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10:46 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

Park Chan-wook, fare Hitchcock in Corea del Sud

Il nuovo film del regista sudcoreano, Decision to Leave, premiato a Cannes e al cinema dal 2 di febbraio, si allontana dell'iperviolenza della Trilogia della Vendetta, avvicinandosi ai classici del giallo e del noir.

30 Gennaio 2023

Nell’ipotetico albero genealogico del cinema coreano c’è un tronco decisamente robusto che porta il nome di Park Chan-wook. È da qui che si sviluppano poi altri rami dai nomi oggi più noti, come quelli di Bong Joon-ho, regista del pluripremiato Parasite, o di Hwang Dong-hyuk, padre della serie Netflix, Squid Game. Eppure Park Chan-wook, classe ’63, rappresenta il punto zero, quasi il nume tutelare di questa generazione di cineasti cresciuta nel solco tracciato dai suoi film. Soprattutto dalla leggendaria, almeno per gli addetti ai lavori, trilogia della vendetta – Mr. Vendetta, Lady Vendetta e Old Boy (Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2004) –  spietata e spiazzante riflessione sul più inesorabile degli impulsi umani, raccontata fra estetica sublime ed efferati immaginari splatter. L’ultima fatica del regista cresciuto a pane e Alfred Hitchcock è Decision to Leave, che sembra ispirarsi alle atmosfere rarefatte di Vertigo. Il risultato è un cocktail affascinante, dove il melodramma si mescola alla commedia romantica e soprattutto al giallo. Nella pellicola, premio per la miglior regia a Cannes nel 2022, quello che non si dice è molto più di quello che si dice. Questi vuoti apparenti rendono l’atmosfera dolcemente straniante e accompagnano lo spettatore per tutta la durata del film.

La trama è piuttosto semplice e gioca su un grande classico del cinema noir: la dicotomia poliziotto-sospettato. Il detective Jang Hae-jun sta indagando sulla morte di un uomo precipitato da una montagna nei pressi della vivace Busan. Sembra un incidente ma qualcosa non torna. Jang (interpretato da Park Hae-il) è meticoloso, elegante e parla come un poeta. A incuriosirlo è la bella moglie della vittima, Song Seo-Rae, di origine cinese. Lui sospetta di lei, ma lei sembra avere un alibi di ferro. I due si incontrano, si parlano. Il poliziotto all’inizio è determinato, poi sempre più confuso. Inizia a seguirla, si apposta sotto casa di lei e continua a farlo anche quando la donna smette di essere indagata. Si capisce ben presto che oltre alle congetture legate alle indagini c’è dell’altro. Hae-jun è affascinato da Seo-Rae (una sensuale Tang Wei, già ammirata anni fa in Lussuria di Ang Lee). I due cominciano a cercarsi. Eppure fra loro non accade mai nulla: né una carezza, né un bacio (ce ne sarà solo uno, furtivo, in tutte le due ore e 16 minuti di pellicola), né altro. Per molto tempo nessuno esprime esplicitamente cosa prova per l’altro, ma la loro è una chimica ardente che cova dentro.

Siamo lontani da Old Boy o Lady Vendetta. Qui la tensione è tutta negli sguardi dei protagonisti che sembrano equilibristi. Si allontanano e avvicinano di continuo. Sembrano perdersi, e poi, all’ultimo momento arriva la mano dell’uno che afferra quella dell’altro riportandolo a sé. In the Mood for Love 5.0. La donna, languida e misteriosa, è davvero innocente? E l’agente, in perenne lotta tra il senso del dovere e le forze ingovernabili del cuore, è davvero tutto d’un pezzo? Park Chan-wook procede per sottrazione. Mescola estetica e fragilità umana, armonia ed emozioni anarchiche. Alla fine il suo Decision to Leave centra l’obiettivo. Conquista grazie alla sua potente miscela di sentimenti, manipolazioni emotive e umanissime ossessioni. Per tutta la storia mantiene inalterata la tensione, fino all’emozionante finale, quando ormai tutto è ormai esplicito, inequivocabile. Ma dove è finito il Park Chan-work che firmava scene gore dove si divoravano polpi vivi, estraevano denti, mozzavano dita e tagliavano lingue? In realtà, non si è mai mosso di un passo. È sempre lo stesso di prima. Solo che stavolta la truculenza è tutta dentro, raccolta in una sacca sotto pelle. Ieri sanguinavano corpi, membra, fegati e budella, oggi lo splatter è emotivo. E a sanguinare è la nostra anima.

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