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Anche i droni sono stati accusati di molestie

C’è qualcosa di più inquietante per una donna dell’essere stalkerata da un corteggiatore indesiderato? A quanto pare sì: ed è quando a spiarti non è un essere umano, bensì un drone. Ciò che rende l’idea di un piccolo robot volante appostato fuori dalla finestra ancora più preoccupante è il suo occhio artificiale. Il voyeur tecnologico potrebbe infatti rivelarsi ancora più fastidioso di quello umano per quanto riguarda la privacy della vittima, perché il suo sguardo è in grado di registrare filmati. Diversi casi di droni stalker sono stati riportati in alcune cittadine del sud dell’Australia: «non faccio più la doccia la sera per paura di essere filmata», ha dichiarato una delle vittime.

Vice ha intervistato Arthur Holland Michel, co-direttore del Centro per lo Studio del Drone del Bard College. «Una caratteristica fondamentale dei droni è che ti permettono di raggiungere con le telecamere delle zone che sarebbero difficili o magari pericolose. In questo senso non mi stupisce che questa tecnologia stia diventando popolare tra gli stalker. Incidenti come questi stanno diventando sempre più comuni». Nel 2015, ad esempio, un uomo ha sparato a un drone che stava spiando dal cielo sua figlia adolescente, mentre un anno fa un giornalista del New York Times ha iniziato a scrivere un articolo sui droni-voyeur e, poco prima di finirlo, ha avvistato un drone fuori dalla sua finestra. «L’unica cosa che può farci sperare che il fenomeno non si aggravi», spiega Michel, «sono le difficoltà legate ad aspetti che possono ostacolare l’utilizzo dei droni per scopi di stalking: per esempio la loro autonomia di volo (solo 20 minuti), e il fatto che sono molto rumorosi e dunque facilmente rilevabili a bassa quota». Il lato peggiore della faccenda, si lamenta Michel è la difficoltà di risalire ai proprietari dei droni, e dunque ai colpevoli: è praticamente impossibile.

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