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22:28 venerdì 15 maggio 2026
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.
Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.

Contro i commentatori

Perché non provare ad alternare opinioni e editoriali dei "soliti" noti con voci differenti? Iniziamo noi, dal prossimo numero di Studio.

10 Aprile 2013

Tra le tante cose che colpiscono, della palude italiana, ce n’è una che mi è sempre parsa emblematica: la persistenza dei commentatori. Nei grandi giornali del mondo, gli editoriali dei quotidiani tendono a dividersi in due categorie. Da una parte ci sono quelli scritti dai columnist, i collaboratori regolari della testata, quelli che ne incarnano la voce e, in una certa misura, l’identità. Accanto a questi, però, i grandi giornali internazionali si aprono anche a una serie di voci diverse: articoli firmati da personaggi – ricercatori, scrittori, rappresentanti di ong, imprenditori – che cambiano di volta in volta, portando esperienze e punti di vista molto diversificati. Chiunque, in pratica, può inviare un pezzo alla redazione dell’Herald Tribune o di Le Monde con la speranza di essere pubblicato: non tra le tristi missive dei lettori, ma proprio nelle pagine dei commenti, accanto a Nicholas Kristof e a Paul Krugman.

Nei giornali italiani questa possibilità non esiste (e le rare volte che un direttore prova a introdurla viene immancabilmente crocifisso dal comitato di redazione). Il risultato è che le voci sono poche e sempre le stesse. Provate a dare un’occhiata agli editoriali dei grandi quotidiani: le firme sono le stesse da decenni, e le new entry si contano sulle dita di una mano. Non abbiamo solo la classe politica più inamovibile dell’occidente. Abbiamo anche i commentatori più immarcescibili. E tra le due cose, tutto sommato, è probabile che una relazione ci sia. In una situazione del genere, il problema non si risolve con l’avvento di una nuova generazione di editorialisti che prenda il posto della precedente. Quella, sia pure tra mille difficoltà, sta cominciando a emergere – e una rivista come Studio ne è la dimostrazione. Il punto è che, se vogliamo un dibattito pubblico meno asfittico, serve un radicale ampliamento della platea dei partecipanti. Non solo su Twitter. Ma anche sulle auguste pagine dei grandi quotidiani.

Che senso ha che, ad esprimersi su tutte le questioni – dalla politica alla scelta del nuovo Papa – sia sempre la solita ventina di persone? Per quanto brillanti, è chiaro che ognuno di loro tenderà a riproporre più o meno gli stessi schemi mentali: ciascuno di noi, in fondo, non fa altro che girare attorno a tre o quattro idee di base. Non è complicato: basta togliere qualche slot ai commentatori fissi e metterlo a disposizione di contributi qualificati, ma occasionali, che allarghino la prospettiva e moltiplichino gli stimoli. Cominciamo noi a dare il buon esempio. Nel prossimo numero di Studio, niente da Empoli. Sceglietevi un argomento e inviate i vostri articoli di 3000 battute al direttore [email protected]. Il migliore sarà pubblicato sul prossimo numero, tra i Dispacci, al mio posto.

Una nota sul tema – Studio, nel suo piccolissimo, ha cercato di spostare il baricentro affiancando a voci più note, alcune penne meno conosciute al grande pubblico ma altrettanto brillanti. Facciamo quindi nostro l’appello, sacrosanto, di Giuliano. Ma con una piccola differenza: sul prossimo Studio un dispaccio lo scrivete voi, vero, ma lo pubblichiamo di fianco a quello di da Empoli, voce a cui teniamo molto e che quindi non salta un giro. Aspettiamo i vostri pezzi. Fs

Dal numero 13 di Studio
Nell’immagine, John Lithgow interpreta il ruolo di Joseph Alsop in The Columnist

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