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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
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L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia

In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.

06 Marzo 2026

Sono in acciaio, tinte di due tonalità di verde (pino e salvia), pesano abbastanza per scoraggiare i ladri e non farsi smuovere dai venti (13 kg circa) e sono disponibili in tre versioni: sedia classica, con i braccioli in legno, o reclinabile. Sia come sia, per i parigini vogliono dire una cosa sola: domeniche mattine assolate, passate al Jardin de Tuilleries. E proprio lì, da qualche stagione, Dior organizza le sue sfilate. Già dal 2024 infatti, quando alla guida del brand c’era Maria Grazia Chiuri, Dior aveva iniziato a collaborare con il Louvre, della cui struttura il giardino fa parte, per finanziarne la ristrutturazione, riaprendo l’area nord-est del parco, casa per 116 specie diverse di alberi. Una relazione di vicinanza che Jonathan Anderson ha portato a un nuovo livello: se la sfilata (molto apprezzata tra gli addetti ai lavori) si incentrava sull’ordinario che diventa straordinario, su una passeggiata al parco che può trasformarsi in un’occasione di (ri)scoperta di se stessi e del mondo, l’invito non poteva che ricordare quella location: ai fortunati convitati al défilé è quindi stato fatto recapitare un pacco con una coppia delle due sedie, in formato ridotto.

La storia di queste sedie – così come, per metonimia, quella del giardino – non è semplicemente una trovata di marketing aziendale, per inventarsi una “narrazione” affascinante, ma è strettamente legata alla storia architettonica della Francia. Il giardino sorge infatti laddove una volta c’era (anche) il Palazzo delle Tuilleries, distrutto da un incendio e poi demolito nel 1871. A immaginarlo fu Caterina De’ Medici nel 1564, prendendo ad ispirazione i giardini all’italiana della sua Firenze: era però un parco strettamente privato, riservato ai reali. Luigi XIII lo usava come parco da caccia, mentre Luigi XIV ordinò al paesaggista André Le Nôtre di ripensarlo, trasformandolo in un formale giardino alla francese, e dandogli la sua conformazione attuale. Nel 1667 il giardino divenne pubblico, ma come ricorda anche la nota stampa di Dior la “conditio sine qua non” per accedervi era vestirsi in maniera dignitosa e confacente al proprio rango. Una postilla che venne meno dopo la Rivoluzione Francese, quando il giardino fu aperto a tutti, a prescindere dall’attenzione al guardaroba.

Il governo permise a diverse aziende di installare sedute movibili sul suolo del giardino (a patto, ovviamente di pagare dazio): per l’inizio del 18esimo secolo questi accordi crearono un’evidente confusione cromatica tanto che nel 1955 il Senato Francese (Sénat) decise di standardizzare la tipologia di modello utilizzato, prediligendo lo stesso che si usava nel Jardin du Luxembourg già dal 1923, e che lo stesso corpo governativo aveva commissionato all’epoca. Nel 1990 le autorità francesi richiesero al brand di design Fermob di realizzare delle altre sedie (uguali alle precedenti), con le quali sostituire quelle esistenti, invecchiate abbastanza da non poter più essere utilizzabili. Se vi state chiedendo se è possibile comprarle la risposta è ni: il modello Sénat è esclusiva dei giardini, però nel 2002 il designer Frédéric Sofia ha creato una sedia a loro ispirata, chiamata Luxembourg: è in alluminio (e quindi pesa assai meno) e disponibile in un variegato arcobaleno cromatico, non limitato al verde.

Ad oggi, come si può leggere sul sito ufficiale del Jardin du Luxembourg (dove la Sènat si è posata per la prima volta) le sedie vengono ispezionate settimanalmente per rimuovere quelle rotte e ridistribuirle equamente per tutto il giardino, e il loro colore verde viene anche utilizzato per altri pezzi di mobilio, come per le fioriere presenti nell’Orangerie.

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