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17:17 giovedì 26 marzo 2026
Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
A Londra stanno organizzando un grande rave party a Trafalgar Square contro l’estrema destra L'appuntamento è per il 28 marzo con i più grossi nomi della scena elettronica. Lo slogan è: Reject, Revolt e Resist.

Chi ci sarà a Studio in Triennale: Fredrik Sjöberg

I suoi libri sono flânerie intellettuali e sentimentali tra memoir e scrittura naturalistica: domenica 27 avremo l'autore svedese ospite alla Triennale di Milano.

25 Novembre 2016

Domenica 27 novembre alle 18.30, negli spazi della Triennale di Milano, Paolo Nori converserà con lo scrittore e giornalista svedese Fredrik Sjöberg, autore del caso editoriale L’arte di collezionare mosche (Iperborea). Nell’attesa dell’evento, pubblichiamo un nostro profilo dell’autore.

*

Fredrik Sjöberg vive a Runmarö, una piccola isola di quindici chilometri quadrati nell’arcipelago di Stoccolma. A Runmarö abitano tremila esseri umani (appena un po’ di più durante l’estate) eppure Sjöberg vi è riuscito a catturare e catalogare più di duecento specie di mosche nel corso di sette anni. Entomologo, giornalista culturale, collezionista, artista, nel 2004 Sjöberg ha scritto un piccolo libro, L’arte di collezionare mosche, in cui racconta la sua lunga storia d’amore con le mosche e la scienza della loro catalogazione. Detta così non si spiega come possa essere diventato negli ultimi anni, da quando nel 2015 è stato tradotto in Europa (in Italia meritoriamente da Iperborea), un libro, e un autore, tanto amato. Del resto lo dice lui stesso: «Nessuna persona sensata si interessa delle mosche».

artediConfermando un sospetto che ho da un po’, quello di non essere una persona sensata, i libri di Sjöberg rappresentano proprio quel tipo di scrittura che più mi interessa frequentare (ne ho scritto sempre su Studio in un’altra occasione). Scritture indefinibili perché su un andamento lascamente narrativo intrecciano divagazioni saggistiche, appunti di viaggio, osservazioni naturalistiche, lavorano sulla memoria e lo spazio, sono serenamente indifferenti a quegli stanchi feticci che sono i personaggi e la trama, ma senza alcuna furia avanguardista. Semplicemente girano (“gironzolano” mi verrebbe da dire) intorno a una domanda, a quella cosa imprendibile e guizzante che diventano “i temi” quando vengono smontati dalle ossessioni.

Concedetemi un momento teorico spesso (c’entra Hegel). Da un certo punto di vista, queste scritture fanno quello che ha sempre fatto il romanzo moderno: forniscono un particolare tipo di conoscenza, non attraverso il concetto (come fanno le scienze), ma mediante la mimesi narrativa. Soltanto che oggi, nella realtà in cui siamo immersi, per dire qualcosa di vero sul mondo o sul cuore degli uomini, l’armamentario classico del romanzo – anche nella sua variante modernista e postmoderna – serve a poco, e comunque è stato appaltato ad altre forme narrative (e no, non soltanto le serie televisive. Vi siete mai chiesti perché tutti si riempiono la bocca della parola storytelling?). Per quest’altri scrittori, invece, è più utile un bric-à-brac di tecniche e linguaggi differenti, senza alcuna gerarchia o deferenza, perché forse, molto più che in passato, oggi facciamo esperienza del mondo proprio attraverso un bric-à-brac di tecniche e linguaggi che dobbiamo provare a mettere insieme per dare un senso alle nostre giornate.

I suoi libri danno forma al richiamo che le isole hanno per le anime ferite

E questo Sjöberg lo fa benissimo. Soprattutto lo fa con un passo tutto suo, che è il segreto del suo carisma (e del suo successo), un bighellonare accogliente e laconico, pieno di ironia. I suoi libri sono flânerie intellettuali e sentimentali, soffuse di dolcezza e malinconia, di una segreta tristezza a cui ci si abbandona felici, come passeggiate solitarie intorno alla propria camera (de Maistre, del resto, è un riferimento da tenere a mente) o intorno a un’isola. Per questo se si vuole capire meglio “il fenomeno Sjöberg” non si può prescindere dal richiamo claustrale dell’isola. I suoi libri, L’arte di collezionare mosche più di tutti, danno forma al richiamo che le isole – l’idea di isola – hanno per le anime ferite. È difficile dire cosa succede nei libri di Sjöberg, forse non succede niente, eppure sono libri percorsi da un dinamismo costante, quello di un continuo movimento tra il fuori, il «terribile intricato mondo», e il dentro dell’isola e dei pensieri; tra il caos proliferante della natura e l’ordine della collezione.

«Molti anni fa, prima dell’isola e del teatro, risalii l’immenso fiume Congo su una chiatta che faceva servizio passeggeri. Ah, che avventura! Che racconto poteva venirne fuori! Sulla libertà! E invece niente: non sono mai riuscito a dire altro che le foreste erano grandi e il fiume largo come lo stretto di Kalmar. Che c’ero stato. È questo che capita quando si viaggia per avere qualcosa da raccontare. Si perde la capacità di vedere. In compenso avrei potuto essere inesauribile sul tema della nostalgia. Meglio non dire niente». Ecco, quelli di Sjöberg sono libri che, finalmente, non si leggono “per avere qualcosa da raccontare”, in cui si smette di pensare a quello che verrà dopo, a cosa ne potrò fare a lettura finita – atteggiamento che molti scrittori, soprattutto italiani, proprio non riescono a concepire – all’utile che me ne verrà. Riuscire a leggere senza pensare all’insegnamento morale che ne posso trarre, senza preoccuparmi del destino della mia anima: non è poco, in questi tempi come in altri.

«Ma andava sempre a finire che me ne restavo lì come avvolto in uno sciame di pensieri brevi, quasi puntiformi, incolori, senza apparente connessione. Come se una potenza superiore mi avesse riempito la testa di coriandoli». Insomma, sarà per questo che a me, e a quelli come me, piace tanto Sjöberg: perché abbiamo la testa piena di coriandoli.

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