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21:48 venerdì 21 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Cinque cose da sapere sulla politica estera francese, oggi

Comincia un nuovo round di negoziati sull'atomica iraniana. Ecco perché in questa fase la Francia ha un ruolo di primo piano, a Teheran e in Medio Oriente.

21 Novembre 2013

La popolarità di François Hollande tra i suoi concittadini è ai minimi storici: secondo un recente sondaggio, il suo tasso di gradimento è appena del 15%, pare soprattutto a causa della disoccupazione, della pressione fiscale e della gestione dei flussi migratori. Ma almeno una cosa gli va riconosciuta: da quando ha vinto le elezioni, il presidente francese ha saputo fare parlare di sé all’estero, per via della sua politica estera aggressiva. In un anno e mezzo di presidenza, per dirne alcune, il leader socialista ha: 1) sferrato un’offensiva militare il Mali, 2) sostenuto apertamente un intervento armato contro il regime siriano, che poi non c’è stato ma non certo per scelta francese, e 3) fatto saltare le trattative con l’Iran, molto volute da Obama.

Pochi giorni fa è stato in visita ufficiale in Israele, dove ha colto l’occasione per tirare pubblicamente le orecchie al governo di Benjamin Netanyahu sugli insediamenti in Cisgiordania. Ma è assai probabile che la vera ragione dell’incontro fosse proprio l’atomica iraniana.

Infatti oggi a domani si dovrebbe svolgere un nuovo round di negoziati tra Teheran, da un lato, Usa, Francia, Germania, Russia e Cina dall’altro (il cosiddetto 5+1, ossia i cinque membri permanente del Consiglio di Sicurezza più Berlino). Tra le parti coinvolte, la Francia è quella che mantiene una linea più dura nei confronti di Teheran, cosa che si inserisce in un più ampio contesto di attivismo francese in Medio Oriente. Ecco un po’ di cose da tenere in conto:

1. Tradizionalmente, la Francia è vicina ai paesi sunniti

È una generalizzazione un po’ eccessiva, certo, ma a grandi linee la situazione è questa: in questa fase il Medio Oriente è segnato da forti tensioni tra nazioni sciite (Iran, Iraq, e la Siria, dove gli alawiti, una setta sciita, sono una minoranza, ma controllano il regime) e sunnite (Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, ecc). Per motivi storici e non solo, la Francia è molto vicina ad alcune nazioni sunnite. Dunque, anziché leggere la politica francese in Medio Oriente secondo lo schema semplicistico “dalla parte di Israele/contro Israele”, “con gli americani/contro gli americani”, si può partire dal presupposto che la Francia è tradizionalmente schierata coi sunniti.

2. La Francia vede Siria e Libano come il giardino di casa

Una buona fetta degli interessi francesi in Medio Oriente, stanno in Libano. Che, come la Siria, è un’ex colonia francese. Con il regime siriano, tuttavia, la Francia è in pessimi rapporti, esacerbati dal fatto che a sua volta la Siria tende a trattare il Libano quasi come una colonia. Cosa che, ovviamente, non piace alla Francia. Le tensioni hanno raggiunto il livello massimo nel 2005 quando è stato ucciso in un attentato a Beirut il politico libanese Rafiq Hariri, amico personale di Chirac che ha tentato di smarcare il libano dall’influenza siriana. Chirac ha incolpato Assad dell’assassinio e fatto di tutto per isolare la Siria, ma con scarsi risultati. Sarkozy in realtà si era avvicinato per un breve periodo ad avvicinarsi ad Assad, ma non era durata molto. Per farla breve: fare saltare il regime Assad è da tempo un “sogno francese”.

3. La Francia ha tanti conti in sospeso con l’Iran

L’Iran è uno dei sostenitori principali del regime di Assad, e questa è una delle ragioni per cui la Francia è molto dura sul dossier nucleare, ma non l’unica. A rendere particolarmente scettici i francesi ci sono una serie di smacchi diplomatici da parte della Repubblica islamica: quando Sarkozy, come ricordava al-Monitor, ha tentato di mediare, Ahmadinejad ha risposto a suoni di insulti personali. Inoltre, bisogna ricordare che l’atomica iraniana fa molta paura non solo a Israele, ma anche ai paesi arabi sunniti confinanti, di cui la Francia è amica.

4. A fianco dell’Arabia Saudita

In questo momento il paese più preoccupato dall’atomica iraniana è l’Arabia Saudita, che a torto o a ragione la vede come una minaccia diretta alla sua sicurezza. L’Arabia Saudita è molto legata alla Francia da rapporti economici e militari. Il regno saudita ha acquistato un bel numero di aerei francesi, e in questi giorni le forze armate dei due paesi hanno fatto esercitazioni militari congiunte. Nel mostrarsi inflessibile, Parigi sta proteggendo un suo alleato.

5. La Francia non è “amica” di Israele, ma Hollande e Netanyahu hanno obiettivi in comune

Il che ci porta all’altra nazione che si sta opponendo con tutte le forze a un negoziato sull’atomica iraniana: Israele. Come l’Arabia Saudita, Israele non si fida e teme che un negoziato potrebbe permettere a Teheran di prendere tempo e costruire la bomba nucleare. Ora, con Israele la Francia non ha avuto sempre un rapporto rose-e-fiori: per dirne una, la Francia ha sostenuto la dichiarazione d’indipendenza palestinese all’Onu.

Conclusione: proprio sull’atomica iraniana si è formato un fronte unito tra Israele, Francia e Arabia Saudita: alleati improbabili, ma non per questo meno compatti…

(Foto: Jack Guez-Pool/Getty Images)

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