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L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.

Il primo giorno di scuola e la morale del new kid

Il disagio e l'emozione della nuova esperienza sono difficili da dimenticare, come dimostrano tutti i film e le serie tv che hanno provato a raccontarli.

di Studio
12 Settembre 2017

Il primo giorno di scuola è sempre l’ultimo di qualcosa. C’è quello sconvolgente della prima elementare, quando si lascia il nido caldo dell’asilo in cui si è sguazzati pigramente e con gioia per 3 anni e si viene proiettati in un universo completamente diverso, dove bisognerà imparare delle cose e ricevere dei voti, giudizi coi quali delle signore sconosciute valuteranno (molto benevolmente, oggi, un tempo con estrema severità) i progressi raggiunti dagli alunni nell’arte della scrittura del proprio nome, della data, delle prime frasi. Già oggi potrebbero nascere amicizie che dureranno per tutta la vita, o per cinque anni, o forse qualche giorno, almeno finché le amicizie vere inizieranno a delinearsi.

Il primo giorno delle scuole medie in genere non è così traumatico, essendo il più delle volte una specie di continuazione delle scuole elementari. Nello stesso paese o quartiere, con più o meno le stesse persone. Il vero salto nel vuoto lo si vive al liceo: spesso privati delle amicizie più strette, coltivate negli anni delicatissimi del passaggio da bambini a adolescenti, in nome della necessità di seguire una propria presunta vocazione (classico, scientifico, linguistico, artistico, ecc.) ci si ritrova, ancora abbastanza ingenui e non troppo entusiasti di crescere (molto confusi prima di tutto su se stessi) catapultati in una dimensione più competitiva e difficile, soprattutto a livello sociale e relazionale (dei voti non fregherà più niente a nessuno ovviamente, tranne ai genitori e a qualche secchione invasato).

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Il cinema e le serie tv hanno spesso utilizzato (forse molto più dei libri) il facile schema “primo giorno di scuola” per inaugurare le dinamiche di scoperta e formazione dei protagonisti, che verranno poi seguiti durante l’affascinante percorso che conduce dallo spaesamento totale, a un iniziale riconoscimento dei vari ruoli di potere e sottomissione all’interno della scuola, a un prendere parte in modo attivo o passivo a queste dinamiche, al sopraggiungere di problemi di vitale importanza (ad esempio il ballo della scuola e la partita di baseball nei film americani, la festa di compleanno della ricca figlia di papà in quelli italiani). Durante il primo giorno si manifestano già una serie di eventi che danno forma alla storia e ai suoi personaggi.

Se esiste uno schema narrativo ancora più efficace del primo giorno di scuola, in cui tutti sono in preda al panico, eccitati, emozionati e incerti, è quello del new kid. Il trucchetto è sempre il solito, quello con cui una grossa parte delle narrazioni ci incoraggia a essere noi stessi e identificare con coraggio il nostro posto nel mondo, e che è in realtà inversamente proporzionale alla necessità di omologazione che la maggior parte degli esseri umani vive nella realtà, il desiderio di amalgamarsi, confondersi, essere come tutti. E cioè il punto di vista dell’outsider (Drew Barrymore in Never been kissed, le protagoniste di Romy and Michele, e chissà quante altre centinaia), di quello diverso, che non c’entra niente, che è nuovo e imbranato in un posto in cui tutti si conoscono, sono esperti e sanno già tutto.

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Un esempio italiano di uso del topos del new kid è il film Caterina va in città di Paolo Virzì (2003), anche se qui si tratta del primo giorno di terza media. Il padre di Caterina, un aspirante scrittore insegnante di ragioneria a Montalto di Castro, finalmente ottiene il trasferimento a Roma. Caterina, che non ha mai sentito parlare di ideologie e di politica, si ritrova in una classe in cui, già dal primo giorno, le dinamiche appaiono chiare. Da una parte c’è la sinistra, con a capo Margherita, figlia di un intellettuale e di una editor, e dall’altra la destra, con Daniela, figlia di un parlamentare di Alleanza Nazionale. All’inizio Caterina viene catturata da Margherita, con cui si ubriaca e si fa un tatuaggio, poi viene presa da Daniela, che la trascina nel mondo del lusso e delle feste. Le prime delusioni: un cugino di Daniela la allontana con una scusa quando apprende che la madre, notando da dove arriva Caterina, dimostra di disapprovare una loro eventuale relazione. Ma Caterina passa attraverso tutto ciò con una leggerezza che non si capisce se è grande ingenuità o immensa saggezza e alla fine realizza il suo sogno: entrare al Conservatorio.

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Il film di Virzì non è certo l’unico che in Italia ha trattato il tema del new kid, ma è un esempio che per la linearità della sua trama e la semplificazione delle polarità che rappresenta (destra/sinistra, successo/fallimento, povero/ricco, ecc.) può essere citato come un caso da manuale. I veri esperti delle variazioni del tropo del new kid sono gli americani. Negli Usa l’high school è vista come un periodo di passaggio importantissimo, forse più che da noi, in cui gli studenti sono sottoposti a uno stress psicologico fortissimo (basti pensare al recente 13 Reasons Why), in un tutti contro tutti talmente feroce che, spesso e volentieri ci scappa il morto (e il film si trasforma in horror o thriller, l’esempio più artistico Twin Peaks, il più tremendo Amiche Cattive). Di sicuro, qualcuno si mette a piangere (e uno dei pianti migliori è quello alla fine di Cruel Intentions). Anche nei film made in Usa le polarità sono una costante: secchione/sportivo, cozza/bellissima, intelligente/scemo, povero/ricco, timido/esuberante.

La narrazione delle vite dei teenager a scuola, sempre simili ma sempre diverse, hanno fatto sognare le generazioni soprattutto sottoforma di serie tv: da noi finalmente gli studenti si riconoscevano in I ragazzi della 3C, andato in onda dal 1987 al 1989, ma avrebbero iniziato a sognare davvero con gli esotici, inarrivabili personaggi di Beverly Hills 90210, trasmessa tra il 1990 e il 2000, e con le sue mille evoluzioni, da O.C. a Gossip Girl alle versioni contemporanee spogliate di trama e di scuola (restano solo i ragazzini ricchi), come Riccanza, il reality di Mtv. Di sicuro ogni serie di ragazzini che vanno al liceo (da Buffy l’ammazza vampiri, a Una mamma per amica, a Skins) ha il suo new kid. In Dawson’s Creek ad esempio era la bravissima Jen/Michelle Williams, in Mean Girl la povera Caty/Lindsday Lohan, in Clueless un personaggio di cui è difficile ricordarsi il nome, talmente appariva oscurato dal fascino di Cher/Alicia Silverstone. Qualche giorno fa i-D ha voluto celebrare il primo giorno di scuola di tutti i new kid sparsi per le scuole con una lista di film a loro dedicati. In effetti, se tutti hanno così voglia di raccontarlo e guardarlo, questo scomodo e emozionante ruolo del ragazzo nuovo (che di sicuro tornerà nella nostra vita quando dovremo affrontare il primo giorno in una nuova università, posto di lavoro o città) non dev’essere poi così male.

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