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Un fotografo, una pittrice, una casa d’aste e una galleria d’arte si stanno facendo causa per la famosa foto in cui Liam Gallagher dà un bacio a Noel Justin Thomas accusa Elizabeth Peyton di plagio e la David Zwirner Gallery e Sotheby’s di aver provato a trarre guadagno da questo plagio.
Sempre più miliardari stanno comprando casa in Patagonia perché si sono convinti che lì sopravviveranno alla fine del mondo A convincerli sono stati quattro fattori: isolamento, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua.
Dolly Parton verrà ricordata anche come una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell’industria musicale La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.
Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.

L’arte di fare il vino rosso in Sardegna

La cantina Argiolas e lo studio creativo Pretziada hanno realizzato una mostra multidisciplinare per raccontare il Turriga, il rosso grazie al quale il mondo scoprì la tradizione vitivinicola sarda.

13 Luglio 2022

Le tradizioni vanno trattate bene perché hanno una certa età, e non sempre ce lo si ricorda, scambiando l’esperienza accumulata nei decenni (e nei secoli) per un’assicurazione di resistenza futura. Eppure se non ce ne si prende cura anche le eccellenze sfioriscono, pure se ben piantate e radicate. Il vino, per anni, è stato dato spesso per scontato, o meglio trattato con poca grazia: scegliendo pochi vitigni alloctoni al posto di valorizzazione di varietà autoctone, producendo pensando alla quantità più che alla qualità, pensando che seguire le tendenze dettate magari dai mercati esteri potesse pagare anche sul lungo periodo.

Negli ultimi anni ce ne si sta accorgendo un po’ dappertutto, nel mondo vitivinicolo, e finalmente, si direbbe. Una cantina che da sempre invece si prende cura delle proprie viti e del proprio vino, in un territorio, non a caso, più dimenticato che altri, è Argiolas. Fondata nel 1938, nella regione storica del Parteòlla, entroterra meridionale della Sardegna, è da decenni una delle eccellenze nel panorama del vino sardo. Il suo vino più importante si chiama Turriga, dal nome di una statuetta di marmo di Venere datata oltre cinquemila anni, rinvenuta nell’omonima località, nelle campagne tra Senorbì e Selegas dove crescono alcune delle tenute Argiolas. È un blend di quattro vitigni autoctoni sardi – Carignano, Cannonau, Bovale Sardo e Malvasia Nera – e la prima vendemmia si “celebrò” nel 1988, per andare poi in commercio nel 1991, dopo 18-24 mesi di botte e 12-14 mesi di affinamento in bottiglia. Fu come una rivoluzione: il giornalista Benedetto Ferrara su Repubblica scrisse che quel blend «sdoganò il vino rosso sardo agli occhi del pianeta»

Anno dopo anno, siamo arrivati alla trentesima vendemmia del Turriga. Argiolas, per l’occasione, ha scelto di “espandere” il vino in una mostra artistica, sviluppata e curata da un’altra eccellenza sarda: Pretziada, studio creativo fondato da Ivano Atzori e Kyre Chenven, che da oltre cinque anni lavorano con artigiani sardi per promuovere – appunto – la tradizione dell’isola e tenerla a galla, aggiornata, nel mondo contemporaneo.

«Noi e Argiolas veniamo da storie diverse ma abbiamo trovato sovrapposizioni molto simili, obiettivi simili e sguardi sul mondo simili», spiegano loro. «Ci accomuna essere presenti sul territorio e costruire ponti verso l’esterno. D’altronde se stai su un’isola non hai alternativa al credere ai ponti». L’hanno chiamato “Dialogo adagio”, ed è una mostra multidisciplinare, e fatta da molti autori e autrici, che rappresenta un omaggio al processo con cui il Turriga nasce, cresce e finisce in bottiglia. La mostra è ospitata proprio dalla cantina Argiolas, e lo sarà per tutta l’estate e qualche giorno in più, fino a fine ottobre.

Tutte le opere muovono dal vino: come la ceramica di Maria Paola Piras, ispirata a un antico tipo di vaso nuragico che veniva utilizzato per conservare il vino, a forma di uccello, rielaborato dall’artista; come l’arazzo di Mariantonia Urru, realizzato con lana sarda tinta con i quattro diversi vini usati per il Turriga. Tre incisioni di Martina Silli, che rappresentano graficamente alcuni degli elementi che contribuiscono alla creazione del vino – le colline, i rami, i microcosmi che popolano la terra. Un’installazione site-specific realizzata utilizzando le terre di Matteo Brioni, con cui è stato rivestito il tunnel che, nella cantina Argiolas, porta i visitatori dalla stanza dell’imbottigliamento a quella delle botti per l’invecchiamento. C’è spazio anche per le sculture di Karmine Piras, che ha intagliato nel legno di vite una serie di utensili modellati secondo i cucchiai agricoli sovradimensionati che costituivano utensili quotidiani nella Sardegna pastorale. Infine, un video di Roberto Ortu che segue la famiglia Argiolas, i loro territori e la loro metodologia di produzione, «giocando con i contrasti tra la meccanizzazione della cantina e i campi soleggiati, il silenzio della natura», racconta sempre Pretziada, «due mondi apparentemente separati ma che in realtà vivono sotto lo stesso tetto».

«Si chiama Dialogo Adagio perché ci voleva del tempo per mettere i creativi a contatto con queste materie e vedere cosa ne poteva uscire», racconta ancora Pretziada a proposito del progetto, «ma la parola “dialogo” vuole anche sottolineare il tempo passato e l’avvicendarsi delle generazioni. Dialogo Adagio anche perché il vino non è mai prodotto da una persona sola, ma il frutto di un lavoro di comunità. E c’è poi il dialogo tra l’essere umano e la natura, la ricerca di un compromesso o equilibrio tra ciò che si vorrebbe ottenere e ciò che si può poi ottenere. Un Dialogo Adagio che serve a concentrarsi non solo sul beneficio finale, ma sul lungo percorso, la vita dei terreni e delle piante».

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