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L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.

Facebook si sta mangiando Internet

Video, notizie, Whatsapp e l'Internet percepito: come il social network di Mark Zuckerberg è diventato un gigante in grado di inghiottire tutto.

12 Maggio 2015

Non è tanto il successo che Facebook ha qui in Occidente – comunque enorme – ma, al solito di questi tempi, quello raccolto altrove, a Est, non in Cina ma nel sud-est asiatico o in Africa. Qui, in zone del mondo densamente popolate e in via di sviluppo, Internet è qualcosa di diverso: sono in pochi ad aver conosciuto il ronzio del modem 56k e il passaggio alle connessioni ultraveloci; qui il web è perlopiù mobile, un mondo accessibile tramite smartphone – e anche gli smartphone sono diversi, un diorama di brand e modelli da noi poco diffusi. In questo mondo, in questo web, Internet coincide sempre più con il logo blu del social network fondato da Mark Zuckerberg. E non è nemmeno l’utilizzo fatto del sito a farcelo dire, quanto proprio la percezione comune: un recente studio condotto in Indonesia ha portato alla luce un trend interessante: molte persone dicono di non usare Internet pur usando Facebook. Come se le due cose fossero diverse e separate, milioni di indonesiani non si rendono conto che rispondere “no” alla domanda “Usi Internet?” e “sì” alla domanda “Usi Facebook?” è un cortocircuito logico. Ma non è colpa loro, è merito di Facebook.

Nato come innocua bacheca per studenti di Harvard, il social network ha inghiottito sempre più elementi e pezzi di vita online trasformando il suo feed nell’Internet percepito di milioni di persone. Le quali, quando escono dal familiare recinto di Zuckerberg per cercare un video su YouTube o una voce su Wikipedia, pensano di entrare in un altro ambiente: rumoroso, infinito e non regolato dall’algido algoritmo EdgeRank. Non è un caso che il gigante stia lavorando a un proprio motore di ricerca: l’obiettivo dell’azienda è quello di rendere sempre meno conveniente uscire dal suo sterminato circondato.

Facebook nel 2006, prima del boom mondiale
Facebook nel 2006, prima del boom mondiale

Ma il trend rilevato in Indonesia è in qualche modo riscontrabile – con sfumature più tenui – anche nel resto del mondo e il motivo è semplice: Internet è oggi una cosa mobile e Facebook sta eccellendo nel settore, grazie a un’ottima app con cui centinaia di milioni di persone sono ormai abituate a usare il sito. A tutti è capitato spesso di incontrare persone che usano il sito solo dal loro smartphone, quasi dimentichi dell’esistenza di quell’altra cosa, il desktop.

La sovrapposizione tra Internet e Facebook non è solo legata alla user experience: la seconda fase è stata ovviamente quella dei contenuti. E qui il gigante ha agito da gigante.

Tutto è cominciato nel dicembre 2013, quando Facebook presentò la novità dei video in autoriproduzione che avrebbero in poco più di un anno dominato il feed dei suoi 1,4 miliardi di utenti, aprendo così un nuovo mondo di opportunità: commerciali innanzitutto (il settore video interessa molto gli investitori pubblicitari), e concorrenziali; perché in un mondo in cui il “reach” di Facebook (la quantità di persone che vedono un dato post nel proprio feed) può decidere le sorti di qualsiasi brand, questi video sono diventati subito una nuova prassi. Vuoi che la tua clip sia vista da più persone possibile? Allora pubblicala su Facebook, senza passare per YouTube, e vedrai che l’algoritmo apprezzerà. E il tuo contenuto vedrà la luce.

Facebook offre un social network che per molti coincide con il mondo online – e dentro ci puoi trovare di tutto

Si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti di Google e della sua controllata YouTube, ritenuta da tutti monopolista di diritto del settore “video da guardare su Internet”. Il suo peso è ancora enorme e incalcolabile ma qualcosa è di certo cambiato: non è più sola e potente, ha concorrenza. Ed è una concorrenza elegantemente scorretta, perché se YouTube offre un archivio sterminato di video di tutti i tipi incastrati in un social network (YouTube è tecnicamente un social network basato sui video), Facebook offre un social network che per molti coincide con il mondo online – e dentro ci puoi trovare qualsiasi cosa: foto, status, video, presto qualche star di YouTube e Vine a dare peso al tutto. E le notizie.

Già, le notizie.

A oggi il sito è già lo strumento con cui leggiamo e condividiamo le notizie. Ma non basta: Facebook è diventata una nuova voce nei bilanci delle testate giornalistiche, costrette a pagare per vedere i loro contenuti fiorire di condivisioni e like. Anche in questo caso la situazione è elegantemente scorretta: giornali, blog e riviste hanno beneficiato per anni della spinta garantita dal sito, che ora vuole far quadrare i conti, ricordando che se c’è qualcuno che deve beneficiare da Facebook in primo luogo, dev’essere Facebook. “Niente attrae testate giornalistiche come Facebook”, scriveva il New York Times a fine marzo, aggiungendo una postilla fondamentale: “E niente le rende così nervose”. L’articolo citato presentava ai lettori un nuovo progetto a cui il social network, in compagnia di siti di news quali il Times e Buzzfeed, sta lavorando da tempo: pubblicare le notizie e gli articoli direttamente su Facebook, ovvero applicare al giornalismo il modello-video.

Rimane una domanda: perché? Perché Facebook si sta sostituendo al nostro Internet percepito assorbendo abitudini, contenuti e pezzi sempre più sostanziali delle nostre vite? Perché deve farlo. È lo stesso motivo per cui, osservandolo dall’alto, l’impero di Zuckerberg risulta sempre più opulento: Whatsapp, Oculus (e quindi realtà aumentata, il probabile futuro), una miriade di app (Messenger tra tutte) con cui sta letteralmente prendendo possesso dei nostri smartphone. Dispositivi che, almeno per ora, non ha bisogno di costruire per controllare.

Nell’immagine in evidenza: Mark Zuckerberg, Ceo e fondatore di Facebook, nel 2011 (Justin Sullivan / Getty Images)

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