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Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.
Paul McCartney è stato bannato da Reddit per aver postato le foto del suo concerto nel suo subreddit con il suo profilo Non è chiaro perché è successo, però. A quanto pare, McCartney non ha violato nessuna linea guida della piattaforma. Ma è stato bannato lo stesso.
Jacquemus sta finanziando il restauro della Fontana del Bagno delle Ninfe di Versailles Si tratta di una fontana XVII secolo il cui restauro richiederà un anno di lavori. Il designer torna così nella reggia francese, dove aveva già ambientato due sue sfilate.
L’anno perfetto delle Città di pianura e di Francesco Sossai si conclude con il record di candidature ai David di Donatello Sono 16 le nomination ottenute dal film, più di tutti gli altri. Adesso bisogna aspettare la cerimonia del 6 maggio.
Durante un incontro con la stampa di New York, Mamdani ha fatto tutto il suo discorso usando l’autotune In realtà era una parodia dei suoi veri discorsi, una gag a cui si è prestato in occasione dell'Inner Circle Dinner, un evento benefico organizzato dalla stampa newyorchese,
La faccia di Kris Jenner è diventata il portafortuna più usato in Cina da chi vuole diventare ricco A metà tra meme e manifesting, la faccia di Kris Jenner ha riempito i feed dei più popolari social cinesi, Weibo e RedNote su tutti.
Hermès ha creato un’esperienza di realtà aumentata per far andare a cavallo anche chi non sa andare a cavallo Il videogioco è stato presentato durante Saut Hermès, un concorso di equitazione (reale e non virtuale) che il brand sponsorizza da tempo.
La soluzione proposta dall’Unione europea alla crisi energetica consiste in lavorare da casa, fare car sharing, andare piano in autostrada e non prendere l’aereo La riunione dei Ministri dell’Energia si è chiusa senza vere e proprie proposte, ma con un surreale invito alla morigeratezza energetica per i cittadini.

Il disegno delle cose trasparenti

Dialogare con Patricia Urquiola per indagare il rapporto tra design e letteratura, tra Benjamin e Nabokov, gli oggetti reali e quelli pensati.

16 Febbraio 2017

Cosa unisce letteratura e design? Quale codice permette di trasmigrare significati e forme da una disciplina all’altra? Cosa c’è da imparare? È utile? È un processo invisibile?

Patricia Urquiola è una delle più straordinarie figure della creatività contemporanea, nota per la sua carica esplosiva, per la capacità di lavoro, per il talento fluido nel passare dalla micro-scala degli oggetti all’architettura, e infine – pur essendo spagnola di nascita e famiglia – per incarnare meglio di tanti italiani lo spirito geometrico e fine dei grandi maestri del design italiano, da Castiglioni a Magistretti (che erano quasi tutti intellettuali umanisti molto sofisticati, capaci di leggere il mondo e modificarlo, ma anche di leggere un testo e modificarlo: capaci di fare e pensare, immaginare con le icone e costruire con le parole).

Patricia Urquiola ha saputo costruire un dialogo tra il rigore industriale e artigiano della tradizione italiana e una vena totalmente peculiare, completamente unica, che potremmo definire tropicale e atlantica, iberica e francese, netta come una linea modernista e ricca di sfumature come certi abiti di haute-couture della metà degli anni Sessanta.

Qualcuno ha definito il lavoro di Patricia «design prima del design», e io mi sono chiesto: che cos’è il design prima del design? È letteratura: interni, da Proust a Gozzano, da Fitzgerald a Nabokov, dal nouveau roman a Georges Perec. La letteratura degli oggetti, e della descrizione esasperata degli oggetti, ha costituito il vero retroterra mentale per cui noi oggi possiamo venire a patti con la lancinante presenza delle cose nella nostra vita, quella sensazione che non a caso è stata definita da un’autrice letteraria, A.M. Homes, La sicurezza degli oggetti.

Per questo parleremo di oggetti e romanzi, domani sera, a Torino, in un luogo peculiare e significativo, la più antica casa medievale della città, la Casa del Pingone – oggi sede della Iqos Embassy – un club molto speciale in cui ogni stanza è arredata da Giò Ponti, Sottsass, Albini, e dove si parla e si conversa, si incontrano persone e idee nuove. Ma non è anche questo – la piacevolezza contemporanea – il segreto di ogni buon progetto di design?  E non è anche questo – l’incontro con l’Altro, in senso storico e metafisico – il segreto di ogni ambizione letteraria che si rispetti?

Quella di domani sera è la prima di una sequenza di conversazioni che precederanno il Salone del Libro (ma in modo del tutto indipendente), incentrate su un’idea che ha a che fare con letteratura degli oggetti come nessun’altra, e un personaggio che ha a che vedere con la potenza del pensiero come nessun altro, Walter Benjamin, che nella Francia degli anni Trenta, in eterna fuga, coniò la bellissima formula dell’intellettuale in viaggio (forzato, nel suo caso): «unpacking my library». Che significa togliere dalla valigia i propri libri, ma anche spostare e impacchettare la propria libreria per la prossima tappa del cammino. A ogni autore coinvolto nel progetto si domanderà di selezionare fisicamente dalla propria libreria i volumi più intimi, quelli che non possono mai mancare nel decor della mente, nel circolo privato delle idee nascenti.

Per Patricia Urquiola la scelta sarà varia: dai filosofi “di settore” come Tomas Maldonado, all’immancabile Proust, che di ridondanza degli oggetti qualcosa ne capiva, fino a uno dei testi che ho sempre visto accanto a lei, dal suo studio milanese di via Eustachi fino alla casa delle vacanze, e in diverse occasioni pubbliche in cui abbiamo parlato insieme. È uno dei testi più brevi e intensi di Vladimir Nabokov, Cose trasparenti (Trasparent Things, 1972, anche se lei porta sempre dietro la traduzione spagnola).

Cose trasparenti è il romanzo ideale per chi vuole intraprendere un corso molto idiosincratico nelle relazioni pericolose tra cultura del progetto e parola letteraria: è una storia di fantasmi sottilissimi e tutti mentali, che ha per protagonista un uomo chiamato «Person»: una storia in cui i fantasmi non sono ex corpi, ma sempiterni oggetti. Siamo circondati di oggetti. Siamo osservati da fantasmi di produzione, manifattura, disegno, forma, colore, peso, funzione, meccanismi che funzionano e meccanismi che si rompono. Ogni oggetto è il risultato di scelte che si potevano fare in modo opposto; ogni oggetto è figlio di una sequenza di rifiuti, e di un’altrettanto cruciale serie di scelte affermative.

Non casualmente il personaggio di Nabokov, Person, fa il correttore di bozze: dialogando con Patricia Urquiola si impara soprattutto una piccola verità – gli oggetti, con la loro perfezione e con la loro imperfezione, monumentali o impermalenti, sono giudici trasparenti, sempre pronti a ricordarci che non possiamo smettere di correggere le bozze delle nostre vite.

“Unpacking my Library / 1” si terrà ad iQOS Embassy, in via Porte Palatine 23/D, Torino, dalle 20.30.
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