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23:17 venerdì 30 gennaio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Ci sono 200 cadaveri sull’Everest ed è un problema

07 Dicembre 2016

Nessuno sa con precisione quante persone siano morte tentando di scalare l’Everest, però si stima che attualmente sulla montagna più alta del mondo ci siano almeno duecento corpi senza vita. I resti di coloro che periscono nel tentativo di raggiungere la vetta, infatti, raramente sono rimossi e seppelliti, a causa dell’altezza e delle estreme condizioni atmosferiche, perché andarli a prendere implicherebbe costi altissimi ed esporre altre vite umane a un rischio. Il risultato è che l’Everest è pieno di cadaveri, alcuni dei quali ben conservati, sempre a causa delle basse temperature. Ne ha scritto, recentemente, la science writer Rachel Nuwer sul sito dello Smithsonian, notando che, per strano che possa sembrare, in alcuni casi questi resti umani sono divenuti punti di riferimento per gli altri escursionisti.

Nuwer si sofferma sul caso famoso di “Green Boots”, morto assiderato negli anni Novanta, i cui resti sono stati per circa due decenni una sorta di pietra miliare per gli altri scalatori. Green Boots (il soprannome deriva dal fatto che indossava degli scarponi verdi) probabilmente era l’indiano Tsewang Paljor, scomparso sull’Everest durante una tempesta del 1996: trovò rifugio in una caverna, ma non riuscì a salvarsi. Visto che la grotta si trova in un punto di passaggio relativamente frequentato dagli escursionisti, il suo corpo è stato visto (e fotografato) da molte persone, fino al 2014, quando è stato rimosso. Gli altri scalatori hanno soprannominato il luogo “la caverna di Green Boots”.

Everest morti

A volte la permanenza di cadaveri può essere un problema. Nella stessa grotta è anche morto un’altra persona, David Sharp, e c’è chi dice che se non fosse stato per Green Boots oggi sarebbe ancora vivo. Sharp si era fermato a riposarsi lì nel 2006, ma rimase congelato, perdendo l’abilità di muoversi pur restando vigile. La vicenda sollevò molte discussioni, perché si scoprì che altri scalatori passarono davanti alla caverna e videro Sharp, mentre era ancora vivo, ma non si fermarono ad aiutarlo perché lo scambiarono per Green Boots. Alla fine qualcuno si accorse che si trattava di un’altra persona, ancora in vita, e gli prestò soccorso, ma senza riuscire a salvarlo. Secondo Nuwer, che ha scritto dell’argomento anche per la Bbc, finora sono state circa quattromila le persone che hanno scalato l’Everest: «L’idea di flirtare con la mortalità è parte dell’attrattiva», scrive, citando poi il giornalista escursionista David Roberts: «Se non puoi escludere la morte e gli incidenti fatali, allora questo ti consente di avere un’illusione di eroismo, anche se alla fine non credo sia veramente eroico».

Il monte Everest, fotografato nel 1996 (MARTIN ATHENSTAEDT/AFP/Getty Images); un grafico della Bbc sulle morti sull’Everest, realizzato da Nuwer
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