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14:36 mercoledì 8 luglio 2026
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».
Ci sono molti indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date molto probabili a Roma Una risposta data da Liam Gallagher su X ad una fangirl che si lamentava ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella a Parigi, la sera sul red carpet a Londra: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.

George Michael e gli anni Ottanta

La morte dell'ex cantante degli Wham porta a ragionare sull'equivoco di un decennio passato ingiustamente alla storia come il più futile del Novecento.

26 Dicembre 2016

Come hanno notato tutti, l’autore dell’ultimo classico natalizio è morto proprio il giorno di Natale. Ma George Michael è stato anche, soprattutto, il simbolo di un decennio, lo spirito e l’estetica di un’epoca che quella canzone – “Last Christmas”, scelta come colonna sonora pure dai Vanzina per le loro prime vacanze – incarna meglio di qualunque altra cosa.

La differenza è questa: ci sono cantanti e popstar che attraversano le epoche, rimanendo sempre uguali a se stessi, come Bob Dylan o Michael Jackson, o riuscendo a cambiare pelle a cadenza regolare senza sembrare forzati o innaturali, come David Bowie; altri invece non sono più usciti dal tempo che li ha consacrati. Prigionieri di un incantesimo, sono la voce di un’immagine precisa, anzi di una serie di immagini racchiuse in una cornice. Le disavventure di George Michael degli anni Novanta e successivi sembrerebbero confermare la sua difficoltà a uscire da quella cornice.

Wham!

Per i quarantenni di oggi gli Wham, insieme ai Duran Duran e agli Spandau Ballet, sono stati la prima musica che hanno comprato, il primo prodotto culturale che li ha fatti uscire dall’infanzia, un Bildungsroman della musicassetta. Nella morte di George Michael c’è quindi un elemento nostalgico ma anche uno sociologico. È già passato abbastanza tempo per considerare gli Ottanta con una forma di tenerezza per chi li ha vissuti come gli anni della fine dell’infanzia – da cui la potenza emotiva di ogni revival nostalgico – ma in fondo ancora non c’è stata una vera rivisitazione sul significato di quegli anni, passati ingiustamente alla storia come i più futili e i meno artisticamente significativi del Novecento o, peggio, l’antipasto di chissà quale catastrofe.

In Lunar park, Bret Easton Ellis, la voce che meglio ha saputo raccontare letterariamente l’epoca, in quel capitolo iniziale che disegna la parabola della sua ascesa come scrittore di successo e che sembra troppo vera per essere vera, dice di essere uscito allo stesso tempo con George Michael e Christy Turlington, e questo dà l’idea di quanto il cantante sia stato icona. Leggiamo Meno di zero, ascoltiamo “Careless Whisper”, “Save a Prayer”, Michael Jackson, Madonna, guardiamo film come Blade Runner, E.T. o Stand by me (è stato l’anno di Stranger Things, tra l’altro, che è proprio una ragionata fusione tra il film di Spielberg e quello di Reiner), e dopo ritorniamo a chiederci se e quanto sia stati effettivamente futili, se siano stati anni vuoti o con nulla da dire. L’equivoco forse, e George Michael l’ha rappresentato benissimo, è stato scambiare il bisogno di felicità e di spensieratezza o l’assenza di ribellismi culturali intesi in senso stretto con il segno che non ci fosse niente dietro il luccichio. Oggi è più facile renderci conto che non era così. Sono stati gli anni in cui abbiamo trovato l’innocenza nella consapevolezza di non essere innocenti: «Volevo essere una popstar sin da quando avevo sette anni», ha detto una volta George Michael.

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