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01:42 lunedì 15 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

I migliori documentari letterari da vedere

Prima di capire come sarà la biografia di Joan Didion (su Netflix a ottobre), breve guida alla riscoperta di un genere.

di Studio
25 Agosto 2017

Come abbiamo già scritto, Netflix ha annunciato l’uscita entro la fine di quest’anno di due documentari incentrati su scrittori: il primo sarà su Joan Didion, il secondo su Gay Talese, entrambi icone del new journalism. Mentre aspettiamo con grande curiosità di vederli, abbiamo stilato una breve guida a un genere forse poco considerato, ma che contiene alcune vere perle del racconto documentaristico e che in qualche modo smentisce l’idea che degli scrittori è meglio limitarsi a leggere soltanto i loro libri.

1. Patience (W. G. Sebald)

Di fronte a W. G. Sebald si sarebbe tentati di dire: “Un autore così letterario da non poter essere trasposto”. Eppure l’anno scorso è uscito Austerlitz, in verità solo ispirato all’omonimo libro, e ancora prima questo Patience (After Sebald), che si fa fatica a non giudicare come il più originale e intenso documentario letterario mai prodotto. Le peregrinazioni inglesi dello scrittore contenute ne Gli anelli di Saturno diventano una forma di inseguimento sulle tracce della scrittore scomparso, ma anche una forma di celebrazione della sua eredità. L’ipnosi del testo viene tradotta perfettamente in immagini e suono, anche attraverso la lettura delle pagine del libro. Un lavoro incredibile di Grant Gee, autore di un apprezzatissimo docu sui Joy Division e nel 2015 di un lavoro sul Museo dell’innocenza di Pamuk.

2. Everything is copy (Nora Ephron)

Scrittrice, giornalista, sceneggiatrice, grande personaggio dell’intellighenzia americana, questo è il racconto orale di Nora Ephron, messo insieme da suo figlio Jacob Bernstein (il cui padre era il Carl del Watergate). Su Studio, Paola Peduzzi ne ha parlato come di un lavoro intimo (un figlio alla ricerca di suo madre, ma anche l’affettuoso ricordo di un gruppo di amici e artisti), ma che restituisce l’importanza e il valore della Ephron. Il titolo si riferisce all’idea della sceneggiatrice che ogni cosa della vita si trasforma in materiale per la scrittura e il lavoro ruota proprio intorno al dubbio di Jacob che sia effettivamente così.

3. The 50 Years Argument (The New York Review of Books)

Non un documentario su uno scrittore in questo caso, ma la ricostruzione di una mitologica vicenda editoriale, quella della Nyrb, rivista che insieme a poche altre ha fatto la storia del pensiero e della critica letteraria in America. Su Studio, Francesco Guglieri ne ha parlato come di un documentario che oltre a raccontare un’epopea editoriale racconta anche di un’epoca che non esiste più, quella in cui le riviste erano in grado di determinare fortune e sfortune di un libro (non a caso l’obituary sul New York Times di Barbara Epstein la definiva «literary arbiter»), e di personaggi incredibili e affascinanti come Robert Silvers e, appunto, Barbara Epstein. Il film è diretto da Scorsese e prodotto da Hbo.

4. The Charles Bukowski Tapes

Un lavoro estremo prodotto dalla collaborazione di due menti estreme, ovvero il grande Bukowski e un regista irregolare della vecchia guardia, quel Barbet Schroeder, autore di film hollywoodiani, così come di cose interessanti e mai perfettamente compiute (Maîtresse, La vergine dei sicari). Esce nel 1987 questo film-fiume che consiste in assemblaggio di una cinquantina circa di interviste che il regista girà con lo scrittore per raccogliere il materiale preparatorio per il suo successivo lungometraggio Barfly, basato sull’autobiografia di Bukowski.

Di “documentari letterari” ne esistono molti altri, elencati per esempio in questa lista postata su IMDb, oppure più recenti come il Salinger di Shane Salerno, accolto per lo più negativamente dalla critica americana, o la spassosa ricostruzione della vicenda JT LeRoy di cui ha scritto Mariarosa Mancuso sul Foglio.

Immagine tratta da Patience (After Sebald) di Grant Gee.
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