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Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Gli agenti dell’ICE si stanno lamentando su Reddit perché non gli arriva lo stipendio e non hanno l’assicurazione Il subreddit r/ICE_ERO è diventato uno sfogatoio per gli agenti dell'ICE, che a quanto pare hanno molto da dire su retribuzione e benefit.
Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.

Il disegno delle cose trasparenti

Dialogare con Patricia Urquiola per indagare il rapporto tra design e letteratura, tra Benjamin e Nabokov, gli oggetti reali e quelli pensati.

16 Febbraio 2017

Cosa unisce letteratura e design? Quale codice permette di trasmigrare significati e forme da una disciplina all’altra? Cosa c’è da imparare? È utile? È un processo invisibile?

Patricia Urquiola è una delle più straordinarie figure della creatività contemporanea, nota per la sua carica esplosiva, per la capacità di lavoro, per il talento fluido nel passare dalla micro-scala degli oggetti all’architettura, e infine – pur essendo spagnola di nascita e famiglia – per incarnare meglio di tanti italiani lo spirito geometrico e fine dei grandi maestri del design italiano, da Castiglioni a Magistretti (che erano quasi tutti intellettuali umanisti molto sofisticati, capaci di leggere il mondo e modificarlo, ma anche di leggere un testo e modificarlo: capaci di fare e pensare, immaginare con le icone e costruire con le parole).

Patricia Urquiola ha saputo costruire un dialogo tra il rigore industriale e artigiano della tradizione italiana e una vena totalmente peculiare, completamente unica, che potremmo definire tropicale e atlantica, iberica e francese, netta come una linea modernista e ricca di sfumature come certi abiti di haute-couture della metà degli anni Sessanta.

Qualcuno ha definito il lavoro di Patricia «design prima del design», e io mi sono chiesto: che cos’è il design prima del design? È letteratura: interni, da Proust a Gozzano, da Fitzgerald a Nabokov, dal nouveau roman a Georges Perec. La letteratura degli oggetti, e della descrizione esasperata degli oggetti, ha costituito il vero retroterra mentale per cui noi oggi possiamo venire a patti con la lancinante presenza delle cose nella nostra vita, quella sensazione che non a caso è stata definita da un’autrice letteraria, A.M. Homes, La sicurezza degli oggetti.

Per questo parleremo di oggetti e romanzi, domani sera, a Torino, in un luogo peculiare e significativo, la più antica casa medievale della città, la Casa del Pingone – oggi sede della Iqos Embassy – un club molto speciale in cui ogni stanza è arredata da Giò Ponti, Sottsass, Albini, e dove si parla e si conversa, si incontrano persone e idee nuove. Ma non è anche questo – la piacevolezza contemporanea – il segreto di ogni buon progetto di design?  E non è anche questo – l’incontro con l’Altro, in senso storico e metafisico – il segreto di ogni ambizione letteraria che si rispetti?

Quella di domani sera è la prima di una sequenza di conversazioni che precederanno il Salone del Libro (ma in modo del tutto indipendente), incentrate su un’idea che ha a che fare con letteratura degli oggetti come nessun’altra, e un personaggio che ha a che vedere con la potenza del pensiero come nessun altro, Walter Benjamin, che nella Francia degli anni Trenta, in eterna fuga, coniò la bellissima formula dell’intellettuale in viaggio (forzato, nel suo caso): «unpacking my library». Che significa togliere dalla valigia i propri libri, ma anche spostare e impacchettare la propria libreria per la prossima tappa del cammino. A ogni autore coinvolto nel progetto si domanderà di selezionare fisicamente dalla propria libreria i volumi più intimi, quelli che non possono mai mancare nel decor della mente, nel circolo privato delle idee nascenti.

Per Patricia Urquiola la scelta sarà varia: dai filosofi “di settore” come Tomas Maldonado, all’immancabile Proust, che di ridondanza degli oggetti qualcosa ne capiva, fino a uno dei testi che ho sempre visto accanto a lei, dal suo studio milanese di via Eustachi fino alla casa delle vacanze, e in diverse occasioni pubbliche in cui abbiamo parlato insieme. È uno dei testi più brevi e intensi di Vladimir Nabokov, Cose trasparenti (Trasparent Things, 1972, anche se lei porta sempre dietro la traduzione spagnola).

Cose trasparenti è il romanzo ideale per chi vuole intraprendere un corso molto idiosincratico nelle relazioni pericolose tra cultura del progetto e parola letteraria: è una storia di fantasmi sottilissimi e tutti mentali, che ha per protagonista un uomo chiamato «Person»: una storia in cui i fantasmi non sono ex corpi, ma sempiterni oggetti. Siamo circondati di oggetti. Siamo osservati da fantasmi di produzione, manifattura, disegno, forma, colore, peso, funzione, meccanismi che funzionano e meccanismi che si rompono. Ogni oggetto è il risultato di scelte che si potevano fare in modo opposto; ogni oggetto è figlio di una sequenza di rifiuti, e di un’altrettanto cruciale serie di scelte affermative.

Non casualmente il personaggio di Nabokov, Person, fa il correttore di bozze: dialogando con Patricia Urquiola si impara soprattutto una piccola verità – gli oggetti, con la loro perfezione e con la loro imperfezione, monumentali o impermalenti, sono giudici trasparenti, sempre pronti a ricordarci che non possiamo smettere di correggere le bozze delle nostre vite.

“Unpacking my Library / 1” si terrà ad iQOS Embassy, in via Porte Palatine 23/D, Torino, dalle 20.30.
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