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11:27 venerdì 5 giugno 2026
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.

Cuba: una rivoluzione per salvare la Rivoluzione

Quali sono i principali motivi della rivolta contro il regime che potrebbe cambiare il corso della storia dell'isola caraibica.

02 Agosto 2021

Immaginate se le lotte del Risorgimento italiano fossero iniziate a Rimini. A Cuba la rivolta che rischia di cambiare il corso della storia dell’isola caraibica è iniziata nel posto in cui nessuno si aspettava. Tutto comincia in una località turistica della provincia: San Antonio de los baños. La città è anche conosciuta come la capitale dell’umorismo, dove si celebra il festival internazionale della caricatura. Fino al luglio del 2021. Da qualche settimana infatti, la cittadina è diventata l’epicentro della protesta che sta scuotendo per la prima volta il regime castrista nelle sue fondamenta. È qui che già negli anni ’90 del secolo scorso iniziarono le proteste che finora avevano rappresentato il peggior momento per il governo comunista. Allora, l’Unione Sovietica stava disgregandosi ed erano venute a mancare le importazioni provenienti da Mosca, più che alleato politico vero motore economico dell’isola. Il Paese latinoamericano andò incontro al cosiddetto “periodo especial”, un periodo di duro razionamento. Fra il 1990 e il 1994, Cuba perse oltre il 36 per cento del pil. L’Urss vendeva a Cuba petrolio a prezzi preferenziali. Il greggio veniva poi rivenduto sul mercato internazionale e la differenza permetteva giganteschi benefici, senza dimenticare linee di credito a interessi quasi inesistenti per i compagni all’Avana. Scomparso l’alleato sovietico bisognerà attendere l’alleanza con il Venezuela di Chavez per ritrovare un’altra nazione tanto disposta a investire, a perdita, sull’isola.  

Anche nel 1990 le proteste iniziarono a San Antonio e si estesero alle province di Mayabeque e Matanzas fino a Varadero, vero cuore del turismo da spiaggia nel paese. Un caso più unico che raro visto che mai, in oltre sessant’anni di rivoluzione cubana si erano verificate proteste e manifestazioni al di fuori della capitale l’Avana. Tranne appunto, che agli inizi degli anni ‘90 con il cosiddetto “maleconazo”. E oggi.   

Come ogni volta che viene attaccato sul piano sociale, politico e delle libertà civili, il regime cubano cerca di accusare di ogni male il blocco navale statunitense. In realtà il blocco è solo nei discorsi propagandistici. Cuba fa affari con tutto il mondo, dalla Spagna, alla Cina e persino con gli Stati Uniti. Il 66 per cento del pollo che fa parte della dieta basica cubana proviene da allevamenti statunitensi. Inoltre era il regime, non Washington che aveva imposto il divieto alle importazioni di medicinali. La bilancia commerciale cubana non è certo quella di un Paese strangolato dalle sanzioni.  Ma com’è possibile che il regime abbia perso il  controllo della situazione proprio oggi? Si è trattato di una serie di concause: nel 2018 il governo, attraverso la sua controllata Etecsa, inizia a permettere l’uso di internet sui cellulari. Questo offre ai cubani il modo di aggirare la censura, anche grazie alle reti vpn. Le informazioni, non più controllate, iniziano a circolare liberamente. E poi arriva il Coronavirus. 

In una società che vorrebbe essere impermeabile alle ingerenze esterne, è stato proprio il regime cubano a portarsi il Coronavirus in casa. Viste le difficoltà in cui versava e versa l’alleato Venezuela, l’economia cubana non poteva certo prescindere del turismo straniero per ottenere valuta forte: euro e dollari su tutto. E l’unica fonte di reddito a portata di mano era appunto il turismo. 

Uno dei bastioni economici del castrismo è il consorzio Gaesa (Grupo de Administración Empresaria), un gruppo in mano ai militari che controlla, fra l’altro gli hotel di lusso dove sciamavano ogni anno migliaia di turisti. Gaesa detiene il gruppo turistico Gaviota che possiede a sua volta un centinaio di residenze turistiche sull’isola. Il turismo pre coronavirus rappresentava oltre 3 miliardi di dollari. Per non rinunciare a questa fonte di denaro l’Avana ha quindi riaperto le porte ai visitatori, in particolare quelli provenienti da un vecchio Paese amico, la Russia. E il problema è che Mosca ha prima avuto dei ritardi nella vaccinazione, che ancora oggi non è così diffusa come nell’Unione Europea, e poi è stata colpita più di altre nazioni dalla temuta variante Delta. Malgrado tutto questo, frotte di turisti russi sono sbarcati sull’isola. A partire dal febbraio di quest’anno centinaia di essi sono risultati positivi, soprattutto nella provincia di Matanzas dove si trova Varadero. Così che, malgrado i tentativi di isolamento, la malattia si è diffusa in una nazione già in gravissime difficoltà economiche. 

Il regime ha cercato a questo punto di correre ai ripari aumentando le interruzioni di elettricità e tagliando internet per evitare che attraverso Whatsapp, ad esempio, gli oppositori potessero organizzarsi. Considerando però che la marea continuava a montare soprattutto nelle classi più povere, il presidente Diaz-Canel è andato in televisione per chiedere ai sostenitori del regime di scendere in strada a contrastare i manifestanti, definiti come controrivoluzionari e non come gente che aveva semplicemente fame. 

L’offensiva mediatico-diplomatica intanto, in questi giorni, prosegue, soprattutto all’estero, in maniera abbastanza scomposta. Il superministro degli affari esteri europei, il catalano Josep Borrell che certamente non è mai stato nemico della sinistra latinoamericana, si è visto attaccare per una risoluzione europea abbastanza tiepida che chiedeva al regime di rispettare il diritto dei cittadini a manifestare. E nemmeno la diplomazia medica cubana con l’invio di personale in tutto il mondo sembra più in grado di fermare le critiche soprattutto dopo che l’Onu ha riconosciuto che molti di questi “medici” erano in realtà lavoratori forzati che vedono solo una minima parte del denaro versato al regime cubano per fornire la propria manodopera a basso costo.

Neppure la diplomazia vaccinale pare funzionare. Il vaccino cubano Soberana Plus non sembra molto popolare neppure nella regione e persino a Caracas e Buenos Aires ne preferiscono altri per affrontare la pandemia. I dati sui decessi per Coronavirus a Cuba non sono contestati da nessuno, ma è il regime che li fornisce. È impossibile effettuare ricerche indipendenti. E i video che mostrano la situazione in cui versano i nosocomi cubani sono un tantino differenti da quello di cui parlano gli esegeti del regime.    

Se all’esterno il governo mostra compattezza, all’interno però pare sia iniziato un repulisti (a meno che non si voglia credere che la morte di cinque generali cubani, in cinque giorni, sia uno caso sfortunato). I dissidenti cubani, soprattutto all’estero hanno ripreso coraggio. Anamely Ramos, insegnante, una delle fondatrici del movimento di opposizione San Isidro, costretta a riparare in Messico è stata lapidaria, offrendo una sintesi di quanto sta succedendo: «Non ci hanno creduto per anni. Soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, ci hanno definito mercenari dell’imperialismo. Adesso qualcuno comincia a porsi delle domande. Io capisco che sia esaltante cercare di riempire la propria vita con ideali come l’eguaglianza e la difesa dei diritti civili. Ma allora perché anche noi di questi diritti non dobbiamo goderne? Perché dobbiamo essere l’eccezione in nome di un’utopia che ha condotto il Paese alla rovina? […] Vorrei che la gente fuori capisse che non è giusto che a noi vengano rifiutate conquiste date per scontate in quasi tutto il mondo. Perché bisogna ammettere che il sogno di alcuni è il nostro incubo». 

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