Si chiama Community Radio Index, per il momento raccoglie 300 stazioni e ce ne sono anche un bel po' italiane.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere
Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Il designer Eric Lu ha progettato un font che gli esseri umani possono leggere e le AI no. Si chiama Ghost Font ed è costruito interamente su un’illusione ottica: invece di lettere convenzionali, ogni carattere è formato da migliaia di minuscoli puntini in movimento. I puntini che formano il testo nascosto si spostano verso l’alto mentre quelli circostanti vanno verso il basso. Il cervello umano li raggruppa istantaneamente in lettere riconoscibili grazie a quello che la psicologia chiama «principio del destino comune», ovvero la tendenza a percepire come unità gli elementi che si muovono nella stessa direzione. Se si mette in pausa l’animazione, le lettere scompaiono, restano solo puntini. I modelli AI analizzano i video fotogramma per fotogramma, e su ogni singolo fotogramma non c’è niente da leggere. Il testo esiste solo se osservato mentre è in movimento, e il movimento è la cosa che le AI attuali faticano a elaborare come informazione.
I created a font called Ghost Font that only humans can read. Tested it in Fable and GPT 5.6 Sol Ultra and neither was able to decipher it correctly. pic.twitter.com/wy08KgZKH2
— Eric Lu (@ericlu) July 11, 2026
Come scrive Design Taxi, Lu ha spiegato che Ghost Font nasce dalla preoccupazione che le aziende di AI e i bot automatizzati rubino contenuti pubblici senza il consenso dei creatori. Questo è un sistema basato sul fatto che la stessa informazione che un essere umano legge senza sforzo sia invisibile a un sistema che non ha sviluppato il modo in cui il cervello umano interpreta il movimento come schema (per ora). Ghost Font si aggiunge quindi a tutti quei sistemi anti-scraping già esistenti come filigrane invisibili e tecniche di offuscamento delle immagini, ma ha una caratteristica che gli altri non hanno: usa qualcosa che i modelli non possono facilmente replicare perché non è una proprietà delle immagini statiche, è una proprietà del tempo. È un modo di nascondere informazioni attraverso la differenza biologica tra come gli occhi e come le telecamere vedono il mondo.
Lu è onesto sulla natura del progetto, Ghost Font è un esperimento, non una soluzione di sicurezza definitiva. Man mano che i sistemi di visione basati sull’AI migliorano potrebbero imparare a interpretare l’illusione in modo affidabile e quindi a ricostruire il testo analizzando il movimento invece dei fotogrammi singoli e va detto che il Ghost Font è stato testato solo su su Fable di Anthropic e Gpt 5.6 Sol Ultra di OpenAi. Ma la cosa interessante di Ghost Font non è che funzioni per sempre, è che funziona adesso, e che funziona sfruttando una differenza reale tra percezione umana e percezione artificiale che i progettisti di AI non hanno ancora colmato.