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10:57 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

Delhi 2020

L'India festeggia la prima legge anti-corruzione. Abbiamo fatto un piccolo reality check

08 Ottobre 2011

Gli scioperi anti-corruzione guidati dall’attivista Anna Hazare (che è un lui) hanno riempito le pagine dei quotidiani del Subcontinente per tutta l’estate. Come molti indiani, il sociologo settantaquattrenne ha aspettato per 42 anni che venisse varata una legge anti-corruzione, nota come il Jan Lokpal Bill. Poi, quando il governo ha finalmente approvato la normativa, Hazare è tornato in piazza per chiederne la revisione convinto che fosse troppo poco efficace. E ha vinto di nuovo, perché New Delhi, onde evitare che gli attivisti pro-Hazare si accalorassero troppo e la situazione degenerasse, ha accettato le sue condizioni.

Hazare è stato criticato più volte per “aver guidato una protesta poco democratica capace di sovvertire il sistema e comprometterne la stabilità, avendo chiesto la revisione di una legge ormai approvata”. Molti indiani, infatti, sono convinti che “per riformare il paese non serva a nulla imporre unilateralmente un nuovo punto di vista, ma sia necessario lavorare prendendo in considerazione le opinioni di tutti”. Un dettaglio che Hazare pare aver dimenticato, pur rimanendo convinto della validità del suo punto di vista.

Bene, la legge c’è per la gioia di chi sogna un’India corruption free entro il 2020. Eppure c’è chi ha provato a valutare quale potrebbe essere in un ipotetico 2020 l’impatto del Jan Lokpal Bill – che in sostanza prevede l’istituzione di un massiccio ente indipendente atto a indagare i casi di corruzione, detto Consiglio Lokpal, o Consiglio Anticurrozione, da cui il nome. Scoprendo anche una riforma apparentemente perfetta e studiata per risolvere tutti i problemi del Subcontinente potrebbe rivelarsi un fallimento e far precipitare il paese nel caos.

Prima di tutto ci vorrebbe almeno un anno per mettere insieme i membri della Consiglio Lokpal. E gli undici prescelti diventerebbero di colpo gli uomini più potenti del paese. Poi, per rispettare la volontà di Hazare che ha immaginato di poter avere a disposizione un funzionario-controllore per ogni duecento dipendenti, sarebbe necessario assumere 30 mila nuovi impiegati per monitorare sei milioni di dipendenti pubblici. Per non parlare delle decine di migliaia di funzionari da arruolare per garantire il buon funzionamento delle varie strutture parastatali. Solo per le ferrovie ne serviranno almeno 7500. Come sarà possibile terminare quello che inevitabilmente sarà un lunghissimo processo di selezione in maniera trasparente? Chi finanzierà i nuovi stipendi? E chi sorveglierà i funzionari-controllori?

Immaginiamo di essere nel 2017, con il processo di selezione ultimato e l’unità anti-corruzione perfettamente funzionante, anche se parzialmente compromessa dal fatto che, per riuscire a trovare velocemente funzionari “affidabili”, è stato necessario assumere persone “conosciute”.

Confermato il personale, bisogna decidere come formarlo. In teoria sarebbe necessario istituire una nuova scuola di “verità e integrità”, ma visto che sono già state spese troppe risorse per realizzare il sogno di Anna Hazare e il governo indiano non è così ricco, è meglio farsi bastare gli istituti già esistenti, aggiungendo giusto un ciclo di lezioni di “etica professionale” impartite, perché no, dai guru Baba Ramdev e Sri Sri Ravi Shankar.

Per organizzare tutto questo arriviamo nel 2018, con una classe dirigente nuova di zecca ma in qualche modo collegata ai dirigenti di più alto livello dei gruppi che devono controllare. Nel frattempo, però, l’India ha accumulato migliaia di cause da smaltire. E poiché ogni caso, prima di essere affrontato, ha bisogno di essere confermato prendendo contatti con l’accusa, e solo dopo aver chiuso l’indagine preliminare i nuovi vigilanti possono decidere se portarlo avanti oppure no. Avranno quindi bisogno di almeno un paio d’anni per poter finalmente iniziare a dedicarsi a tempo pieno alla lotta alla corruzione. A quel punto, sotto pressione per la mole di lavoro accumulata e, allo stesso tempo, costretti ad andare avanti anche nelle indagini che coinvolgono le persone che hanno permesso loro di ottenere quella posizione, anche i nuovi funzionari si ritrovano sommersi da accuse che mettono in dubbio il loro operato. Facendo precipitare il sistema giuridico indiano nel caos e mostrando agli attivisti come Hazare che invece di puntare in alto, immaginando di avere la forza per ripulire dall’interno un sistema che non funziona cercando di scovare i funzionari corrotti a tutti i livelli, sarebbe stato meglio sprecare meno risorse e concentrarsi sulla condotta dei capi. E chi potrebbe avere l’autorizzazione a farlo? In India, purtroppo, solo persone a loro troppo vicine.


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