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06:36 lunedì 2 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

Er Pelliccia

Ritratto del biondo che ha preso le prime pagine di tutto il mondo. E che, da dovunque lo si guardi, non fa ridere

20 Ottobre 2011

Non sono d’accordo praticamente con nulla di quanto scrive lo stimato Piccinini qui sotto, anche se preferisco il suo ragionamento all’ipocrisia di chi in queste ore distingue, discette, cavilla, da un lato condanna, dall’altro giustifica. Io, personalmente, diffido dell’indignazione in generale – prima nemica di quel sano realismo che i mammasantissima del politicamente corretto si ostinano a chiamare cinismo – e trovo davvero confuse, limitate e contraddittorie le ricette proposte dai tanti che in questi giorni occupano le piazze di mezzo mondo. E soprattutto non mi convince questa cosa del 99% contro l’1%: la trovo semplicistica e populista. Questo non significa che il fenomeno non sia interessante, anzi. E’ interessante e obbligatorio studiare le varie piazze, cogliere le sfumature diverse nei differenti paesi che, fra l’altro, dicono tantissimo del nostro rapporto col passato e del modo con cui siamo riusciti a fare i conti o meno con le sbornie ideologiche degli anni ’70. Continueremo per questo a studiare e cercare di raccontarvi al meglio quello che sta succedendo. E a offrirvi punti di vista diversi.
Sebbene da posizione diametralmente opposta, c’è una cosa su cui concordo con Alberto Piccinini: a me la storia d’ Er Pelliccia non fa ridere. Come, però, non mi fanno ridere gli estintori, le camionette bruciate e il “no certo la violenza no, ma tutto sommato ha fatto bene”. Per niente.

Federico Sarica

Fabrizio Filippi, 24 anni, detto Er Pelliccia. Perché, a detta dei più, da ragazzino e anche adesso ha una pelliccia di boccoli biondi sulla testa. Oppure perché, a detta di un conoscente incrociato unicamente dall’inviato de La Stampa, da ragazzino stava sempre insieme a uno più grande di lui che di cognome faceva “Pelliccia”, e di nome Francesco. Di conseguenza

Er Pelliccia, lo sapete già, è il ragazzo fotografato a torso nudo, fazzoletto sulla bocca, mentre lancia un estintore verso la polizia in piazza San Giovanni a Roma, durante il corteo degli Indignati di sabato scorso. Ha ottenuto l’apertura di centinaia di siti internet planetari. È un black bloc ma non è un black bloc, stava lì per caso. Non si è fatto sfuggire l’occasione.

Vittima del vizio tutto romano di trasformare le cose in una sceneggiata caciarona di quartiere (Er Pelliccia come Er Cipolla, centravanti giallorosso; ma soprattutto come Er Negro, Er Pantera – gli “eroi” della Banda della Magliana); è Alberto Sordi, lo dicono in tanti. Che si tratti di un semplice esorcismo nei confronti del precipitare della crisi e della fine di ogni possibilità di rappresentanza politica. O che sia la pura verità dell’eterna nostra commedia, se ne può parlare. Er Pantera ha dichiarato, appena l’hanno beccato, che con quell’estintore ci voleva spegnere il fuoco (vostro onò).

E se sapete questo, sapete tutto.

No. Non sapete proprio tutto. Non sapete per esempio che er Pelliccia “è stato eletto dalle blackblocchine il più bello dei contestatori. Insomma Mister Black Bloc”. Io non lo sapevo. La fonte è Il Giornale. Fate voi. Er Pantera è il Black Bloc sfigato. E mazziato. Ma in fondo, sotto sotto, amato non fosse altro per la luce mediatica che lo ha avvolto come in un lampo. E’ un personaggio che ci mancava. Altro che remake degli anni ’70.

Lanciatore di estintore rosso nel bel mezzo della guerriglia urbana, riconosciuto dal tatuaggio che porta sul fianco sinistro, con sopra scritte le parole di una canzone. Quale canzone? Non l’ho letto da nessuna parte. Peccato. Amante della techno e del drum and bass. Del film Paura e delirio Alla Svegas (la notazione perfida sulla grafia è di Gramellini, sempre sulla Stampa). Estrema sfiga tragicomica dello studente di psicologia on line (e qui il particolare sembra inventato da un Andrea Pazienza in stato di grazia). Esce di casa la mattina e ne torna con gli occhi arrossati dai lacrimogeni, pronto a consegnare a Facebook le sue ultime riflessioni. Che si uniscono a quelle, incancellabili e precedenti, dove si leggono frasi di Hitler, Cicciolina e Johnny Depp se ho ben capito (mi appoggio ad altri ritratti der Pelliccia, usciti ieri su altri quotidiani). Precipitando infine nella scoperta – complice google – che il ragazzo frequentava Badooo e altri attrezzi per il rimorchio online invocando “una relazione passionale” con chiunque, cioè la prima che capita. Bingo.

Er Pelliccia, consegnato il giorno dopo alle “guardie” da mamma e papà. Sinceramente disperati. Che bel pezzo, il ritratto der Pelliccia. Si scrive da solo. Lo dico perché a Bassano Romano, periferia di Roma, ci sarei andato volentieri da cronista. E avrei fatto un giro in macchina, osservato i luoghi, parlato coi baristi, i ragazzi al parco, i passanti, raggiunto la casa dei genitori, appostato per un’oretta a incrociare i vicini e magari i parenti.

La sorpresa, positiva in fondo, è il farsi spazio in Rete, in questi giorni convulsi, di un sacco di gente alla quale la storia der Pelliccia, raccontata dai giornali con toni alla Ettore Scola dei bei tempi diciamo, non fa ridere. Anzi. Ma questo è davvero nuovo. Sorprendentemente funziona qui la stessa regola del 99% scoperta dagli occupanti di Wall Street. La riassumo così: prima di prendervela con un ragazzino che non può difendersi (a parte l’estintore), che in fondo pure se è scemo del nostro 99% fa parte, prendetevela coi politici, i banchieri e i finanzieri. Poi ne riparliamo.

La regola ne chiama un’altra ed è questa: il problema non è il pacifismo, la nonviolenza o non so cosa. Il problema è che solo se metti in difficoltà i politici, i banchieri, i finanzieri, avrai fatto il tuo dovere di Indignato. Sennò rimarrai su Facebook a contarti gli amici, a postare frasi a effetto, a scambiarti foto di questo e di altri prossimi cortei molto pacifici. E a prendere per il culo er Pelliccia. “Ultimo mohicano/ sampietrino in mano – si cantava già in una popolare e ironica canzone del lontano 1977 – solo qui nella via/ e la barricata/ dove l’han portata?/ non c’è proprio più”.

Non fraintendemi. Non lancerei mai un estintore. Ma sul resto si può discutere. Parafrasando un vecchio paradosso della psicologia di massa (on line?) potrei dire: il problema non è che qualcuno lanci un estintore. Più interessante è capire perché che cosa trattiene tutti gli altri dal lanciare estintori (in origine il paradosso riguardava, significativamente, i ladri di banche). Non c’è da scherzare comunque: “La rivoluzione – cantava Gil Scott-Heron – non sarà teletrasmessa/ non ci saranno repliche/ perché la Rivoluzione sarà live”.

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