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Oltre a John Cale, Martin Scorsese e Marc Jacobs, nel nuovo album di Charli XCX c’è anche David Cronenberg L'attesissimo nuovo album dal titolo Music, Fashion, Film uscirà il 24 luglio.
Nelle farmacie del Regno Unito è già arrivata una versione dell’Ozempic formato pillola Prodotta dalla casa farmaceutica Novo Nordisk, la pillola di Wegovy contiene lo stesso principio attivo dell'iniezione, la semaglutide.
Uno dei più rilevanti indicatori di salute dei mercati indica molto chiaramente che i mercati stanno per crollare È il rapporto CAPE, che in sostanza dice questo: il mercato azionario oggi è messo otto volte peggio che prima del Martedì Nero del '29.
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però ha potuto sentirle solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.
Finalmente uscirà anche in Italia l’autobiografia di Hayao Miyazaki Due volumi per ripercorrere la storia del maestro del cinema d'animazione contemporaneo: arrivano in libreria con La nave di Teseo, il primo sarà disponibile dal 28 agosto.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».

L’Europa fa male a Facebook?

La visita a Bruxelles era solo un rito, domani nel Vecchio continente entrerà in vigore il Gdpr e il social network potrebbe essere costretto a cambiare modello di business.

24 Maggio 2018

Archiviata senza troppi disturbi la visita di cortesia al Parlamento europeo – con la seccante postilla delle risposte che dovrà inviare per iscritto alle domande rimaste in sospeso – a Mark Zuckerberg rimane da affrontare un problema. Le scuse di rito a Bruxelles non sono riuscite a nascondere l’impressione che l’ex studente di Harvard sappia molto bene che il suo prodotto è talmente buono e apprezzato da essere ormai irrinunciabile, in Europa come nel resto del mondo. Quindi tutto gli può essere perdonato facilmente, compreso il caso Cambridge Analytica. Eppure anche lui dovrà adeguarsi al fatto che domani entrerà in vigore il Gdpr (General Data Protection Regulation), la nuova regolamentazione dell’Unione europea sulla protezione dei dati. La normativa, sicuramente imperfetta ma molto più stringente rispetto a quella nordamericana, prevede che gli utenti abbiano il controllo completo delle proprie informazioni, con il potere di correggerle o cancellarle, mentre le piattaforme online sono sottoposte a regole rigorose sulla raccolta, l’uso e la protezione dei dati, pena una multa fino al 4 per cento degli utili annuali.

Ora, questo «dirigismo illuminato dell’Europa», per citare Christian Rocca, avrà delle conseguenze sensibili anche sul modello di business di Internet che ha visto finora l’utente cedere (più o meno consapevolmente) i propri dati a quei motori di ricerca o social che in cambio offrono servizi digitali gratuiti. Che cosa succederebbe adesso se il maggior controllo delle informazioni personali garantito dalle nuove regole comunitarie (che Facebook accoglierà in pieno) dovesse portare a una diminuzione dei dati a disposizione delle piattaforme e degli inserzionisti?

È questa una delle domande a cui Zuckerberg non può sfuggire: cambierà il suo modello di business? E in che modo? Basti pensare, ad esempio, alla nuova funzione dating da poco inaugurata, quella sorta di anti Tinder «destinato a costruire relazioni autentiche e durevoli, non solo di una serata» (parole del fondatore) che inevitabilmente si baserà sulle preferenze, gli interessi, le attività e i desideri degli iscritti per metterli in contatto tra loro.

Come ha ricordato lo stesso Zuckerberg nell’audizione di martedì scorso a Bruxelles, oggi Facebook rappresenta il 6% del mercato pubblicitario mondiale e il suo business, basato su strumenti di advertising incentrati sull’analisi delle informazioni personali, non ha subito danni dallo scandalo che ha visto i dati di 87 milioni persone utilizzati impropriamente. Le cifre lo dimostrano. Nei primi tre mesi del 2018 il fatturato è cresciuto del 49% rispetto allo scorso anno, a 11,97 miliardi di dollari, l’utile è salito del 63%, a 4,99 miliardi di dollari, e il numero degli utenti giornalieri attivi è salito a 1,45 miliardi. Dopo la presentazione della trimestrale di aprile, il Chief financial officer di Menlo Park, David Wehner, s’è lasciato sfuggire che «potrebbero esserci delle implicazioni sul numero degli utenti attivi quotidianamente e mensilmente dovute al Gdpr». Una dichiarazione molto generica che però fa intuire con chiarezza come la questione non sia di poco conto.

Nonostante già davanti al Congresso americano Zuckerberg si fosse profuso in elogi del General data protection regulation, promettendo di farne lo standard globale del suo social network, per ora la realtà sembra diversa. In vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento dell’Ue, Facebook ha modificato le proprie note legali in modo che il miliardo e mezzo di utenti in Africa, Asia, Australia e America Latina resti fuori dalle protezioni previste dalle norme europee, perché non governato dalla filiale irlandese ma da quella statunitense.

«Che cosa perderebbe il mondo, se domani Facebook sparisse?», s’è chiesto Zuckerberg lo scorso primo maggio, salendo sul palco di San José per l’annuale conferenza della società. La sua risposta è stata che nel 2004 su internet era possibile trovare quasi tutto, tranne ciò che più interessa alle persone, ovvero altre persone. «Per questo ho cominciato a creare un servizio che le mettesse in primo piano, anche nel rapporto con la tecnologia», ha spiegato. Una retorica nuova, quella scelta da Zuckerberg, che involontariamente va dritta al cuore del disagio che in molti provano: il social network ha diminuito la distanza tra chi siamo nel mondo reale e quello che le macchine e gli algoritmi immaginano di noi. È per questo che le sue pubblicità funzionano, come dimostrano gli introiti enormi, nonostante il numero degli annunci pubblicitari sia cresciuto in maniera modesta. Ora che le regole alla base di questo sistema stanno cambiando, cambierà anche Facebook?

Foto Getty
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