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20:37 lunedì 5 ottobre 2026
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.

Dior, Lecce e il problema dell’Italia con le sfilate

L’evento voluto da Maria Grazia Chiuri solleva molte questioni attuali, dall’utilizzo del patrimonio artistico a quello delle culture locali, fino all’ottusità con cui si guarda alla moda nel nostro Paese.

23 Luglio 2020

Avevamo appena finito di litigare per Chiara Ferragni madrina degli Uffizi di Firenze, che in men che non si dica ce la siamo ritrovata, scattante come sempre, a instagrammarsi dalla cattedrale di Otranto, dove risiede il mosaico più grande d’Europa, nel suo breve tour promozionale della Puglia. Ferragni era lì in attesa del grande evento che in questi giorni ha tenuto banco in quella remota, assediata, diffidente parte d’Italia che è il Salento, e cioè la sfilata di Dior di mercoledì 22 luglio. Trasmessa in streaming su tutti i canali del marchio francese, è stata anticipata da alcuni video girati da Edoardo Winspeare, il regista salentino d’adozione che con i suoi film, Sangue vivo su tutti, ha raccontato quel territorio prima che diventasse una parodia di sé stesso. I video raccontavano le tante collaborazioni che hanno reso possibile l’evento: con i fratelli Parisi, impresa locale specializzata in decorazioni luminose, e l’artista Marinella Senatore, che insieme hanno realizzato le luminarie che hanno rivestito piazza del Duomo; con la Fondazione Le Costantine, l’associazione che supporta il lavoro delle donne della regione e si occupa di tramandarne la maestria tessile; con il maestro concertatore Paolo Buonvino e l’Orchestra popolare della Notte della Taranta, infine, che hanno riarrangiato alcuni dei brani più conosciuti della pizzica salentina per la colonna sonora della sfilata. La coreografa israeliana Sharon Eyal, invece, ha diretto i danzatori del Corpo di ballo della Taranta, coordinato da Luigi Campa.

Uno sforzo monumentale che solo un marchio di Lvmh oggi può permettersi, cui si aggiunge il set costruito in piazza del Duomo, che ha richiesto 13 giorni di lavori e l’istituzione di una “zona rossa” che non ha mancato di sollevare polemiche in città, e le molte altre partnership attivate da Chiuri (la ricamatrice Marilena Sparasci, specializzata nel pizzo a tombolo, la Tessitura Calabrese, le Ceramiche Branca). Ha spiegato la direttrice creativa nella preview Zoom ai giornalisti: «È importante che i locali comprendano il valore della loro tradizione. Probabilmente la cosa più importante che ho imparato in quattro anni da Dior è quanto a Parigi siano orgogliosi della loro tradizione, la moda fa parte del loro patrimonio culturale. In Italia non abbiamo lo stesso atteggiamento. Forse perché queste attività spesso sono realizzate dalle donne in casa, quindi c’è l’idea che si tratti di lavoro domestico. Non pensano che sia un lavoro creativo. Non gli danno lo stesso valore. Non lo celebrano. Con questo spettacolo spero di offire un diverso punto di vista alla popolazione locale. Non è solo un dialogo con il nostro pubblico esterno, ma è davvero un dialogo con il territorio», ha concluso. E in effetti Chiuri centra alcuni punti fondamentali del discorso intorno a questi temi (interessante soprattutto quello sul lavoro femminile nella filiera italiana, argomento su cui Fabbriche invisibili di Tania Toffanin è sempre una lettura utile), che spiegherebbero anche tante delle reazioni esagitate di questi giorni di fronte 1) a una influencer “di moda” in uno dei più importanti musei d’Italia, 2) l’opposizione integerrima all’utilizzo di spazi del patrimonio artistico e culturale del Paese, per eventi come una sfilata.

Il set della sfilata Dior Cruise 2021 allestito in Piazza del Duomo a Lecce. Foto di Alessandro Garofalo

Tralasciando la polemica Ferragni, che denota se non altro una devastante ignoranza sul funzionamento del marketing digitale, su quello che oggi rappresenta Chiara Ferragni (non la moda, questo è sicuro, che  per lei è stata solo un trampolino di lancio) e sui meccanismi della seconda industria del Paese (sempre la moda, appunto), l’evento in sé solleva alcune questioni interessanti. Quando un gigabrand come Dior, il cui Ceo Pietro Beccari ha chiaramente detto, più volte, che da quelle parti di rinunciare a cose come le collezioni Cruise non ci pensano nemmeno, arriva in una piccola città come Lecce, l’effetto è a dir poco portentoso. Da una parte è come posizionare una lente d’ingrandimento su fenomeni molto circoscritti e amplificarli così in un modo che sarebbe difficile altrimenti – le stime prevedevano 20 milioni di spettatori virtuali per lo show di Lecce, stando a quanti hanno visto il film girato per Dior da Matteo Garrone per la collezione couture –, dall’altra innesca un dibattito sull’accesso e il conseguente utilizzo degli spazi pubblici e delle culture locali a scopi, beh, commerciali. Sarebbe la nostra versione della discussione sull’appropriazione culturale, se sapessimo sviluppare discussioni nostre e non limitarci a importarle malamente. E per farlo dovremmo entrare nel merito delle cose: della strategia del brand, ad esempio, del percorso di Chiuri da Dior, ancora, della collezione nello specifico, infine.

Come spesso le viene rimproverato dai critici, Maria Grazia Chiuri non sempre riesce a tradurre la moltitudine di spunti che animano le sue collezioni in un discorso coerente sull’abito, e i suoi vestiti, accompagnati sin dall’esordio da messaggi femministi, finiscono per non restituire le intenzioni dichiarate. A Lecce, ieri sera, è andata così: la celebrazione gioiosa e spettacolare di tanti elementi della cultura popolare salentina – pizzi intricati e centenari, le luminarie del santo patrono, la taranta ovviamente, che pure gioiosa non è mai stata – ha fatto da sfondo a una collezione che un po’ perdeva d’effetto sul sagrato di piazza del Duomo, mentre la performance del corpo di ballo emozionava gli spettatori su Twitter e Instagram. Da pugliese, salentina, cresciuta nel boom disordinato e feroce degli ultimi vent’anni, non ho potuto che ammirare la dedizione con cui Chiuri, prima donna a capo di uno dei marchi del lusso francese per eccellenza, ha voluto posizionare la sua lente d’ingrandimento sulla terra del padre, cui è chiaramente affezionata, portando Lecce al centro del mondo della moda, almeno per una sera. Sono sicura che qualcuno di quegli spettatori digitali prima o poi verrà in Puglia grazie ai video di Winspeare pubblicati da Dior, magari recupererà anche Sangue vivo, magari, soprattutto, chi in quei posti ci è nato e ci lavora, coglierà l’invito di Chiuri a instaurare un vero dialogo con questa terra del rimorso, come l’ha chiamata Ernesto De Martino, invece di cannibalizzarla. Quando lo show, che doveva tenersi il 22 maggio scorso, rischiava di essere cancellato a causa della pandemia, laggiù la vulgata era, “e ti pareva, per una volta che toccava a noi”. Ora che c’è stato, i salentini (ma anche chi ce l’ha su con le sfilate) possono smettere di lamentarsi.

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