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10:39 venerdì 16 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno straordinaria di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Dimmi cosa leggi…

19 Maggio 2011

C’è un giochino che il magazine The Atlantic si diverte a praticare da qualche mese. Funziona così: si prende un personaggio (un politico, uno scrittore, un imprenditore, un giornalista, meglio se noto per la sua brillantezza) e gli si chiede di cosa consista la sua media diet; la sua “dieta” di media o, per dirla in parole semplice e italiane, le sue letture quotidiane a scopo d’informazione. Non a caso il giochino (e relativa rubrica) si chiama proprio “What I read”. L’idea ci piace e non è da escludere che ne proporremo in futuro una nostra versione sul sito. Intanto siamo andati a indagare un po’ le letture di alcuni dei nomi più interessanti che hanno prestato le loro abitudini a The Atlantic, tra cui l’amministratore delegato di Google, lo sceneggiatore di The Social Network, lo scrittore Gary Shteyngart, il creatore di Wired. Ecco, nell’ordine, un po’ delle loro risposte senza prenderle del tutto sul serio.

Eric Shmidt (CEO di Google): Per informarsi utilizza Google New e Google Alert (settato su temi di suo interesse). Ma è anche abbonato a una serie di magazine che legge su base regolare, tra cui The Atlantic, New Yorker, Vanity Fair e The Economist. Legge quotidianamente New York Times e Wall Street Journal. In generale la sua risposta è interessante fino a quando non ci infila uno “spottone” a Google che occupa quasi 2/3 dell’articolo. Ah, è un fan di Stieg Larrson.

Aaron Sorkin (sceneggiatore di The Social Network, West Wing e tanto altro): Legge tutte le mattine il New York Times e il L.A. Times e mentre lavora resta costantemente sintonizzato sia su CNN sia su ESPN (volume a zero). Suscita simpatia quando confessa di non avere né Facebook, né Twitter e di essere ancora fermo a Yahoo solo per pigrizia. E anche lariflessione sullo scarto che ancora esiste tra professionisti dei media e blogger – e sul diverso peso che va dato alle loro opinioni – non è male. Sempre un po’ troppo secchione ma bravo.

Chris Anderson (creatore e direttore di Wired e saggista): Non riserva sorprese, legge esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da lui. Tantissimi blog e siti specializzati in economia, tecnologia e web tipo: Sylicon Valley Insider, Fast Company. E poi cose più soft e geekosissime come BoingBoing del suo amico Doctorow e Botjunkie. Ma in realtà – dice – si informa comunque soprattutto attraverso i feed di Twitter e Facebook. Ma in generale, dichiara di non correre dietro alle “notizie del giorno”, principalmente per lavoro: “Sono abbonato al NYT perché a mia moglie piace ma io lo leggo di rado e mai su carta. Come direttore di un mensile non posso permettermi di essere distratto dal flusso di notizie quotidiane altrimenti rischierei di venirne risucchiato. Il che mi rende curiosamente inconsapevole delle cose che mi succedono intorno a volte. Vengo a sapere del Superbowl una settimana prima che si giochi, per esempio”. Ammette poi di avere spesso in casa anche il New Yorker, ma nemmeno questo lo legge su carta. Consuma molto Business Week invece ed è rimasto piacevolmente sorpreso da Esquire: “credevo fosse una rivista per uomini di classe, cosa che non sono. E invece mi piace com’è scritto”.

Lewis Lapham (leggendario ex direttore di Harper’s Magazine): La pasta è quella di un’altra geneerazione, un altro tempo e si vede: “Non leggo più molte notizie, preferisco i libri. Leggo il New York Times edizione cartacea dopo il caffè e mentre vado in ufficio”. Per quanto riguarda i magazine, legge: “New Yorker, Harper’s, New York Review of Books, National Review e The Nation“. E alla fine, dopo una serie di riflessioni di assoluta e gigantesca eleganza, e aver sciorinato un bagaglio culturale e di letture letterarie da fare impallidire gli altri intervistati, Lapham chiosa così: “I know I’m not like a lot of your other Media Diets. I do read for the fun of it, thank God”. Impareggiabile.

Tutti gli altri intervistati, tra cui il proprietario e inventore di Gawker, Nick Denton, la direttrice di Foreign Policy, la co-editor di MotherJones, li trovate qui

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