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02:23 giovedì 2 luglio 2026
Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.

George Clooney ha scritto un op-ed sul New York Times in cui dice a Biden di ritirarsi

11 Luglio 2024

Giovedì 4 luglio scrivevamo del Ceo di Netflix Reed Hastings e del suo appello a Joe Biden: ritirati per il bene tuo, del Partito democratico e del Paese, diceva Hastings. Sapevamo che il suo sarebbe stato solo il primo appello di questo tipo che l’industria culturale americana avrebbe rivolto a Biden. Nei giorni successivi a quell’ormai famigerato dibattito televisivo, Vulture ha pubblicato un pezzo in costante aggiornamento in cui si raccolgono i nomi di tutte le celebrity che fin qui hanno chiesto a Biden di ritirarsi: sono ancora poche, ma tra queste ci sono personaggi di notevole rilevanza come Stephen King e Rob Reiner. A questa lista si è appena aggiunto George Clooney: “I Love Joe Biden. But We Need a New Nominee”, così si intitola l’op-ed che l’attore ha scritto per il New York Times.

Il contenuto del pezzo lo si deduce facilmente dal titolo. Clooney racconta di aver incontrato Biden tre settimane fa a un fund-raiser e di non aver riconosciuto in quell’uomo il politico di lunghissimo corso né il vice Presidente dell’amministrazione Obama e nemmeno il candidato che ha stravinto le elezioni del 2020. In uno dei passaggi più duri dell’articolo, Clooney dice quello che in molti, nell’opinione pubblica e nel Partito democratico, sostengono: «Forse era stanco? Sì. Aveva il raffreddore? Forse. Ma i leader del nostro partito la devono smettere di dirci che 51 milioni di persone non hanno visto quello che hanno visto». Il riferimento è sempre al dibattito televisivo, e ai tentativi di una parte dei Democratici di ridurre il problema a una serata storta (tentativo portato avanti anche e soprattutto da Jill Biden) e di ribadire che non c’è alternativa alla candidatura Biden.

Ovviamente, l’articolo di Clooney non è allarmante in sé (anche se è chiarissimo segnale di una situazione già grave che non fa che aggravarsi, per Biden) ma per ciò che lascia dedurre. E, trattandosi di politica e nello specifico di politica americana, finiamo ovviamente a parlare di soldi: perdere l’appoggio di uno come Clooney significa perdere l’appoggio di un uomo capace di donare e raccogliere una considerevole parte dei milioni e milioni di dollari che al Partito democratico, e a Joe Biden, servono per vincere le elezioni. Quando Clooney scrive che «a novembre, con questo Presidente, non vinceremo», non fa soltanto una previsione, insomma.

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