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23:59 martedì 7 aprile 2026
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

Cosa non va nella classifica dei World’s 50 Best Restaurants

10 Aprile 2017

Ogni anno il mensile britannico Restaurant pubblica una classifica dalla denominazione inequivocabile: World’s 50 Best Restaurants. La lista si basa sul voto di chef, ristoratori e critici gastronomici di ogni latitudine ed è considerata il più importante riconoscimento del settore “fine dining” internazionale. L’anno scorso, com’è noto, ha vinto l’Osteria Francescana di Massimo Bottura (a cui abbiamo dedicato la storia di copertina del numero 28 di Studio), che quest’anno è giunta seconda, lasciando la prima posizione all’Eleven Madison Park di Manhattan. Da anni, tuttavia, la classifica è oggetto di critiche e controversie: in molti vedono nella sua iper-rappresentazione di chef uomini e bianchi un problema, e la mancanza generale di differenziazione geografica, ovvero la mancata inclusione di tradizioni culinarie extra-occidentali, ha attirato commenti negativi sull’iniziativa.

Come Lauren Collins notava in un pezzo uscito sul New Yorker nel 2015, la lista ha debuttato nel 2002 come una sorta di capriccio promozionale, e i suoi stessi autori si aspettavano che fosse «un espediente irreplicabile». Da allora, tuttavia, World’s 50 Best Restaurants non ha saputo rinnovarsi granché: ai suoi critici ha risposto inaugurando un premio Best Female Chef, di cui però di norma la vincitrice non rientra, paradossalmente, nella top 50 della classifica principale; quest’anno la lista include soltanto tre chef di sesso femminile, e tutte alle dipendenze di un uomo. E, nota Gq, manca di inserire un ristorante basato in India, o nell’intero continente africano.

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Lo stesso Gq, peraltro, offre una motivazione per screditare World’s 50 Best Restaurants: «Ciò che vogliamo oggi, da persone che mangiano esplorando e avventurandosi in luoghi nuovi, è molto diverso da ciò che volevamo quindici anni fa». Oggi abbiamo TripAdvisor, abbiamo Instagram, abbiamo Yelp, abbiamo scoperto lo street food: il ristorante di lusso di tipo europeo non è più l’inizio e la fine del mangiar bene. Ha senso commentare una classifica che non tiene conto di molti – forse la maggior parte – dei ristoranti in cui mangiamo durante l’anno, dei cinesi, dei vietnamiti, degli israeliani, degli iraniani?

Eater, dal canto suo, si è trovato così a disagio a dover parlare, ancora, di World’s 50 Best Restaurants, da aver pubblicato una specie di excusatio: “Why We Continue to Cover the World’s 50 Best Restaurants List”. La risposta, in breve, è: perché, pur nella sua prospettiva ipersnob ed eurocentrica, la rivista Restaurant continua a pubblicare la classifica che interessa tanto ai lettori e agli appassionati quanto agli addetti ai lavori del settore, che ne traggono indicazioni sugli ultimi trend dell’haute cuisine (ad esempio, se a conquistare sono le verdure a chilometro zero di Noma o il grandeur e l’ospitalità di Eleven Madison Park).

Nelle immagini: in testata interni di Eleven Madison Park, nel testo un piatto del ristorante di Manhattan
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