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23:14 mercoledì 28 gennaio 2026
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.

Come si comunica un’epidemia

Maurizio Barbeschi, scienziato e senior advisor dell'Oms, racconta la difficoltà di gestire le comunicazioni ufficiali in un momento come questo.

09 Marzo 2020

I fenomeni di massa e le grandi paure sono sempre state oggetto di analisi da parte di scrittori, giornalisti, artisti, storici di tutti i tempi. Questa diffusione di conoscenza ora avviene molto più rapidamente e da più voci. Il Coronavirus è la prima emergenza sanitaria della storia a diventare trending topic e a essere discussa su più piattaforme contemporaneamente e senza sosta mentre è ancora in corso: è già oggetto di lunghe video interviste (vedi Riccardo Luna e Alessandro Baricco), mostre in streaming (vedi il “Decameron” di Triennale Milano), mappe geografiche che rimbalzano da un sito all’altro (spesso corredate da ondate di critiche su Twitter), decaloghi di comportamento (anonimi) inoltrati su WhatsApp, documentari girati nei reparti degli ospedali, mini saggi trasmessi in podcast e longform su LinkedIn a firma di tutti coloro che sentono di dover prendere una posizione ma soprattutto di doverla trasferire a tutti.

È così che oltre al virus si diffondono fake news, per non parlare dei refusi (provate a rileggere i trend delle ultime due settimane e troverete hashtag come #coronavirius ripetuti centinaia di volte) e avviene la cosiddetta triangolazione dei contenuti senza alcuna conoscenza di essi. È il caso frequente di chi la mattina su Twitter scrive: «Bellissimo articolo del @Dottor su #Coronavirus. Da leggere!». Ma non l’ha letto, un altro vede il tweet e magari lo condivide, e altri lo condividono riprendendolo da lui e, forse, alla fine di questa contemporanea catena di sant’Antonio, si scoprirà che quel report era mediocre e scopiazzato da altre fonti.

È un mondo che resta difficile da governare anche da chi ha questo ruolo, come Maurizio Barbeschi: scienziato, autore di Fare i conti con l’ignoto (Mondadori, 2014) e Senior Advisor per le emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quando lo chiamo sta gestendo  contemporaneamente le risposte a eventi di massa che vanno dalle Olimpiadi, ai raduni di scout in Francia, al Carnevale in Germania. «Ci sono 3 flussi di riflessioni», mi dice, «Il primo riguarda il messaggio e cosa vuole dire, e va dal “tanto si muore lo stesso” a “non preoccupatevi che non moriremo tutti”. Il secondo riguarda come si comunica il messaggio: se ci pensi oggi siamo tornati al passaparola, manca del tutto la disintermediazione ed è come se fossimo tutti al bar a scambiarci opinioni che poi diventano fatti, spesso sbagliati. Siamo passati da un messaggio filtrato dai media e dai libri, al paradosso opposto. Infine, come le persone recepiscono questo messaggio e come lo interiorizzano. Ti senti importante e quindi devi dire qualcosa al riguardo. L’analisi sociologica del substrato si è evoluta nel tempo e stiamo assistendo a una disomogeneizzazione esponenziale dei ruoli». Gli chiedo nel suo di ruolo, come lo sta vivendo. «Oggi è più difficile far sentire la nostra voce, anche se l’Oms resta l’istituzione più coinvolta e ascoltata. Da un lato però ci sono troppi interlocutori e appunto troppi opinionisti, per non parlare degli interessi di parte. Dall’altro, la scienza è meno brava di prima nel comunicare: fino a 30 anni fa c’era quel libro che dettava legge, oggi questo non basta più».

Già perché oggi i contenitori si sono moltiplicati, anche se c’è da ammettere che si sono attrezzati: mentre Facebook si è già detta impegnata ad offrire spazi pubblicitari gratuiti proprio all’Organizzazione mondiale della Sanità e a rimuovere notizie false e teorie del complotto sul Coronavirus, Tinder ha avvisato i suoi iscritti con un pop up che recita «salvarsi dal Coronavirus è più importante degli appuntamenti», YouTube sta rimuovendo i video complottisti e Twitter sta assegnando priorità ai messaggi delle autorità sanitarie. «Che però devono capire che saper comunicare una misura è importante tanto quanto la misura stessa», continua Barbeschi, «Di fronte a questi eventi ci sono modelli standard scientifici che si applicano a tutti allo stesso modo: sta poi a noi, e alle altre autorità e ai media, saper spiegare alle persone che devono comportarsi in certo modo se vivono a Milano e in un altro se sono ad Ascoli Piceno, così come è nostro dovere far capire alla Chiesa che deve assumere un certo tipo di precauzioni che saranno diverse, ancora, da quelle negli stadi». Mentre parliamo al telefono si interrompe e inizia a parlare in inglese con una collega. Sento che cita Cristiano Ronaldo, gli chiedo che cosa sta succedendo: «Stiamo comunicando alla Fifa le linee guida per proteggere tutti gli attori del mondo del calcio, dai calciatori agli spettatori. E anche in questo caso: non è un problema di quale misura prendi, ma come la spieghi». Che poi è l’unico modo per evitare il panico.

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