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Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
OpenAI ha trovato la soluzione per la pessima reputazione di cui godono i data center: smettere di chiamarli data center L'azienda propone di chiamarli compute campus, rebranding che dovrebbe servire a far passare tutte le ansie e le paure attorno a queste infrastrutture.
C’è una mappa che segnala tutte le band punk, post-punk, shoegaze, screamo, alt-rock, emo attive in Italia, regione per regione, città per città Si chiama Noise Map e l'ha "disegnata" la rivista atonalmgzn: raccoglie 924 band e artisti italiani, è in perenne aggiornamento, chiunque può segnalare la sua band locale preferita e aggiungerla all'elenco.
Un cinema olandese vuole ipnotizzare gli spettatori per fargli rivedere film che hanno già visto come se non li avessero mai visti Il 9 novembre, all’Aia, trenta spettatori verranno ipnotizzati per dimenticare la trama di un film tra Matrix, Se7en, La La Land o Interstellar e rivederlo come fosse la prima volta.
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
Né la censura né gli omicidi, Novaya Gazeta l’ha uccisa uno sfratto Dopo quasi 30 anni il giornale di Muratov e Politkovskaja è costretto a lasciare la redazione di vicolo Potapovskij entro il 9 novembre. Senza sede e senza donazioni, l’ultimo grande quotidiano indipendente rimasto in Russia annuncia la chiusura.

Billie EiIish, la più inquietante delle popstar

Un ritratto dell'artista di 17 anni che mescola l'horror con la musica pop.

19 Marzo 2019

A 17 anni e senza aver ancora pubblicato un album – il primo, When We All Fall Asleep, Where Do We Go? uscirà il 29 marzo – Billie Eilish è la star adolescente più famosa negli Stati Uniti. È difficile vagare tra le pagine dei magazine americani senza incontrare una sua foto. Qualche esempio: è la cover story dell’ultimo numero di The Fader, un paio di mesi fa Nme le ha dedicato un articolo spettacolare dal titolo “The Most Talked-About Teen On The Planet” (sottotitolo: il 2019 è suo), Lnwy le aveva dedicato un bellissimo longform nel 2017, nel 2016 Vogue titolava: “Meet Billie Eilish, Pop’s Next It Girl”.

Billie Eilish è la ragazza con i capelli colorati – sempre in toni freddi: malva, azzurri, blu e neri – che tiene il corpo nascosto dentro a felpe, t-shirt e pantaloni abnormi e alle telecamere mostra lo sguardo con le palpebre a mezz’asta di chi si è appena fatto una pera di eroina (anche se, a differenza dei suoi vari colleghi il cui nome inizia o iniziava con Lil, non sembra abbia problemi di dipendenze). Il suo stile emo segna un’ulteriore evoluzione nella nuova tipologia di star adolescente esplosa grazie a Lorde. Possiamo dichiarare ufficialmente archiviate le lolite degli anni ’90 e dei primi 2000, da Britney Spears a Miley Cyrus: nessuno desidera più che la minorenne nel video cerchi di sedurre gli spettatori con minigonne e sorrisi finto-innocenti.

Se Lorde rivendicava il diritto di non essere sexy (o esserlo diversamente), concentrandosi sulla musica ed esibendo uno stile personalissimo, tutto suo, Billie Eilish si spinge ancora più in là: lei non vuole attrarre, ma addirittura respingere. Il suo viso è splendido? Lei lo maltratta in tutti i modi. In “ocean eyes“, il suo singolo d’esordio (173 milioni di ascolti su Spotify, 90 milioni di visualizzazioni su YouTube) era ancora delicata, aveva solo 14 anni: se lo sporcava con la polverina viola che le ricopriva le dita. In “When the Party’s Over” beve un bicchiere di liquido nero che poi le sgorga fuori dagli occhi. In “Bury a Friend” si fa conficcare decine di siringhe nella schiena, malmenare da mani sconosciute che provengono dall’esterno (un po’ come quelle armate in “Sarebbe comodo” di Chadia Rodriguez) e interpreta il mostro che vive sotto al letto, con i bulbi oculari completamente colorati di nero: in pratica il video è un collage senza trama di possibili scene di un film horror.

Che infanzia avrà mai avuto questa pallida creatura dark che canta «Voglio farla finita»? Billie Eilish, in realtà, è nata nel quartiere più figo di Los Angeles, Highland Park, e ha frequentato la scuola da casa. I genitori sono entrambi attori e sceneggiatori, il fratello Finneas, 21 anni, è cantante, compositore, produttore e attore (“ocean eyes” l’ha scritta lui). Finneas ha composto e prodotto quasi tutti i pezzi di Billie, comprese quelle dell’album in arrivo e “When I Was Older”, un brano ispirato a Roma di Alfonso Cuarón, che entrerà a far parte di un disco curato dal regista. “Lovely” e “Bored”, invece, hanno fatto parte della colonna sonora della serie Netflix 13 Reasons Why.

Sotto al video di “ocean eyes” c’è il commento di un utente Youtube che ha conquistato tantissimi like scrivendo: «Suo fratello la aiuta a scrivere le canzoni, mio fratello mi stressa e basta». Il secondo commento, in ordine di like, è: «Quando io avevo 14 anni ho messo il cellulare nel microonde per asciugarlo». Come dietro a ogni fenomeno pop, anche dietro a Billie c’è una squadra affiatata, in questo caso un talentuoso fratello maggiore. Ma è impossibile negare come sia proprio lei – voce composta e soave + estetica da outsider perfettamente indossata – a rendere tutto quello che fa così magnetico, dalle canzoni alle interviste. Billie dà l’idea di essere un’adolescente capace di interpretare “ocean eyes” e anche di mettere il cellulare in microonde per asciugarlo. Cantato da qualcun altro, ad esempio, un brano come “you should see me in a crown” non sarebbe niente di che. Ma nel vertical video (strano formato per Youtube) postato ad agosto 2018, c’è una Billie incoronata che recita la parte che le riesce meglio, quella creepy: cosparsa di ragni, a un certo punto emette una tarantola dalla bocca. Il 18 marzo 2019 su Apple Music è uscito un nuovo video di animazione, sempre per la stessa canzone, realizzato in collaborazione con l’artista Takashi Murakami.

Billie Eilish ai Billboard Music Awards il 16 maggio 2017 a Los Angeles (Foto di Rich Fury/Getty Images)

La maggior parte dei commenti che ironizzano sul talento precoce di Billie e sulle sue fortune sono teneri e goffi, soprattutto perché a scriverli sono utenti poco più che bambini, che ne vanno pazzi. In più la teenager ha un suo personale pacchetto di sfighe a proteggerla dagli invidiosi: soffre della sindrome di Tourette (su Youtube si trovano collage abbastanza crudeli dei suoi tic: è proprio rispondendo pubblicamente a uno di questi video che Billie ha parlato del suo problema) e vanta un sogno già infranto: la sua vera passione era la danza contemporanea, una carriera che ha dovuto abbandonare troppo presto a causa di un infortunio.

Se il periodo in cui stiamo vivendo è orrendo sotto molti punti di vista, la cultura pop è una delle poche cose che si salvano: proprio come Solange, Billie Eilish è un altro esempio del mainstream intelligente e sofisticato a cui gli Usa ci stanno abituando. «Le immagini mi ispirano moltissimo», aveva detto a Vanity Fair, «a 12 anni ho visto il video di Aurora “Runaway“. Qualcosa dentro di me ha fatto clic, ho pensato “è quello che voglio fare, non importa se va da qualche parte oppure no”». Non è certo la prima volta che un’aspirante star cerca di incarnare la variante creepy e dark dell’adolescenza: ci aveva provato ad esempio Melanie Martinez qualche anno fa, con un discreto successo, funzionando molto meno dal punto di vista artistico. La sua estetica caramellosa era troppo artefatta, retorica e ripetitiva (una specie di Katy Perry in versione incubo) e la sua bellissima voce, con cui aveva interpretato “Toxic” di Britney Spears lasciando stupefatti i giudici di The Voice, era annegata dentro a canzonette mediocri. Billie Eilish non rischia questo tipo di errori. Grazie a suo fratello, certo, ma soprattutto grazie a una straordinaria, precocissima capacità di capire, anzi, sapere, cosa le piace e cosa no, cosa vuole e cosa non vuole, come desidera rappresentare se stessa: un’abilità che manca perfino a certi adulti.

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