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06:27 martedì 15 settembre 2026
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.

È la TV, bellezza

Dalle veline ai reality. Se le donne di spettacolo devono considerare il disprezzo parte del mestiere

14 Novembre 2011

L’espressione slut-shaming è nata solo pochi anni fa – la si comincia a sentire tra il 2005 e il 2006 – e la sua fortuna si deve alla precisione con cui indica un processo non nuovo, ma in rapido aumento. Potete tradurla con “svergognare la sgualdrina”; potete usarla quando vengono tratte conclusioni morali e intellettuali dal modo in cui una donna si veste, dal numero di persone con cui è andata a letto, dal suo eventuale consumo di materiali vietati ai minori, e così via. La ripercussione peggiore la vedete quando la “condotta” di una donna viene usata per valutare la sua credibilità come vittima di un reato, o, viceversa, per determinare il suo grado di colpevolezza se è lei accusata di un crimine. (Ad esempio: alcuni commentatori americani consideravano slut-shaming la grande attenzione dedicata dai media italiani ai dettagli meno rilevanti del processo ad Amanda Knox; “aveva un vibratore”, “comprò biancheria intima poco dopo il primo interrogatorio”, etc.) Ma al di là del Reparto Legge e Ordine, le conseguenze culturali sono enormi.

Tonya Cooley è un’ex partecipante al reality show The Real World, da lì coinvolta in un lungo giro di ospitate in altri programmi sempre trasmessi da MTV. Ha presentato una richiesta di risarcimento per un episodio che sarebbe accaduto nel 2009, durante le riprese di uno di questi reality-satellite, Real World / Road Rules Challenge: The Ruins – una notte, mentre lei era priva di sensi, due concorrenti uomini le avrebbero infilato uno spazzolino da denti nella vagina. Unica reazione da parte degli addetti ai lavori: buttare via lo spazzolino il mattino dopo. Ora Cooley chiede i danni ai due responsabili materiali, a MTV e alla Bunim/Murray, la casa di produzione che firmò il programma.

La questione è affidata ai rispettivi avvocati ( i primi passi sono partiti nel 2010 ) , e non avrebbe senso scatenare una caccia digitale al colpevole (non ce l’ha mai). Però. Se le accuse sono infondate, è giusto che Cooley non abbia alcun risarcimento; ma se – come sostiene lei – esistono prove su video del fatto compiuto, e se davvero la produzione invitava ripetutamente i concorrenti maschi a infastidire le femmine strappando loro il bikini in favore di camera, e se Cooley era “priva di sensi” anche perché la produzione offriva ai concorrenti ambosessi cibo e alcolici in proporzione 1:10 , mi sento insozzata dalla fine di questa frase.

Vediamo alcune reazioni popolari alla notizia, invece:

“Ma dai, Tonya è una pazza ubriacona, lo sappiamo tutti”;

“Ma dai, è stata solo una goliardata, non troppo diversa da quelle che toccano ai ragazzi durante i rituali di iniziazione delle confraternite” ( segue laboriosa descrizione dei rituali-tipo, ve la risparmio );

“Possiamo definire meglio cosa è aggressione sessuale ? No, perché secondo me è aggressione solo quando (X) ti viene messo in (Y) o (Z) , forse un po’ (W) ma dipende dal contesto”;

“Se vai a fare un reality sei una persona orrenda e meriti che tutte le iatture del mondo colpiscano te e solo te”.

Ora, il nuovo contratto-suicidio che MTV obbliga a firmare per The Real World e derivati è notizia di tre mesi fa. (Ricordate? E’ quello con scritto “ io accetto di poter essere picchiato o aggredito durante le riprese ”.) Ma nell’infinita letizia della mente  collettiva, contro Tonya Cooley pesano sia la sua teorica “reputazione” sia, soprattutto, il suo essere “un personaggio pubblico”. Da un lato era arrivata in TV col seno già rifatto, ha tratto denaro (poco) dalla notorietà, ha posato per l’edizione online di Playboy; dall’altro è sempre stata dipinta come un tipo sopra le righe, amante della sceneggiata e delle reazioni eccessive (poche ore dopo il presunto abuso del 2009 Cooley prese a schiaffi un’altra concorrente , venendo per questo allontanata dallo show). Come se un reality offrisse un montaggio fedele e cronologicamente ordinato di tutta la vita di chi ci partecipa, dentro e fuori dal set.

La cosa peggiore – forse – è che lo slut-shaming non discrimina chi lo commette. Pensate a una Velina: è una donna di cui noi non sappiamo nulla, al di là della professione che svolge, ma che pochi esitano prima di additare come Il Male Assoluto. (La tragica scelta verbale più consueta è tra “troia” e “complice semi-consapevole del proprio sfruttamento”). E andiamo avanti così. Mai guardare chi crea, chi costruisce, chi rende possibili le condizioni per (X). Sempre pensare che una persona impiegata nel mondo dello spettacolo debba considerare la vergogna come un ovvio danno collaterale, o che una persona con una qualsiasi riconoscibilità oltre la soglia di casa sua debba vivere le minacce e la violenza come rischio del mestiere.

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