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Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
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A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.
Un partito dell’estrema destra polacca che si chiama Nuova speranza, come un film di Star Wars, ha dovuto cambiare nome e ora si chiama L’impero colpisce ancora, come un film di Star Wars Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".

Chi sono (e come si vestono) le e-girls

Il loro stile è un mix goth, cosplay e BDSM. Spopolano su TikTok, ma sono molto diverse dalle Influencer Millennial.

03 Settembre 2019

La definizione di “e-girls” è piuttosto labile. Assomiglia un po’ a quella che negli anni Dieci si dava di “hipster”, dice Rebecca Jennings su Vox, almeno nel senso che è altrettanto sfuggente, carica di auto-ironia e di un chiaro intento denigratorio. Letteralmente, sono le ragazze che stanno su Internet, più nello specifico sono una certa porzione di adolescenti (Gen Z, baby) che vive soprattutto su TikTok, l’app cinese che permette di registrare video brevissimi con sottofondo musicale, e ha accumulato un largo seguito online. Sono un po’ le sorelle minori delle ragazze tristi di Tumbrl, con gli occhi pesantemente truccati – molte passate di eyeliner nero, allungato per formare il celebre “cat-eye” a là Brigitte Bardot – e un look che è infantile e sexy, fatto di minigonne e calze parigine, maglietta a righe, capelli decolorati come Billie Eilish, spesso legati in codini alti, cuoricini e lacrime disegnati (o applicati) sulle guance e blush rosa anche sul naso, come le protagoniste degli anime giapponesi. Al miscuglio si aggiungono elementi stilistici presi dalla cultura goth e da quella del BDSM, cosicché non è insolito vedere harness, piercing e collarini bondage su t-shirt di Sailor Moon. La loro controparte maschile, gli e-boys, sono invece ragazzi dalla faccia pulita e i capelli dai ciuffi voluminosi, spesso decolorati anche loro, che indossano catene e borchie punk sui pantaloni a vita alta e si riprendono mentre eseguono “passi di danza” fatti apposta per infastidire e far sentire vecchi gli adulti (come questo: rollare le dita, chiudere gli occhi e tirare fuori la lingua).

Al contrario della loro controparte Millennial, le Influencer che hanno prosperato su Instagram grazie a un’immagine curata fino all’esasperazione (fino a modificare il cielo delle foto, rendendolo sempre uguale), e-girls e e-boys sembrano voler proporre un’immagine di sé più rilassata e intimista, che spesso esiste esclusivamente nello spazio digitale. Come nota Jennings, infatti, «Mentre gli influencer tradizionali cercano di rendere la loro vita più “aspirazionale” possibile, tutta l’influenza delle e-girls e degli e-boys proviene dai loro alter ego digitali. Non accumulano follower andando in vacanza a St. Barts o a Santorini una settimana sì e l’altra pure, ma molto probabilmente saranno nelle loro camerette, da soli». Si prendono anche molto più in giro: spesso accompagnano i loro video con l’hashtag #cringe, “appropriandosi” dei meme che li sfottono e, in qualche modo, rivendicandoli con una naturalezza difficile da replicare per i più grandi.

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Sembrano anche non essere particolarmente interessati alla ricchezza e al lusso, e basta osservare da dove comprano i loro vestiti per rendersene conto. Le-girls preferiscono fare shopping di seconda mano e non disdegnano i thrift store, specializzati nell’usato, dove recuperano capi e accessori che mescolano con pezzi di Urban Outfitters, Forever 21 e Brandy Melville fra gli altri. Un marchio particolarmente amato è Dolls Kill, che Katie Richards ha raccontato su Glossy in un interessante approfondimento. È stato fondato nel 2011 dalla ex dj Shaudi “Shoddy” Lynn e da suo marito Bobby Farahi, oggi amministratore delegato, e sin da subito ha puntato a vestire una ragazza “che non se ne fotte di nulla”, come da claim: un po’ dark, un po’ emo, un po’ Mikako de I cortili del cuore di Ai Yazawa, un po’ tecno-raver in divenire. Dolls Kill non usa le influencer tradizionali per generare contenuti attorno al brand, ma ha 8 “bamboline” che riassumono le clienti tipo e il loro stile – Coco che è quella kawaii, Mercy la gotica, Kandi la clubber, Darby la punk, Mia che ama lo streetwear sexy – e che possono intersecarsi fra loro. Non si tratta di personalità singolari, specificano dal marchio, perché «si può essere Coco di mattina e Mia di sera». Allora niente viaggi sponsorizzati (come quello che annualmente organizza l’Insta-brand Revolve al Coachella e raccoglie influencer tutte uguali), ma un flusso di contenuti che le e-girls producono spontaneamente su più piattaforme e che, in molti casi, è conforme all’universo estetico del marchio.

Maschi e femmine attingono quindi allo stesso immaginario allargato, futuristico e passatista allo stesso tempo, secondo quella fluidità che sembra essere innata alla Gen Z ed è lontana dall’attivismo molte volte forzato della generazione appena precedente. Esattamente come le “Twitch girls”, le gamer che si riprendono mentre giocano ai videogiochi online e che sono oggetto di commenti sessisti per via dei loro look provocanti, anche le e-girls vengono spesso criticate per la loro immagine iper-sessualizzata, segno inequivocabile di come certo sessismo sia intramontabile. Ma con il loro atteggiamento ironico e parodistico, e-girls e e-boys sembrano non interessarsene più di tanto: sono giovani, carini e si divertono su Internet.

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