1957), in piedi a gesticolare per convincere gli altri. Alla fine, secondo Antrobus, ognuno ha dovuto rinunciare a qualcosa, ma tutti si sono detti soddisfatti della lista. E a chi vorrebbe tornare a leggere come una volta Lockwood dice che è meno difficile di quanto si racconti, perché l’attenzione torna nel giro di una o due settimane: basta mettere il telefono in un’altra stanza e prendere in mano un libro.

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