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07:48 giovedì 6 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Contro i baby boomer

Hanno la pensione e i Rolling Stones, mentre i loro figli sono i primi che guadagneranno meno dei padri: tutte le ragioni di un "risentimento generazionale".

19 Giugno 2017

Tutte le generazioni credono di essere l’ultima, ma alcune ci vanno parecchio vicino. Negli ultimi giorni, il centro-sinistra ha accarezzato l’idea di candidare Romano Prodi (classe 1939), nel centro-destra si è rinsaldata la leadership di Silvio Berlusconi (1936), mentre Leoluca Orlando (1947) ha spiegato il suo travolgente successo elettorale inserendolo sulla scia dello “strappo ai partiti” di Emmanuel Macron, che aveva otto anni quando Orlando divenne sindaco di Palermo nel giugno del ‘85, l’estate di “We are the world” e “Wild Boys”. La rottamazione appare una stagione finita, archiviata dentro la sconfitta del 4 dicembre, ma il problema resta. Non riguarda solo la politica, non riguarda solo l’Italia, anche se in Italia assume com’è noto proporzioni cosmicomiche.

Bernie Sanders (1941) e Jeremy Corbyn (1949) hanno infiammato l’elettorato giovanile con idee e proposte socialiste o apertamente marxista, e il “Labour Manifesto” di Corbyn è così ricalcato sulla nostalgia degli anni Settanta che sembra scritto dagli autori di una nuova stagione di Anima mia con Fazio e Baglioni. Lo scorso anno, per la prima volta negli Stati Uniti le vendite dei vecchi album hanno superato le nuove uscite; compact disc e download sono in calo, mentre i vinili hanno raggiunto il picco della loro quota di mercato. Il più venduto è stato Blackstar di David Bowie, parecchie copie sopra 25 di Adele. Non tutto si spiega con la retromania. Il fatto è che ci muoviamo ancora dentro gli ultimi bagliori di un mondo creato dalla cesura del 1968. Un mondo che con il Nobel a Bob Dylan ha avuto la consacrazione istituzionale definitiva. Un mondo che riecheggia anche nella furia dei nuovi populismi immortalati dalla vignetta del New Yorker dello scorso gennaio. Un passeggero di un aereo domanda agli altri, «questi piloti snob e arroganti non sanno più riconoscere i bisogni dei passeggeri normali come noi. Chi pensa che dovrei guidare io l’aereo?». In molti alzano la mano. Mettete “borghesi”, “reazionari” al post di “snob” e “arroganti” e l’aereo diventa un’assemblea studentesca di un’università occupata degli anni Settanta.

Gran parte della politica, dei media, delle istituzioni sono (soprattutto da noi) ancora saldamente in mano alla generazione dei baby boomer, i nati tra il 1940 e il 1964, gli ultimi ad aver beneficiato della crescita economica, dell’accumulo di debito pubblico, delle vacanze estive di tre mesi, del diciotto politico, del rock più “vero”, i film naturalmente più belli, le stagioni tutte immancabilmente “irripetibili”. I nati negli anni Settanta hanno potuto studiare al Dams o a Scienze della comunicazione e vivere fino a trent’anni coi soldi dei genitori, ma sono la prima generazione che guadagnerà meno dei padri, dovrà fronteggiare una radicale implosione del sistema previdenziale e solo nell’ultimo anno ha perso Carrie Fisher, George Michael, Prince, Chris Cornell, mentre i baby boomer hanno la pensione e i Rolling Stones.

Career Fair Held In Manhattan

Nel mondo anglosassone c’è ormai una vasta letteratura che potremmo definire del “risentimento generazionale”. Da The Pinch: How the Baby Boomers Stole Their Children’s Future, di David Willet, al recente A Generation of Sociopaths: How the Baby Boomers Betrayed America, di Bruce Cannon Gibney, i baby boomer sono condannati come una generazione irresponsabile, egoista, anzi la generazione più egoista di tutti i tempi, schiacciata sul godimento del proprio presente. Bruce Gibney (uno dei primi investitori di Facebook e co-fondatore di PayPal) l’ha definita una generazione di “sociopatici”. Una volta arrivata al potere ha trasformato le proprie inclinazioni nichiliste in progetti politici, economici e culturali, finendo per mettere in crisi il sistema americano intrinsecamente fondato sulla forza propulsiva del futuro.

Poche idee sono vaghe e scivolose come quella di “colpa generazionale”, anche quando supportata da dati, cifre, analisi statistiche. Ma due fatti sono indubbi: le carte sono state distribuite un po’ male e gli effetti culturali del sessantotto hanno travolto molte generazioni, risparmiando forse solo quella della seconda fascia dei Millennial, quelli nati tra il 1989 e il 1997. E in Italia? Da noi i baby boomer si dividono in due grandi categorie: i “baby pensionati” e gli “highlander”. I primi sono usciti di scena prestissimo, salutati con uno straordinario reddito di cittadinanza ante-litteram e ora sono liberi di indignarsi per gli orrendi vitalizi della kasta. I secondi non moriranno mai e le loro idee camminano sulle nostre tasche. Per una serie di ragioni che qui sarebbe lungo enunciare, il cosiddetto “secolo breve” ha prodotto in Italia un sessantotto lunghissimo che ha disperso i suoi effetti un po’ ovunque.

Dalla cultura dell’impegno, al nichilismo carnevalesco della sinistra-sinistra, alla democrazia diretta del M5S, versione digitale della democrazia “assembleare” degli anni Settanta, fino a Mediaset e Berlusconi, letti da alcuni intellettuali come un “Sessantotto realizzato” (vedi Mario Perniola e Valerio Magrelli), sintomo tipico di una generazione narcisista per cui se ha vinto il nemico è solo perché ci ha rubato l’idea. Però, prima di iniziare a congedarsi dalla storia, il sessantotto ci regala un ultimo sussulto (oltre al formidabile spettacolo dei diciottenni, naturalmente educati al “pensiero critico”, che salvano il Cnel): una strabordante nostalgia per l’autorità, motore di tutta la variopinta letteratura sulla scomparsa del padre e la crisi della paternità, dai libri di Recalcati al “Collegio”, il reality che ci riporta nella scuola autoritaria così com’era prima della rivoluzione culturale. Dopo la “morte di Dio” e la “morte dell’arte” elaborate nel mondo di fine Ottocento, “la morte del padre” è il grande lascito della generazione dei baby boomer. Salvo che da noi i padri sono ancora tutti lì.

Foto Getty.
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