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00:27 domenica 8 febbraio 2026
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Come si comunica un’epidemia

Maurizio Barbeschi, scienziato e senior advisor dell'Oms, racconta la difficoltà di gestire le comunicazioni ufficiali in un momento come questo.

09 Marzo 2020

I fenomeni di massa e le grandi paure sono sempre state oggetto di analisi da parte di scrittori, giornalisti, artisti, storici di tutti i tempi. Questa diffusione di conoscenza ora avviene molto più rapidamente e da più voci. Il Coronavirus è la prima emergenza sanitaria della storia a diventare trending topic e a essere discussa su più piattaforme contemporaneamente e senza sosta mentre è ancora in corso: è già oggetto di lunghe video interviste (vedi Riccardo Luna e Alessandro Baricco), mostre in streaming (vedi il “Decameron” di Triennale Milano), mappe geografiche che rimbalzano da un sito all’altro (spesso corredate da ondate di critiche su Twitter), decaloghi di comportamento (anonimi) inoltrati su WhatsApp, documentari girati nei reparti degli ospedali, mini saggi trasmessi in podcast e longform su LinkedIn a firma di tutti coloro che sentono di dover prendere una posizione ma soprattutto di doverla trasferire a tutti.

È così che oltre al virus si diffondono fake news, per non parlare dei refusi (provate a rileggere i trend delle ultime due settimane e troverete hashtag come #coronavirius ripetuti centinaia di volte) e avviene la cosiddetta triangolazione dei contenuti senza alcuna conoscenza di essi. È il caso frequente di chi la mattina su Twitter scrive: «Bellissimo articolo del @Dottor su #Coronavirus. Da leggere!». Ma non l’ha letto, un altro vede il tweet e magari lo condivide, e altri lo condividono riprendendolo da lui e, forse, alla fine di questa contemporanea catena di sant’Antonio, si scoprirà che quel report era mediocre e scopiazzato da altre fonti.

È un mondo che resta difficile da governare anche da chi ha questo ruolo, come Maurizio Barbeschi: scienziato, autore di Fare i conti con l’ignoto (Mondadori, 2014) e Senior Advisor per le emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quando lo chiamo sta gestendo  contemporaneamente le risposte a eventi di massa che vanno dalle Olimpiadi, ai raduni di scout in Francia, al Carnevale in Germania. «Ci sono 3 flussi di riflessioni», mi dice, «Il primo riguarda il messaggio e cosa vuole dire, e va dal “tanto si muore lo stesso” a “non preoccupatevi che non moriremo tutti”. Il secondo riguarda come si comunica il messaggio: se ci pensi oggi siamo tornati al passaparola, manca del tutto la disintermediazione ed è come se fossimo tutti al bar a scambiarci opinioni che poi diventano fatti, spesso sbagliati. Siamo passati da un messaggio filtrato dai media e dai libri, al paradosso opposto. Infine, come le persone recepiscono questo messaggio e come lo interiorizzano. Ti senti importante e quindi devi dire qualcosa al riguardo. L’analisi sociologica del substrato si è evoluta nel tempo e stiamo assistendo a una disomogeneizzazione esponenziale dei ruoli». Gli chiedo nel suo di ruolo, come lo sta vivendo. «Oggi è più difficile far sentire la nostra voce, anche se l’Oms resta l’istituzione più coinvolta e ascoltata. Da un lato però ci sono troppi interlocutori e appunto troppi opinionisti, per non parlare degli interessi di parte. Dall’altro, la scienza è meno brava di prima nel comunicare: fino a 30 anni fa c’era quel libro che dettava legge, oggi questo non basta più».

Già perché oggi i contenitori si sono moltiplicati, anche se c’è da ammettere che si sono attrezzati: mentre Facebook si è già detta impegnata ad offrire spazi pubblicitari gratuiti proprio all’Organizzazione mondiale della Sanità e a rimuovere notizie false e teorie del complotto sul Coronavirus, Tinder ha avvisato i suoi iscritti con un pop up che recita «salvarsi dal Coronavirus è più importante degli appuntamenti», YouTube sta rimuovendo i video complottisti e Twitter sta assegnando priorità ai messaggi delle autorità sanitarie. «Che però devono capire che saper comunicare una misura è importante tanto quanto la misura stessa», continua Barbeschi, «Di fronte a questi eventi ci sono modelli standard scientifici che si applicano a tutti allo stesso modo: sta poi a noi, e alle altre autorità e ai media, saper spiegare alle persone che devono comportarsi in certo modo se vivono a Milano e in un altro se sono ad Ascoli Piceno, così come è nostro dovere far capire alla Chiesa che deve assumere un certo tipo di precauzioni che saranno diverse, ancora, da quelle negli stadi». Mentre parliamo al telefono si interrompe e inizia a parlare in inglese con una collega. Sento che cita Cristiano Ronaldo, gli chiedo che cosa sta succedendo: «Stiamo comunicando alla Fifa le linee guida per proteggere tutti gli attori del mondo del calcio, dai calciatori agli spettatori. E anche in questo caso: non è un problema di quale misura prendi, ma come la spieghi». Che poi è l’unico modo per evitare il panico.

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