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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

A Venezia alcuni critici si sono lamentati dei sottotitoli in inglese dei film

06 Settembre 2021

Per chi non parla l’inglese come prima lingua e riesce a guardare la maggior parte dei film solo se sono sottotitolati, risulta strano che qualcuno si lamenti dei sottotitoli. Eppure, alcuni film hanno ricevuto delle critiche alla 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, critiche provenienti soprattutto dai critici cinematografici americani. I film alla Mostra vengono sempre proiettati con i sottotitoli in italiano, ma da quest’anno la maggior parte delle proiezioni ha adottato un secondo schermo con i sottotitoli in inglese (opzione in realtà disponibile dal 2018 che solo da quest’anno è stata implementata seriamente).

«Ci sono dei film nei quali il dialogo inglese può essere slang, oppure avere un accento particolare, specialmente nei film americani indipendenti, e questo li rende difficili da capire se non si ha un comando perfetto della lingua inglese, anche per gli anglofoni», ha motivato così Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra. A questo commento ha risposto il critico cinematografico principale della testata Variety, Owen Gleiberman: «Mi distraggono tantissimo. Quando sei a un festival del cinema vuoi che i tuoi occhi siano puntati allo schermo e non incollati ai dialoghi che stanno lì sotto. Eppure, quando ci sono le parole inglesi e tu, spettatore, parli l’inglese, finisci per leggerle, praticamente devi obbligarti a non farlo».

A prendere le difese dei sottotitoli inglesi è stata Ana Lily Amirpour, regista di A Girl Walks Home Alone at Night che quest’anno è in concorso con Mona Lisa and the Blood Moon, dal momento che lei è per metà iraniana e soffre di un disturbo all’udito. Proponendo il metodo anche ai festival americani, Amirpour ha raccontato che «nessun regista vuole vedere delle parole che corrono sullo schermo, neanche io, ma non sai mai chi c’è nel pubblico e che lingua parlino, quindi è fantastico avere delle opzioni». Su Variety, dove vengono riportati alcuni pareri dei critici, l’autore dell’articolo, Manori Ravindran, spiega che per loro è difficile analizzare un film tra i due blocchi di parole, e fastidioso concentrarsi in questo sforzo di “non lettura” dopo una giornata passata a guardare nuovi film. Secondo Ravindran sono utili nel caso in cui non si senta bene il suono per colpa di alcuni rumori di sottofondo, come avrebbero dovuto fare per Dune, scrive, praticamente l’unico film che non li aveva.

Una polemica piuttosto singolare se si pensa che il presidente di giuria di quest’anno, il regista Bong Joon-ho, è un grande sostenitore dei sottotitoli – aveva infatti detto «Una volta che si supera la barriera dei sottotitoli sullo schermo, si viene introdotti a un mondo fatto di film meravigliosi» – ma soprattutto se si pensa a come i sottotitoli siano entrati nella nostra quotidianità negli ultimi anni, in particolare grazie allo streaming, che ha introdotto milioni di persone nel mondo a prodotti audiovisivi in altrettante lingue, che in moltissimi seguono proprio grazie alle piccole scritte bianche.

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