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22:44 sabato 30 maggio 2026
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.
Il Tribeca è il primo grande festival al mondo a inserire in concorso un film fatto interamente con l’AI Dreams of Violets racconta le proteste in Iran del gennaio 2026, è costato 2 mila dollari ed è stato realizzato in tre mesi usando solo AI.
La nuova campagna di Jacquemus è un documentario su una giornata in compagnia di Pamela Anderson e dei suoi due figli Si intitola A Day With Pamela and Her Sons e ci sono i figli di Pamela Anderson che la prendono molto in giro.
C’è una proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni anche in Italia Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.

E il sole sorge a Est

12 Maggio 2011

Per chi, come me, scrive spesso di esteri Foreign Policy è un punto di riferimento. Molto meno paludata (e spesso più sul pezzo) del suo concorrente Foreign Affairs (che resta sempre un mostro sacro), FP è sempre una fonte di ottime analisi su quanto accade per il mondo. Unisce interviste e interventi di prestigiosi addetti ai lavori – a proposito, recentemente ha intervistato l’ex ambasciatore italiano a Teheran Roberto Toscano, che presto troverete intervistato (ma su tutt’altri temi) anche nel numero di Studio in uscita – a commenti più terra a terra di ottimi blogger: per un lungo periodo hanno avuto il “bimbo prodigio” Matt Yglesias tra i loro commentatori.

Ma, quello che più conta per chi si occupa di esteri, è il morning brief che FP offre ai suoi lettori, tramite newsletter. Ok, per chi sta in Italia non si tratta esattamente di un morning brief, perché arriva verso l’ora di pranzo, ma è pur sempre un ottimo strumento di lavoro. Un comodo riassunto, ragionato, su quello che si muove e non si muove in giro per il mondo. E anche se le stesse notizie le avevi già lette sulla Reuters e sull’Ansa, faceva sempre piacere ricevere quella newsletter, da leggere comodamente con un bel caffé (per gli americani il caffé della mattina, per noi italioti un buon espresso post-prandiale), perché è proprio ben scritto. Da gente con le rotelline che girano per gente (si spera) con le rotelline che girano. Food for thought.

Questa mattina però – pardon, oggi al ritorno dalla pausa pranzo – mi è capitata un fatto spiacevole, che ha irrevocabilmente stravolto la mia routine mental-redazionale. Rientro a Studio dopo un bel pranzetto al sole, mi preparo il mio espresso, apro la casella di posta elettronica per vedere che cosa di bello mi racconta oggi FP, e che cosa vedo? Il titolo, cubitale: “Documenti dimostrano che Bin Laden era ossessionato con gli Stati Uniti.”

Parbleu. Questa sì che è una notizia. Ricapitoliamo, Osama era responsabile, nell’ordine di: un attentato fallito alle Torri gemelle, un attentato all’ambasciata americana del Kenya, un attentato (ahimé riuscitissimo) alle Torri Gemelle e il pentagono… chi avrebbe mai detto che ce l’aveva proprio con gli Stati Uniti?

Il titolo, insomma, rasenta il comico. In realtà la notizia sarebbe un altra: cioè che Bin Laden continuava ad invitare i suoi – cioè al-Qaeda, una galassia di cellule terroristiche sempre più indipendenti tra loro e di conseguenza anche meno legate a Bin Laden come capo operativo – ad attaccare gli Stati Uniti, e che i suoi in realtà dagli Usa preferivano rimanere lontani, onde evitare nuove ritorsioni in stile Iraq e Afghanistan (tradotto: evitare che il Pentagono ci andasse con la mano pesante pure in Yemen).

Top story: As intelligence officials sort through the information seized during the raid that killed Osama bin Laden, they said that the terrorist chief appeared focused on replicating the 9/11 attacks and their deadly impact on the United States.

Though bin Laden was confined to his compound in Abbottabad, Pakistan, he regularly sent messages to his top deputies and the leaders of al Qaeda franchises across the world. And some of those figures appeared irritated by bin Laden’s constant exhortations to attack the United States, fearing that an attack would trigger a major U.S. retaliation.

The evidence seized so far suggests that bin Laden did not give tactical orders to his lieutenants or al Qaeda franchises, but rather focused on big-picture strategic advice. He was in regular contact with Ayman al-Zawahiri, his top deputy, as well as Atiyah Abd al-Rahman, the organization’s third in command. The documents also confirm that al Qaeda in the Arabian Peninsula, which U.S. counterterrorism officials had already seen as the great threat to U.S. interests, is the “first among equals” in terms of its relationship with the al Qaeda core.

A dire il vero neppure questa è una grande sorpresa. Ma se non altro la notizia c’è. E questo non toglie che quel titolo resta una delusione difficile da cancellare. Quasi quasi rinnovo l’abbonamento a Foreign Affairs.

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