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14:46 martedì 24 marzo 2026
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
Paul Thomas Anderson avrebbe riscritto la sceneggiatura del nuovo film di Scorsese per fare un favore a DiCaprio, e non è la prima volta che succede Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.

Generazione leak

Da dove viene Snowden e perché le istituzioni cercano persone come lui, per poi pentirsene quando si ribellano ai segreti di Stato. Come sono cambiate le spie?

14 Giugno 2013

Nemmeno le fughe di notizie sono più quelle di una volta. Un tempo iniziavano con un funzionario governativo integerrimo in preda a dubbi etici o rimorsi, o semplicemente con un fortunato signor Nessuno in cerca di notorietà. Oggi il mondo è cambiato, e il paradosso morale ha varcato le soglie delle grigie sedi istituzionali per riapparire in contesti nuovi. Per spiegare come non solo l’estetica, ma anche l’etica della “talpa” sia mutata nel tempo, basta guardare a uno dei più grandi leaker della storia recente: Edward Snowden.

«Sono solo un altro tizio che passa i giorni seduto in ufficio», ha detto al Guardian. Ma in lui c’è qualcosa di nuovo.

Il ventinovenne americano che ha tolto il coperchio al vaso di Pandora del caso PRISM è un dipendente del settore IT della Booz Allen, una società di consulting sotto contratto con la National Security Agency. Non si considera una persona fuori dal comune: «Sono solo un altro tizio che passa i giorni seduto in ufficio», ha detto nella già celebre intervista rilasciata al Guardian, dimenticandosi di precisare che lavora ai sistemi informatici della Cia da quando aveva 23 anni.

In lui c’è qualcosa di nuovo e di sintomatico: Snowden spiega perché ha rivelato il programma segreto della National Security Agency dichiarando: «non voglio vivere in un mondo dove non esiste privacy e perciò non c’è spazio per l’esplorazione intellettuale e la creatività». Come sostiene Sam Biddle su Gawker, il protagonista fa parte di una generazione di hacker e nerd che ha fatto dell’ideologia dell’”Internet libero” la sua bandiera. Se fino a un decennio fa le talpe erano militari austeri in giacca e cravatta come il Daniel Ellsberg del 1971, oggi sono gli ex-ragazzini che negli anni ’90 popolavano i log dei download di Napster a divulgare segreti impossibili da custodire.

Parallelamente, se una volta le loro azioni venivano giustificate da richiami accorati allo Stato, alla Patria e all’interessa nazionale, nel 2013 i leak vengono rivendicati in nome della “internet culture” che rende non solo Snowden, ma anche Bradley Manning e Aaron Swartz i volti della stessa corrente di difensori dei valori di una generazione svezzata da Reddit o 4chan: la privacy in Rete, i diritti dell’utenza digitale, l’apertura dei sistemi.

Come nota David Brooks sul New York Times, sotto questa lente il mondo viene distorto da un sospetto fisiologico nei confronti di qualsiasi autorità o sistema gerarchizzato: tutto dev’essere trasparente e la dimensione della libertà individuale deve prevalere sull’interesse collettivo – cosa che spiega perché Snowden ha supportato il candidato libertario (di destra) Ron Paul nella corsa per le ultime presidenziali americane, tra le altre cose.

Abituato ai processi condivisi e alle comunità aperte, Snowden non poteva che trovarsi a disagio con le cartelle top secret dell’intelligence.

Abituato ai processi condivisi, alle comunità aperte, alla comunicazione social e alla condivisione di know-how dei ritrovi hacker (dove la Nsa pesca i suoi nuovi analisti, peraltro), Snowden non poteva che trovarsi a disagio con la confidenzialità delle cartelle top secret dell’intelligence americana.

In un post del febbraio 2010 sul sito tecnologico Ars Technica scovato da Reuters, Snowden interviene sul tema della sorveglianza digitale: «Mi preoccupa come questo comportamento non influenzi le persone al di fuori dell’ambito tecnologico. La società sembra davvero aver sviluppato una cieca obbedienza verso tipi inquietanti». Poi condanna la «pervasiva segretezza del governo». In un altro thread, risalente al luglio 2006, elenca i vantaggi derivanti dal lavorare al Dipartimento di Stato americano e conclude: «Se riesci a vivere in luoghi infernali, il DoS è ciò che fa per te». Due mesi prima aveva risposto ad un utente preoccupato per il malfunzionamento della sua Xbox: «Si tratta del nuovo programma di sorveglianza della NSA. È il suono della libertà, cittadino!». Nello stesso anno firma una petizione contro la Riaa, la lobby americana delle case discografiche.

Dal punto di vista di questa sottocultura, le vere minacce alla democrazia non sono quelle delle bombe dei fratelli Tsarnaev o dei fanatici armati di machete di Londra – che la Nsa è stata istituita per vanificare – quanto piuttosto la connivenza di Google e Facebook con disegni segreti che sacrificano la privacy degli utenti di Internet.

Edward Snowden lavorava a contatto con la pubblica amministrazione americana, aveva una responsabilità di sicurezza nazionale. Il fatto è che «il nazionalismo è per vecchi» – scrive sempre Biddle – e ai confini tradizionali degli Stati, motivi di orgoglio identitario quasi obsoleto, la “generazione Snowden” ha progressivamente sostituito le linee cangianti ed eteree del World wide web.

Come sostiene il Time nella cover story del numero di questa settimana, è probabile che le nuove leve della sicurezza informatica – cresciute con principi che vedono in un governo ingombrante e distopico il male assoluto e coi miti fondativi di Reddit, Tor.com e Bitcoin – scelgano sempre più spesso di emulare le gesta di Snowden. Sarà sempre più difficile trattenere e nascondere le fughe di notizie, perché i leaker obbediscono a principi diversi da quelli del passato.

Immagini: la sede della National Security Agency a Fort Meade, Maryland (Nsa) / la copertina di Time di questa settimana

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