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Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

Estetica popolare

Fabio Mantovani ha girato l'Italia fotografando le più famose case popolari. Quodlibet ha raccolto la sua ricerca in un libro.

di Studio
07 Giugno 2017

La casa popolare è un genere architettonico molto connotato. Ha una immagine propria, che si rintraccia con una certa immediatezza nel paesaggio urbano. Prima che le abbattessero, quando ancora c’erano le popolarissime, era impossibile non riconoscerle in quei brutti edifici con le facciate banali e ripetitive, fatte così per costare il meno possibile, per giunta costruiti con materiali velocemente deperibili e infatti quasi sempre deperiti: intonaci scrostati, infissi malmessi. Non è molto difficile individuare oggi i fabbricati dell’Ina-Casa, dello Iacp o delle cooperative edilizie di abitazione: quando l’aspetto dimesso si accompagna a una localizzazione periferica, il più delle volte sono loro. È facile anche indovinare l’edilizia pubblica degli anni Settanta e Ottanta in quei casermoni in stile sovietico, molto cemento e molti piani, stecche lunghe centinaia di metri, tentativi più o meno riusciti di applicare una prefabbricazione che in Italia è stata intesa più che altro come scorciatoia per abbassare i costi.

Naturalmente, anche le case popolari hanno avuto la fortuna di imbattersi qualche volta in progettisti che hanno saputo migliorare gli standard correnti sia riguardo all’immagine architettonica che alla qualità dell’inserimento urbanistico, pur operando all’interno di regole predefinite, di finanziamenti già decisi rigidamente, di programmazioni territoriali altrettanto immodificabili. Tra questi casi vi sono quelli che vediamo nelle foto di Fabio Mantovani; esempi tra i più noti e discussi di questa tipologia abitativa, essi tratteggiano una possibile storia dell’edilizia residenziale pubblica in Italia. Sono una decina, realizzati tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta del secolo scorso, quando costruire case di edilizia sovvenzionata o agevolata per le classi sociali più bisognose era un compito – e dunque anche un settore e una materia – della Pubblica Amministrazione. Quando agiva il Cer, Comitato per l’Edilizia Residenziale, e le Regioni effettuavano la programmazione dei fondi disponibili in base a leggi dedicate, come la 457 del 1978, il piano decennale per la casa. Dopo di che il tema dell’edilizia pubblica, o housing sociale come si dice adesso, è drammaticamente uscito dalle agende politico-amministrative.

Fabio Mantovani fa un catalogo di case popolari che è anche, a suo modo, un viaggio in Italia. Viaggia cercando – anziché bellezze naturali o paesaggistiche, usi e costumi, personaggi importanti, storie particolari, cibi tipici ecc – le case popolari, e le fotografa con attenzione meticolosa. Ha cominciato nel 2012, guidato da Sara Marini, con una mostra allo Spazio Lavì! di Sarnano. Non ha ancora finito. Come dichiara il titolo del lavoro, arriverà a cento di queste case, o forse cento è un numero simbolico, per dire: molte ma non infinite. Il suo è un viaggio in Italia di tipo minore, descrittivo e non letterario, ma ha diritto di essere collocato alla foce di una delle mille diramazioni che partono da Goethe a Stendhal e poi fin giù fino a Rossellini, Piovene e Ghirri. (Piero Orlandi)

Nelle immagini:
1, 2: Monte Amiata, quartiere Gallaratese, Milano
3, 4: Iacp, quartiere Rozzol Melara, Trieste
5, 6: Quartiere Forte Quezzi, Genova
7, 8: Villaggio Matteotti, Terni
9, 10: Nuovo Corviale, Roma
11, 12: Quartiere Zen, Palermo

9788822900791_0_0_0_80

Fabio Mantovani
Cento case popolari
Quodlibet Studio
150 pp.
22 euro
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