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15:55 lunedì 16 marzo 2026
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.

Come il Financial Times ha raggiunto un milione di abbonati digitali

02 Aprile 2019

Dopo i licenziamenti di massa dello scorso gennaio da Buzzfeed e Yahoo si è ricominciato a parlare insistentemente di sostenibilità del giornalismo, soprattutto di quello digitale. Il paywall, ovvero l’introduzione di un abbonamento a pagamento per i contenuti online, è secondo molti analisti la soluzione più ovvia ma anche quella su cui editori e giornalisti hanno più tentennato negli ultimi anni. Chi ci ha investito per tempo, però, raccoglie oggi gli agognati frutti: come nel caso del quotidiano britannico Financial Times, che ha annunciato ieri di aver raggiunto il milione di abbonati digitali, un anno prima rispetto alle previsioni.

Stando ai dati forniti dall’editore del quotidiano, gli abbonamenti digitali contano oggi per tre quarti dell’intera circolazione del Ft. L’anno scorso, il gruppo che controlla il giornale ha registrato ricavi per 383 milioni di sterline (circa 393 milioni di euro) con profitti per 25 milioni di sterline (circa 29 milioni di euro). L’amministratore delegato John Ridding ha imputato questo successo «al modello di abbonamento e all’investimento nella trasformazione digitale, oltre che a un giornalismo autorevole in un’epoca di notizie false». Come sottolinea Digiday, non è un risultato dell’ultima ora: ci sono voluti diciassette anni e diverse sperimentazioni (prima l’abbonamento in prova per un mese, quindi il prezzo ridotto a partire dal 2015) per costruire un pubblico pagante di queste dimensioni: quello che si chiama un investimento a lungo termine.

In questi anni, i giornalisti del Ft hanno lavorato soprattutto sull’analisi e l’interpretazione dei comportamenti degli utenti, profilandone gli interessi, le abitudini e la profondità di lettura e ricavandone così un giornale sempre più costruito attorno alle loro esigenze. Molto è stato fatto per variare la tipologia degli articoli, studiando vari format, all’insegna della multidisciplinarietà, che potessero attirare lettori anche molto diversi fra loro. Ne è un esempio il video-reportage che indaga gli effetti di Brexit al confine irlandese: in “Brexit: a cry from the Irish border” Stephen Rea recita un testo di Clare Dwyer Hogg indirizzato al politico Jacob Rees-Mogg, uno dei Breexiter più accaniti. È un contenuto giornalistico, ma è anche un testo teatrale con un grande interprete e una cinematografia di altissima qualità.

Allo stesso tempo, il giornale ha organizzato eventi live, dagli incontri dal vivo agli spettacoli teatrali, e investito nella formazione, creando corsi di giornalismo per studenti e insegnanti così da contribuire alla crescita di una nuova generazione di lettori affezionati. Ha anche cercato di ampliare il proprio parco lettori, soprattuto quando l’analisi dei dati non ha lasciato scampo: un giornale non sopravvive con soli lettori bianchi e di mezza età. Così è stato lanciato Long Story Short, ideato e prodotto interamente da donne, che punta al pubblico femminile, e una serie di contenuti molto verticali, come ad esempio Due Diligence, la newsletter sulle acquisizioni finanziarie. Ora l’obiettivo è raggiungere il prossimo milione di abbonati: un traguardo non semplice, visto che i concorrenti sono agguerriti, ma che oggi non sembra più impossibile.

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